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Ambiente | 31 ottobre 2026 | 12:00

Non preoccupatevi se vedete sugli alberi delle "P" rosse: il segno di vernice sulla corteccia nasconde il lavoro di abili ingegneri dei boschi

Qualcuno dice che la "P" stia per picchio. Ma sarà poi vero? Nel Parco Adamello-Brenta, oltre 200 alberi riportano questi segni. Sono il risultato di un progetto nato vent'anni fa, che mira a tutelare alcuni degli habitat più preziosi dell'ecosistema forestale, luogo di ricovero e riproduzione di moltissime specie

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

A chi non è capitato, passeggiando tra gli abeti nel bosco, di imbattersi in una "P" rossa tracciata a chiare lettere sulla corteccia di un albero? Si tratta in effetti di un metodo di riconoscimento degli alberi non così raro, soprattutto in Trentino e Alto Adige, e ha uno scopo molto concreto. Ebbene, vi siete mai chiesti che cosa significa?

 

Il segreto per scoprirlo sta in uno sguardo attento. Guardando bene il tronco marchiato, in alto si noteranno di certo una o più cavità: sono il risultato dell'opera di un picchio, uccello perfettamente adattato alla vita in bosco.

 

Ecco dunque il senso della "P", verrebbe da dire. Non esattamente. A svelarlo sono i tecnici dell'Ufficio Ambiente del Parco Naturale Adamello Brenta, pionieri di questo sistema di riconoscimento che oggi interessa oltre 200 alberi all'interno dell'area protetta. Ad inaugurarlo, nel 2007, fu il naturalista Luigi Marchesi con un obiettivo ben preciso: voleva evitare che venissero abbattuti gli alberi con cavità nido durante le utilizzazioni forestali.

Per farlo, prese a segnarli con una grande "P" rossa scarlatta, ben visibile. "Durante le operazioni di martellata, cioè la selezione delle piante da destinare al taglio, può succedere che alcune caratteristiche particolari passino inosservate, soprattutto quando si lavora in tempi ristretti o in condizioni difficili". L'idea alla base del progetto – dunque – è ancora oggi quella di individuare e contrassegnare preventivamente questi alberi, in modo che siano immediatamente riconoscibili e non vengano selezionati per l'utilizzazione forestale.

 

Come funziona la segnatura? Ce lo spiegano gli esperti dell'Ufficio Ambiente del Parco.

"Quando viene individuato un albero con le caratteristiche richieste, viene compilata una scheda contenente le misure della pianta, le caratteristiche delle cavità, la specie vegetale e la specie di picchio coinvolta nella loro formazione, quando identificabile. Tutte queste informazioni confluiscono in un insieme di dati gestito attraverso un Gis, cioè un sistema informativo geografico, che consente di realizzare una mappa degli alberi individuati e di raccogliere informazioni utili per eventuali ricerche future, anche di carattere faunistico".

 

La "P" che si vede sul tronco è quindi soltanto il segno visibile di un lavoro molto più ampio, che comprende attività di monitoraggio, raccolta dati e conservazione degli habitat forestali. Dietro quella semplice marcatura si trova un progetto che permette di approfondire la conoscenza del bosco e delle relazioni ecologiche che lo caratterizzano.

 

Pare che all'inizio – negli intenti di Marchesi – quella "P" stesse in effetti per "picchio", il legittimo proprietario di quelle cavità. Oggi, invece, significa più genericamente "protetto": indica lo stato di protezione di alcuni dei siti più preziosi per la riproduzione e il riparo di molte specie diverse.

 

Le cavità presenti nei tronchi, infatti, possono anche essere multiple e svilupparsi in profondità all'interno della pianta. "Il segno serve proprio per sottolineare che queste cavità non sono importanti soltanto per i picchi. Anzi, spesso i picchi smettono di utilizzare le cavità che hanno scavato, mentre queste possono essere sfruttate da altri animali, comprese le api selvatiche e diverse specie di mammiferi, tra le quali alcune mostrano cali demografici rilevanti negli ultimi anni. Si tratta quindi di veri e propri habitat, il cui valore ecologico va ben oltre la specie che li ha originati".

Veri e propri luoghi chiave del bosco che – se non adeguatamente tutelati – rischiano di essere una gran perdita per l'ecosistema.

 

Il concetto di "albero protetto" è stato inoltre esteso anche ad altre tipologie di piante che non presentano necessariamente cavità complete scavate dai picchi, ma possiedono caratteristiche particolarmente rilevanti per l'ecosistema. Inoltre, negli anni e grazie al lavoro di Marchesi, l'idea del contrassegno con la "P" è stato adottato anche da altre realtà esterne al Parco Adamello.

 

Un esempio particolarmente interessante è quello del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino, dove l'avvio del progetto prima degli eventi legati alla tempesta Vaia e la diffusione del bostrico ha permesso di monitorare le conseguenze di queste dinamiche sugli alberi individuati.

 

"In quel contesto, i picchi scavavano le cavità per la nidificazione negli alberi attaccati dal bostrico. Successivamente, però, quegli stessi alberi venivano abbattuti, impedendo di fatto ai picchi di beneficiare nel tempo delle cavità create e compromettendo la continuità del loro processo riproduttivo. Questo esempio mostra quanto sia importante considerare non soltanto la presenza di singoli alberi habitat, ma anche le dinamiche che interessano il bosco nel suo complesso".

Storicamente, i boschi sono stati gestiti soprattutto in funzione del loro utilizzo economico, anche in risposta alle esigenze delle diverse epoche e generazioni. Il legno rimane tuttora una risorsa molto importante, ma è necessario considerare anche il valore ecologico di alcuni elementi del bosco.

 

A questo proposito, ci sono dei professionisti da cui dovremmo prendere spunto. "Le varie specie di picchio che popolano i nostri boschi sono elementi chiave per la conservazione della biodiversità, dei veri e propri ingegneri ecologici. Ecco perché tutelare queste architetture naturali è così importante per l'ecosistema forestale".

 

 

Fotografie: Michele Zeni | Parco Naturale Adamello Brenta

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