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Ambiente | 02 novembre 2026 | 13:00

"Ricordo quando mia madre mi diceva di fare il 'passo lungo' per saltare dalle rocce al ghiaccio. Oggi quel salto è ampio più di cento metri"

Il fu "grande" Ghiacciaio del Verra. Una storia per immagini racconta il mutamento del ghiacciaio del Verra in Val d'Ayas. Nella prima fotografia, l'autore aveva vent'anni, oggi ne ha quarantatré. Conosce il ghiacciaio da quando aveva quattro anni e lo ha visto cambiare profondamente: dall'arretramento del fronte per decine e decine di metri alla formazione di tre grandi laghi proglaciali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Nel disinteresse dei più, percorso e fotografato da migliaia di persone ogni estate, stiamo rapidamente perdendo uno dei maggiori ambiti glaciali dell'intera Valle d'Aosta. Un ghiacciaio, non a caso denominato 'Grande', che conosco dall'età di quattro anni e che frequento ininterrottamente da allora. Un luogo importante, amato, particolarmente caro alla mia famiglia".

 

Sopra al rifugio Ottorino Mezzalama, a 3036 metri in Val d'Ayas, la via per raggiungere il rifugio Guide di Ayas è sempre la stessa e passa per il ghiacciaio del Verra. Il punto di riferimento sono quelle rocce rosse montonate che si vedono nelle foto. Il problema è che, ad essere molto cambiato, è proprio il ghiacciaio, che se un tempo arrivava a coprire le rocce, ora si incontra solo cento metri più a monte. Le foto risalgono allo scorso 17 ottobre.


A denunciare questo stravolgimento con un post fotografico sui suoi canali è Marco Soggetto, scrittore e titolare del portale Varasc.it, attivo dal 2004 nella divulgazione su escursionismo, alpinismo, storia e cultura della Val d'Ayas. Lo scopo del post è di rendere nota al pubblico la grave regressione glaciale in atto sul Grande Ghiacciaio di Verra, nell'alta Val d'Ayas, tramite un corredo fotografico – raccolto personalmente da Marco Soggetto – che va dal 2003 al tardo ottobre 2026.

 

Nella prima fotografia, Marco Soggetto aveva vent'anni, oggi ne ha quarantatré, ma – ci spiega l'autore – se non ci sono foto precedenti è solo perché prima di allora non aveva la macchina digitale. In realtà ha frequentato quei ghiacci sin da quando aveva 4 anni.

 

 

 

 

 

 

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"Ricordo quando mia madre, tenendomi per mano, mi diceva di fare il "passo lungo" per saltare da quelle rocce rossastre alla superficie del ghiacciaio. Oggi quel salto è lungo più di cento metri. Vederlo cambiare così, nell'arco della mia vita – brevissimo dal punto di vista glaciologico – è una cosa stupefacente, inconcepibile".

 

Nel corso di questo periodo di tempo si sono verificati due fenomeni di ampia portata.  "Anzitutto, la dissoluzione della lingua glaciale, estesa a lato e sotto la morena che sale al Rifugio Ottorino Mezzalama e che un tempo raggiungeva perfino il Lago Blu. Secondo, come accennavamo, il ritirarsi del fronte glaciale, salendo di quota e allontanandosi dalle "rocce rosse", un tempo coperte. Il fronte si apre ora a circa 3185 metri di quota, ben distante dalle "rocce rosse", e la regressione lo porta ad abbarbicarsi sempre più alla vasta seraccata ai piedi del Polluce e della Roccia Nera".


Vi è poi un terzo fenomeno che riguarda la nascita di ben tre laghi di fusione glaciale: due nel pianoro sottostante il Rifugio Ottorino Mezzalama e ai piedi della Punta Perazzi, il terzo più in quota, al posto del fronte glaciale stesso lungo il tragitto per il Rifugio Guide d'Ayas al Lambronecca. Nel corso degli ultimi anni quest'ultimo bacino ha acquisito dimensioni e portata considerevoli, essendo apparso originariamente nell'estate 2010 e diventando ben visibile nel periodo 2012-2015. La sua estensione è aumentata tra le estati 2017-2022, parallelamente alla perdita di massa glaciale.

 

Si tratta – secondo gli autori del post – di un bacino di carattere epiglaciale/proglaciale instabile, il quale contribuirebbe all'accelerazione dello scioglimento glaciale, accumulando il calore solare e scaldando il fronte glaciale alla base. Si suppone sia peraltro in corso un fenomeno di "thermal undercutting" ai piedi del fronte stesso, ovvero una sorta di erosione subacquea che causa cedimenti meccanici della superficie più esposta del fronte stesso.


"È un ghiacciaio sul quale milioni di persone sono salite negli ultimi decenni: è qualcosa di concreto, di vicino, conosciuto e amato da moltissime persone. Quando parliamo di cambiamento climatico non stiamo parlando dell'Antartide o del permafrost della Siberia che si fonde e quindi sale il metano: sono cose che riguardano noi immediatamente, in casa nostra".

 

Quello che Varasc.it ha cercato di comunicare è, in fondo, un senso di allarme: qualcosa che sentiamo come una minaccia, un pericolo per le memorie su cui abbiamo costruito la nostra identità e il territorio che sentiamo come casa. Oggi più che mai – sembra voler dire l'autore – quel "passo lungo" che la madre gli chiedeva quando era bambino, dev'esse affrontato.

 

 

Immagini: Varasc.it

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