Rifugio Duca degli Abruzzi coperto dalla prima neve (VIDEO). L'innesco della precipitazione appenninica è una dinamica più invernale che autunnale: sarà una stagione particolarmente "candida"?

Dall'Abetone al Gran Sasso, dalla Maiella ai rilievi del Lazio, l'irruzione di aria fredda riporta condizioni tipicamente invernali sull'Appennino. Attesi accumuli importanti in quota, mentre la neve sulle foglie ancora autunnali riporta alla memoria un antico detto popolare. Sarà davvero il preludio a un inverno diverso?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Novembre si apre con la neve sull'Appennino. E lo fa attraverso una configurazione meteorologica dalle caratteristiche decisamente invernali, capace di riportare temperature sensibilmente più basse, venti freddi e precipitazioni nevose fino a quote relativamente modeste per il periodo.
Uno scenario che i principali centri di calcolo meteorologici avevano iniziato a individuare già da alcune settimane, mostrando la possibilità di un'irruzione di aria fredda verso il Mediterraneo centrale.
Dalla serata di sabato 31 ottobre, le condizioni atmosferiche hanno cominciato a cambiare sensibilmente. Un centro di bassa pressione, attivo tra il medio e il basso Tirreno, sta favorendo il richiamo di correnti progressivamente più fredde dai Balcani, mentre un'area di alta pressione posizionata tra le Isole Britanniche e l'Europa settentrionale contribuisce a indirizzare le masse d'aria fredda verso latitudini più meridionali.
Una dinamica che ricorda quelle tipiche della stagione invernale, pur manifestandosi quando l'autunno dovrebbe ancora essere protagonista.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sulle montagne dell'Appennino il bianco della neve è tornato a sovrapporsi ai colori ancora accesi dei boschi, creando paesaggi suggestivi ma anche interrogativi sull'evoluzione della stagione.

La giornata di domenica 1° novembre è iniziata all'insegna dell'instabilità, inizialmente più evidente sull'Appennino settentrionale.
Le prime nevicate hanno interessato la dorsale tosco-emiliana, con fiocchi diffusi nel comprensorio dell'Abetone e su diversi settori montani tra Toscana ed Emilia-Romagna, localmente fino a 1.200-1.300 metri di quota.
Con il trascorrere delle ore il peggioramento si è esteso verso sud, coinvolgendo progressivamente l'Appennino centrale e, in particolare, i rilievi abruzzesi.
Le precipitazioni più organizzate si stanno concentrando sui versanti nordorientali, maggiormente esposti alle correnti fredde e umide provenienti dall'Adriatico.
A Roccaraso, nella zona degli impianti dell'Aremogna, nevica ormai da diverse ore. Le osservazioni del pomeriggio indicano accumuli che hanno già superato localmente i 10 centimetri, con ulteriori precipitazioni attese anche nel corso della notte.
La neve ha raggiunto anche l'Appennino laziale, interessando località come Monte Livata, Campo Staffi e i rilievi attorno a Filettino.
Fenomeni nevosi vengono segnalati anche sui settori occidentali dell'Abruzzo, sebbene con una distribuzione più irregolare. Si tratta di una caratteristica frequente durante queste configurazioni meteorologiche: i versanti maggiormente esposti ai flussi nordorientali possono ricevere precipitazioni persistenti, mentre nelle aree sottovento i fenomeni risultano spesso più isolati.
Anche il Molise sta iniziando a risentire del peggioramento, con i primi fiocchi nell'area di Capracotta e una quota neve destinata a diminuire ulteriormente nelle prossime ore.
La fase più interessante del peggioramento deve ancora esaurirsi.
Tra la serata di domenica 1° novembre e le prime ore di lunedì 2 novembre è atteso un ulteriore afflusso di aria fredda, con temperature in diminuzione e la possibilità che le nevicate raggiungano quote inferiori ai 1.200 metri.
Durante i rovesci più intensi, qualche fiocco potrebbe spingersi anche attorno ai 1.000 metri, favorendo temporanee imbiancate in località come Campo di Giove, sul versante occidentale della Maiella.
La giornata di lunedì potrebbe rappresentare una delle fasi più attive del peggioramento dal punto di vista delle precipitazioni.
Tuttavia, il momento maggiormente favorevole alla neve a bassa quota dovrebbe concentrarsi tra la notte e la mattinata, quando la combinazione tra aria fredda e precipitazioni potrebbe consentire ai fiocchi di raggiungere quote relativamente modeste.
Successivamente, secondo le attuali indicazioni dei modelli deterministici, la quota neve dovrebbe risalire sensibilmente, attestandosi progressivamente intorno ai 1.600-1.
700 metri, pur con differenze legate all'intensità dei fenomeni e alle caratteristiche dei singoli versanti. In alta montagna, invece, gli accumuli potrebbero risultare particolarmente importanti.
Soprattutto sul Gran Sasso e sulla Maiella, nelle aree maggiormente esposte alle precipitazioni, non si escludono accumuli complessivi superiori ai 50 centimetri alle quote più elevate. Si tratta naturalmente di quantitativi previsionali, la cui effettiva distribuzione dipenderà dall'evoluzione della perturbazione.

