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Ambiente | 30 ottobre 2026 | 06:00

Cosa succede a un branco di lupi quando muore uno dei genitori? Gli altri membri possono sostituire la coppia nella cura dei piccoli?

I lupi vivono in gruppi familiari guidati da una coppia riproduttiva che di solito si accoppia per tutta la vita. Ecco perché uno studio, basato su 17 anni di osservazioni sui lupi dell'Oregon, ha analizzato la capacità del branco di adattarsi alla perdita di uno dei genitori. I dati ci dicono molto della struttura sociale di questi animali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

I lupi vivono spesso in gruppi familiari. In genere, una coppia riproduttiva è il centro del branco, mentre gli altri individui possono contribuire alla cooperazione e alla cura dei cuccioli. Ma se uno dei genitori muore, cosa succede al resto del branco?

 

Lo scorso 23 ottobre sono usciti i risultati di una ricerca scientifica basata sull'osservazione pluriennale di numerosi branchi di lupo grigio (canis lupus) dell'Oregon, che si interrogava sulle conseguenze della morte di uno dei genitori sugli equilibri del branco. Come ipotesi di partenza, i ricercatori si sono chiesti se, in un branco numeroso, gli altri lupi potessero compensare la perdita di un genitore (è il cosidetto "cuscinetto sociale"), o se, invece, rimaneva aperta la possibilità che i genitori svolgano funzioni così importanti che gli altri membri non siano in grado sostituirli completamente.

 

 I lupi sono particolarmente adatti a questo test perché vivono in gruppi familiari ("branchi") guidati da una coppia di genitori che di solito si accoppia per tutta la vita. Le conclusioni sembrano aver mostrato una via di mezzo tra le due ipotesi di partenza: un branco accusa severe difficoltà dopo la morte di uno dei due lupi della coppia riproduttrice, ma se il numero di animali è più numeroso, il branco presenta comunque maggiori possibilità di sopravvivenza.

 

Ma di quali conseguenze parliamo? Proviamo a scoprirlo approfondendo la ricerca, pubblicata sul Journal of Ecology, dal titolo: Parental death destabilizes wolf packs despite the benefits of larger pack size ("La morte di un genitore destabilizza i branchi di lupi, nonostante i vantaggi derivanti da un branco più numeroso").

 

La riproduzione cooperativa singolare è un sistema sociale in cui una coppia di genitori dominanti monopolizza la riproduzione, mentre i membri ausiliari non riproduttivi ("aiutanti") contribuiscono all'allevamento della prole. Questo sistema, osservato in uccelli, mammiferi e pesci, si basa sulla cura biparentale, sulla cooperazione tra parenti e sulla coesione sociale per mantenere la produttività riproduttiva e la stabilità del gruppo

 

Gli autori hanno analizzato 17 anni di dati sui lupi grigi dell'Oregon, negli Stati Uniti, dal 2009 al 2025.  I diversi paesaggi dell'Oregon, che includono deserti d'alta quota, foreste temperate di conifere e montagne, supportano varie condizioni ecologiche che influenzano la dispersione, la sopravvivenza e la riproduzione dei lupi.

 

I lupi hanno ricolonizzato l'Oregon in modo naturale all'inizio degli anni 2000, dopo un periodo di estinzione locale, grazie anche alle reintroduzioni nelle Montagne Rocciose settentrionali tra il 1995 e il 1996. La popolazione dell'Oregon ha iniziato a riprendersi grazie all'immigrazione piuttosto che alla traslocazione. A seguito della parziale rimozione dalla lista delle specie protette ai sensi dell'Endangered Species Act federale nel 2011, la gestione del lupo è diventata a doppia giurisdizione: gestita dallo stato nell'Oregon orientale e protetta a livello federale nell'Oregon occidentale. La caccia e la cattura a scopo ricreativo sono vietate in tutto lo stato; la mortalità causata dall'uomo riflette principalmente l'uccisione illegale (bracconaggio) o le azioni di controllo mirate attuate dalle agenzie in risposta alla predazione cronica del bestiame.

 

Per la loro ricerca, gli autori hanno utilizzato osservazioni sul campo, fototrappole, collari gps e radio, e analisi genetiche per seguire i branchi, identificare i genitori e verificare la presenza dei cuccioli. In totale, sono state esaminate 303 osservazioni annuali di branchi, confrontando quelli in cui era morto almeno un genitore con quelli in cui entrambi erano sopravvissuti.

