(VIDEO) Le gru in migrazione sorvolano il Monviso. Un tempo scomparsi, questi maestosi uccelli sono tornati ad attraversare i cieli alpini: "Sono passati a salutare il Re di Pietra"

L'occasione di assistere al loro passaggio è molto rara. Maestose gru eurasiatiche viaggiano nei cieli in formazione compatta, mentre il loro canto riverbera da distante e sotto di loro il Monviso si staglia nel cielo azzurro. È uno degli spettacoli più suggestivi del nostro autunno, catturato in un video dal Parco del Monviso

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Oggi le gru in migrazione sono passate a salutare il Re di Pietra!".
A darne notizia con un affascinante video sui suoi canali social è il Parco del Monviso, un'area naturale protetta istituita nel 2016, che oggi occupa oltre 9mila ettari di territorio e si estende attorno al Monviso, a cavallo fra la Valle Po e la Valle Varaita.
Migliaia di maestose gru eurasiatiche (grus grus) che viaggiano nei cieli in formazione compatta; il canto gracchiante – da cui il nome onomatopeico di questi uccelli – che riverbera da distante; sotto di loro – ben distinto nel cielo limpido – il Re di pietra: il Monviso, la montagna più alta delle Alpi Cozie e dell'omonimo gruppo montuoso.
Vedere il passaggio di questi grandi uccelli, in viaggio dalle aree di nidificazione dell'Europa settentrionale verso i luoghi di svernamento più a sud, è uno degli spettacoli più commoventi della stagione autunnale.
Parliamo di uccelli la cui apertura alare può sfiorare i due metri e mezzo, elegantissimi nella tecnica di volo e nel piumaggio di color grigio-azzurrognolo. Specie solitaria e territoriale durante la nidificazione, diviene decisamente gregaria nel periodo migratorio. Le gru si spostano in gruppi, spesso disposti a V o in lunghe file oblique. Questa formazione aiuta a risparmiare energia durante il volo. Ad annunciarne l'arrivo sono spesso i richiami, sonori e ripetuti, che permettono agli individui di mantenere il contatto. L'occasione di assistere al loro passaggio è molto rara: dipende dalle condizioni meteorologiche e dai venti favorevoli. Per questo, come spiega il Parco, gli avvistamenti possono concentrarsi in alcune giornate e non essercene in altre.
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Il privilegio di un simile spettacolo vale poi tanto più se si considera la storia della conservazione di questo animale: come racconta dettagliatamente Roberto Ostellino in un articolo pubblicato dal Parco del Monviso, questo fenomeno ha una storia piuttosto recente.
"Le Gru risultano estinte come nidificanti nel nostro paese già intorno al 1920 e la comparsa nei cieli di individui in migrazione ha sempre suscitato grande meraviglia nei pochi fortunati osservatori. Ancora all'inizio del nuovo millennio infatti, l'avvistamento delle Gru in Italia era un evento rarissimo se si eccettuava la Sicilia, dove si contava qualche centinaio di gru in migrazione ogni anno già a partire dal 1980. Dagli anni '90 in avanti però, il numero e la dimensione degli stormi in transito sul nostro paese è andato progressivamente aumentando, riflettendo con buona probabilità, il trend positivo della popolazione della Gru cenerina nel nostro continente".
Grazie alle azioni di protezione ambientale intraprese da svariate nazioni, a partire dagli anni Settanta, come l'istituzione di Aree Protette e la tutela degli habitat, si è registrato un progressivo incremento della popolazione, fino ad arrivare ad un eccellente risultato: oggi il numero di individui è 6 volte superiore a quello registrato intorno al 1960.
Le gru che vediamo transitare per l'Italia in autunno seguono due principali linee di migrazione, una settentrionale e una meridionale. La prima, che percorre il Nord Italia da est a ovest, si ritiene sia una nuova linea migratoria per le gru che nidificano in Europa orientale, che è stata aggiunta alle due tradizionali vie di migrazione continentali, quella dell'Europa occidentale e quella Baltico-Ungherese. In primavera, invece, il transito migratorio è più evidente nel Sud Italia e in Sicilia, in incremento nel Nord Italia, con stormi di alcune migliaia di individui osservati negli ultimi anni.
Insomma, c'è motivo di sperare che queste performance aree saranno sempre più partecipate. Tuttavia – ci insegna Lipu - è importante non abbassare la guardia.
"La distruzione delle zone umide, unita alla persecuzione diretta operata sulla specie, sembra essere la principale ragione del suo declino nei secoli scorsi. Attualmente, la Gru è minacciata dalla perdita di habitat e dal degrado ambientale causato da cambiamenti importanti nell'uso del suolo, inclusa la perdita di forme di agricoltura e pascolo tradizionali. Inoltre, la caccia e l'abbattimento illegale rappresentano minacce importanti in Oriente e localmente in Europa meridionale e in Africa".
In Italia, ai fini della conservazione della specie, è importante tutelare le principali località di sosta e svernamento, mantenendole in condizioni idonee a supportare la presenza dei numerosi stormi che raggiungono il nostro Paese in autunno. In queste aree, è essenziale limitare al massimo il disturbo antropico, vigilando anche sull'eccessivo accumulo di pesticidi nelle aree circostanti.