La neve sull'Appennino nei primi giorni di novembre non rappresenta, di per sé, un evento eccezionale. Storicamente le prime nevicate autunnali interessano spesso le quote più elevate già tra ottobre e novembre, soprattutto sui massicci principali dell'Appennino centrale.
Più particolare è osservare una diminuzione così marcata della quota neve mentre, a quote inferiori, i boschi conservano ancora buona parte del loro fogliame autunnale. Negli ultimi decenni, del resto, il cambiamento climatico ha modificato sensibilmente il comportamento delle stagioni anche sulle montagne italiane.
L'aumento delle temperature medie rende più difficile la conservazione del manto nevoso alle quote medio-basse, mentre l'alternanza tra periodi particolarmente miti e improvvisi episodi freddi può accentuare la sensazione di una crescente irregolarità stagionale. Questo non significa che le irruzioni fredde siano scomparse o che non possano più verificarsi nevicate abbondanti. Significa, piuttosto, che gli episodi di neve devono essere letti all'interno di un contesto climatico profondamente diverso rispetto a quello di alcuni decenni fa.
E proprio per questo una nevicata precoce non costituisce necessariamente il segnale di un inverno particolarmente rigido o nevoso.
Nelle comunità montane, quando le osservazioni meteorologiche dipendevano soprattutto dall'esperienza quotidiana, erano numerosi i proverbi utilizzati per interpretare i segnali della natura.Uno di questi riguarda proprio la neve che arriva quando gli alberi non hanno ancora perso completamente le foglie.
Nella tradizione popolare emiliana e bolognese si ritrova un detto che, tradotto dal dialetto, recita:
"Quando nevica sulla foglia, dell'inverno si fa voglia".
Il significato è piuttosto curioso: secondo questa credenza, una nevicata molto precoce, capace di imbiancare gli alberi ancora coperti dalle foglie, sarebbe il preludio a un inverno successivamente mite e poco generoso di neve.
In altre parole, l'inverno mostrerebbe troppo presto il proprio volto, per poi perdere progressivamente intensità proprio nei mesi durante i quali dovrebbe essere protagonista.
Un'interpretazione affascinante, che racconta il rapporto profondo tra le popolazioni montane, il succedersi delle stagioni e l'osservazione dei fenomeni naturali.
Naturalmente, questi antichi proverbi appartengono alla cultura popolare e non possono essere considerati strumenti previsionali attendibili.
Non esiste infatti una relazione meteorologica dimostrata che consenta di stabilire l'andamento dell'intero inverno sulla base di una nevicata verificatasi tra ottobre e novembre.
La circolazione atmosferica dei mesi successivi dipenderà dall'evoluzione di numerosi fattori, che non possono essere dedotti da un singolo episodio meteorologico.
Eppure, osservando in queste ore la neve depositarsi sui rami ancora colorati d'autunno, è difficile non ripensare a quelle parole tramandate da generazioni.
Uno degli aspetti più interessanti di questa prima irruzione fredda di novembre riguarda il contrasto con le condizioni meteorologiche delle settimane precedenti.
Su diversi settori dell'Appennino, l'autunno è stato finora caratterizzato da lunghi periodi relativamente miti, intervallati da precipitazioni distribuite in maniera irregolare e da fasi di maggiore stabilità atmosferica.
Una situazione che, almeno sotto il profilo delle temperature, ha spesso restituito l'impressione di una stagione autunnale poco incisiva.
Adesso, nel giro di pochi giorni, il quadro è cambiato.
Le temperature hanno subito una brusca diminuzione, le precipitazioni sono tornate protagoniste e la neve ha raggiunto località che fino a pochi giorni fa mostravano ancora paesaggi tipicamente autunnali.
Anche nei prossimi giorni, secondo le attuali indicazioni modellistiche, potranno persistere condizioni termiche inferiori alle medie del periodo su diversi settori dell'Appennino, sebbene con differenze geografiche e temporali ancora da valutare.
Si tratta di una fase fredda significativa, ma non sufficiente per formulare conclusioni sull'andamento della stagione invernale ormai vicina.
La domanda, a questo punto, è inevitabile.
Questa prima irruzione fredda rappresenterà l'inizio di una stagione invernale più dinamica e generosa di neve rispetto agli ultimi anni, oppure sarà soltanto un episodio destinato a lasciare spazio a nuove e prolungate fasi miti?
La meteorologia, almeno per il momento, non consente di fornire una risposta attendibile. Le prospettive stagionali possono suggerire possibili tendenze su larga scala, ma non permettono di stabilire con precisione quante nevicate interesseranno il Gran Sasso, la Maiella, i Simbruini o gli altri massicci appenninici durante i prossimi mesi.
Quel che sappiamo è che novembre è iniziato mostrando un volto decisamente invernale, con il ritorno della neve fino a quote relativamente basse e accumuli potenzialmente importanti in alta montagna.
Intanto, mentre il bianco torna a coprire le cime e le foglie d'autunno resistono ancora sui rami dei faggi, riaffiora quel vecchio proverbio che sembra quasi voler mettere in guardia gli abitanti della montagna. La neve che arriva troppo presto potrebbe essere soltanto una promessa che l'inverno non manterrà. Oppure, questa volta, potrebbe essere davvero l'inizio di qualcosa di diverso.
Per scoprirlo serviranno ancora settimane, forse mesi. Perché una nevicata può raccontare molto del tempo che stiamo vivendo, ma non basta a svelare l'inverno che verrà.












