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Ambiente | 28 ottobre 2026 | 12:00

"Benedetta Vaia, benedetto bostrico": questi stravolgimenti nascondono un insegnamento importante

Nell'ottavo anniversario di Vaia proponiamo una riflessione tratta da Sottocorteccia (People, 2024) nata da un incontro con Gianni Rigoni Stern: "Vaia è stata un monito, un invito a rallentare il passo. Ma in quanti sono riusciti a cogliere quell'avvertimento?"

scritto da Redazione

Sono già passati otto anni dall'evento meteorologico estremo che, tra il 26 e il 30 ottobre 2018, sconvolse le Alpi. Tutti ricordano la tempesta Vaia per i milioni di abeti sradicati o spezzati nell'arco di poche ore. Ma Vaia fu anche tantissima pioggia, inondazioni, e poi l'avanzare costante del bostrico tipografo, il coleottero che attacca l'abete rosso e ha più che raddoppiato i danni derivanti dagli schianti da vento.

 

Uno dei primi libri targati L'Altramontagna - Sottocorteccia, di Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani (People, 2024), ha affrontato a tutto tondo l'epidemia di bostrico e i significati profondi di quell'evento estremo. Nell'ottavo anniversario di Vaia proponiamo un estratto del libro, in cui Pietro descrive l'incontro con Gianni Rigoni Stern e le riflessioni scaturite da esso.

 

Benedetta Vaia. L'articolo che Gianni mi ha piazzato davanti s'intitolava proprio così e portava la sua firma.

 

"Benedetta Vaia!" ha ripetuto ad alta voce, come per irrobustire la riflessione. Ha poi aggiunto, con parole simili a quelle che aprivano il pezzo: "Benedetta sì, perché ci ha messo di fronte  alla stoltezza della specie umana".

 

"In molti non hanno gradito quel titolo" ha proseguito, lasciando che un delicato sorriso si schiudesse sotto la barba avorio, "ma io penso che i boschi atterrati, i giorni senza energia elettrica, i danni al suolo e alle infrastrutture siano il segno, il messaggio che la natura manomessa ci ha inviato. I cambiamenti del clima sono sotto gli occhi di tutti, anche se qualcuno ancora si ostina a non volerli vedere. La temperatura e le precipitazioni sono cambiate".

 

La casa di Gianni è color albicocca e profuma di legna. L'odore si percepisce sin dalla strada che, con pendenze vertiginose, accompagna al cancello. Quando sono andato a trovarlo mi stava aspettando davanti alla porta, con la sedia rivolta a ovest per godere meglio dei raggi insolitamente generosi e caldi di quella sera d'autunno.

 

Sul retro della casa incombono i boschi che chiudono a nord la conca centrale dell'Altipiano dei Sette Comuni. Il suo giardino è in buona parte coperto dagli alberi che ha raccolto - forse per seguire l'esempio del padre - durante numerosi viaggi forestali, compiuti per lavoro o per passione: ogni pianta gli ricorda un luogo, un'esperienza, un profumo. Finito l'arboreto inizia il frutteto, con una lunga e ordinata distesa di meli, peri, pruni. La legnaia, alzata con cura a destra dell'uscio, è una sorta di piccolo tempio del legno. Gli stessi interni della casa sono un prolungamento del bosco, così come il tepore che avvolge le stanze, prodotto da una grande stube bianca. "Con questa riesco a scaldare tutta la casa" ha sottolineato con orgoglio,  anticipando la mia domanda.

 

Il legno ha accompagnato Gianni per tutta la vita, privata e professionale. Per questo motivo ho ritenuto importante confrontarmi con lui sulle trasformazioni che stanno coinvolgendo i boschi.

 

"Sai" ha detto a un certo punto, con gli occhi seri, "penso alla tempesta Vaia come al sospiro pesante di una natura stanca dell'uomo". Aveva ragione: Vaia è stata un monito, un invito a rallentare il passo. Ma in quanti sono riusciti a cogliere quell'avvertimento?

 

I cambiamenti climatici si prestano al linguaggio giornalistico solo quando mostrano il loro volto più arcigno, quando provocano catastrofi o fanno registrare nuovi preoccupanti primati. È il cavallo imbizzarrito a fare notizia, non quello che da anni soffre in silenzio. Saltando da un cataclisma all'altro, la narrazione dei cambiamenti climatici si fa quindi balbuziente. Eppure, le trasformazioni provocate dal surriscaldamento globale hanno uno sviluppo quotidiano. Ma questa quotidianità è impossibile da comprendere se viene raccontata a singhiozzo, alzando i toni e la qualità del dibattito solo quando un determinato avvenimento accade. Pertanto, credo sia necessario aggiornare la riflessione di Gianni: benedetta Vaia, per aver lanciato all'umanità l'ennesimo segnale, ma anche e soprattutto benedetto bostrico, per averci dimostrato che gli effetti a cascata dell'aumento delle temperature non si manifestano solo in modo esplosivo. Le macchie color ruggine si allargano lentamente, un albero alla volta, un giorno alla volta.

 

Vaia è il cavallo imbizzarrito, l'epidemia di bostrico quello malato da anni: avevo bisogno di sedermi accanto a lui per studiarlo con la dovuta calma; per osservare, riflesso nei suoi occhi tristi, il presente climatico che stiamo attraversando.
 

Sottocorteccia - Un viaggio tra i boschi che cambiano, è disponibile sul sito web di People

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La montagna nei libri

Nella convinzione che l'esperienza di un territorio possa acquisire una misura consapevole non solo attraverso la frequentazione, ma anche grazie alla lettura, con la nuova rubrica, La montagna nei libri, ogni settimana pubblicheremo (a volte commentandoli) passaggi, citazioni, riflessioni custodite in libri capaci offrire uno sguardo più attento sui rilievi. D'altronde, per dirla con Johann Wolfgang Goethe, "L'occhio vede ciò che la mente conosce".

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