 

I ricercatori hanno tenuto in esame tre aspetti fondamentali. Anzitutto se alla morte del genitore il branco rimaneva unito oppure si scioglieva; dopodiché si sono chiesti se riusciva a portare avanti la riproduzione, e, infine, hanno valutato quanti cuccioli sopravvivevano fino al periodo del monitoraggio invernale. Rispetto a questi tre fattori, la ricerca ha portato ad alcuni risultati significativi.

 

Quando muore almeno un genitore, le probabilità statistiche che il branco si sciolga sono quasi cinque volte maggiori di quelle osservate quando entrambi i genitori sopravvivono. Per scioglimento si intende che il gruppo non rimane più unito: può ridursi a un solo lupo oppure cessare di esistere come branco riconoscibile.

 

Non solo. In queste circostanze, la riproduzione, e quindi la floridità del branco, è molto più a rischio. Considerando "fallimento riproduttivo" la situazione in cui al monitoraggio invernale sopravviveva al massimo un cucciolo, nei branchi studiati si è visto che le probabilità di fallimento riproduttivo sono quasi 16 volte maggiori dopo la morte di un genitore.

 

Il terzo dato saliente, infine, è che nei branchi che restano uniti nonostante la perdita di un genitore, il numero di cuccioli che arrivano al monitoraggio è inferiore in media del 66% rispetto ai branchi in cui entrambi i genitori sopravvivono.

 

In generale, i branchi più numerosi tendono a essere più stabili e hanno minori probabilità di fallire nella riproduzione: avere più individui significa poter contare su un maggior numero di collaboratori. Tuttavia, un branco numeroso non riesce necessariamente a compensare la perdita di un genitore. I genitori dunque non sono due membri sostituibili facilmente: essi contribuiscono non solo alla riproduzione, ma anche – in maniera determinante – alla cura dei piccoli, alla difesa del territorio e alla coordinazione del gruppo. In altre parole, dieci lupi non equivalgono automaticamente a un branco con entrambi i genitori presenti.

 

Gli autori hanno analizzato anche l'andamento dell'intera popolazione di lupi dell'Oregon e hanno notato che, se - a livello del singolo branco - la morte di un genitore è associata a conseguenze negative evidenti, a livello dell'intera popolazione non ci sono prove chiare che le variazioni annuali delle morti dei genitori influenzino automaticamente la crescita o decrescita complessiva della popolazione. Questo non significa che la perdita dei genitori sia irrilevante. Significa che alcuni branchi possono perdere cuccioli o sciogliersi, mentre altri continuano a riprodursi e possono compensare queste perdite nel totale della popolazione.

 

Trattandosi di uno studio osservazionale, va precisato che – pur di fronte ad associazioni molto forti – non è esclusa ogni possibilità che anche altri fattori, come le condizioni ambientali o le attività umane, contribuiscano agli esiti osservati. Inoltre, lo studio riguarda una specifica popolazione di lupi negli Stati Uniti: i risultati non possono essere trasferiti automaticamente a tutte le popolazioni di lupi.

 

Ad ogni modo, la ricerca in questione ci può dire molto su quanto gli equilibri biologici di questi carnivori siano influenzati da i ruoli dei membri e dall'organizzazione sociale del branco. "I nostri risultati sono risultati più coerenti con l'ipotesi dell'insostituibilità dei genitori che con l'ipotesi del supporto sociale", concludono gli autori.

 

Questi risultati sono importanti per due motivi. In primo luogo, contribuiscono a una comprensione più ampia di come le società cooperative reagiscono alla perdita di individui importanti dal punto di vista riproduttivo e sociale. "Nei mammiferi con riproduzione cooperativa, la riproduzione è tipicamente fortemente sbilanciata verso una coppia dominante, mentre gli aiutanti non riproduttivi contribuiscono alla cura della prole. I nostri risultati dimostrano che queste funzioni possono rimanere demograficamente distinte: i membri ausiliari e le dimensioni maggiori del gruppo hanno migliorato la resilienza demografica generale, ma non hanno compensato la perdita della funzione parentale". 

 

 

Foto archivio - Francesco Romito

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