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Belluno
24 settembre | 20:00

"Una donna gli diede cibo e vestiti e lo aiutò a scappare dai nazisti: ecco la sua lettera. Aiutatemi a ricostruire la storia di mio nonno, il soldato James Hammond Cooper"

L'appello inviato a Il Dolomiti è quello di Rachel Skeoch, nipote del soldato James Hammond Cooper, scomparso quando lei aveva appena due anni: "Vorrei identificare le persone nelle fotografie e, se possibile, trovare i discendenti delle famiglie di Sospirolo che aiutarono James nel 1943. Aiutatemi"

Una donna gli diede cibo e vestiti e lo aiutò a scappare dai nazisti: ecco la sua lettera

BELLUNO. Un nonno tornato dalla guerra (con una storia tutta da raccontare), foto in bianco e nero e una manciata di informazioni a disposizione, ma un intero puzzle da ricostruire. E' una storia emozionante e colma di affetto (e curiosità) quella che dall'Inghilterra sta cercando di raggiungere il Bellunese, con un solo scopo: quello di ricostruire la storia del soldato James Hammond Cooper.

 

L'appello è stato lanciato in particolare da Rachel Skeoch (originaria di Newcastle, nel nord-est dell’Inghilterra), nipote di Cooper, scomparso quando lei aveva appena due anni: "Il mio sogno sarebbe quello di ricostruire la sua storia e ciò che gli accadde durante la guerra - confessa la donna, intervistata da Il Dolomiti -, della quale al suo ritorno non volle mai parlare".

 

Il nonno di Skeoch si chiamava James Hammond Cooper ed era un soldato britannico del 67esimo Reggimento Medio della Royal Artillery: "Il suo numero di matricola era 901216". Fu catturato a Tobruk (in Libia) il 21 giugno 1942, quando aveva appena 22 anni.

 

"Dopo la cattura - spiega la nipote - mio nonno fu inizialmente detenuto come prigioniero di guerra in Nord Africa. Nel febbraio del 1943 venne trasferito in Italia nel campo PG 73 di Fossoli, vicino a Carpi, in provincia di Modena. Il 19 luglio 1943 fu poi spostato al PG 113 di Avio, in Trentino".

 

E prosegue: "Tutto cambiò dopo l’Armistizio italiano del settembre 1943 (Armistizio di Cassibile). Le forze tedesche iniziarono a prendere il controllo dei campi di prigionia italiani e a trasferire i prigionieri di guerra alleati verso nord, in direzione della Germania. James era tra i prigionieri da spostare, ma riuscì a fuggire dal treno sollevando le assi di legno del pavimento, prima che il convoglio lasciasse l'Italia". 

 

Da quel momento secondo quanto ricostruito dalla nipote il soldato "si ritrovò in fuga nell’Italia settentrionale occupata dai tedeschi. Attraversò il territorio nascondendosi e affidandosi in gran parte alla straordinaria generosità di civili italiani che rischiarono la propria sicurezza per aiutare i prigionieri fuggiti. Gli diedero cibo, vestiti e assistenza mentre cercava di evitare di essere ricatturato".

 

Ciò che è certo, è che una parte del suo viaggio lo portò nella zona di Sospirolo, nel Bellunese: "Una delle testimonianze più importanti che abbiamo recuperato è il suo rapporto ufficiale sulla fuga, nel quale James cita espressamente Maria Canali di Sospirolo come una delle persone che gli diedero cibo e vestiti per aiutarlo. Ma, da una cartolina scritta trovata fra i suoi averi (FOTO di SEGUITO), pensiamo ora però che questa persona potrebbe essersi chiamata in realtà Maria De Dona (così si firma la donna), nel caso in cui si fosse sposata tra il 1943 e il 1947".

Nel suo rapporto ufficiale il soldato cita anche una certa "Julia Tatto di Lasen, vicino a Feltre e un certo Capitano Coletti, originario di Venezia - prosegue la nipote nel racconto -. Coletti era a capo di un gruppo italiano che operava contro i nazisti nella zona di Feltre. Dopo mille peripezie, James riuscì infine a raggiungere la Svizzera, dove fu al sicuro dal rischio di essere ricatturato, e questo fu possibile in gran parte grazie al periodo trascorso a Sospirolo e alle straordinarie persone che lo aiutarono. Senza il loro coraggio, certamente io non sarei qui oggi, e nemmeno mia figlia Isabella" (FOTO di SEGUITO).

Purtroppo Hammond Cooper morì improvvisamente quando la nipote Rachel aveva solo due anni, ed è per questo che ora la donna vorrebbe ricostruire la storia del nonno, del quale ancora poco si sa: "Sto cercando di rimettere insieme i pezzi di quella parte della sua vita attraverso documenti ufficiali, fotografie e le poche informazioni che sono state tramandate nella nostra famiglia, ma avrei bisogno anche di testimonianze della gente del luogo: magari qualcuno sa qualcosa?".

 

L'appello è stato quindi inviato a Il Dolomiti, nella speranza che qualcuno dia una mano alla famiglia del soldato: "Mio padre - aggiunge ancora Skeoch - ricorda che James parlava raramente del periodo trascorso come prigioniero di guerra. Non possiamo nemmeno immaginare quanto potessero essere dolorosi quei ricordi, eppure nelle fotografie sembra così felice".

 

"Quel suo sorriso mi fa interrogare su quanto potessero essere importanti per lui le persone che lo aiutarono: forse il tempo trascorso con loro gli donò un po' di felicità e di normalità durante un periodo della sua vita che, per il resto, deve essere stato indescrivibilmente drammatico e difficile". 

 

E conclude, lanciando l'appello: "Quello che mi piacerebbe scoprire è in particolare chi fosse Maria Canali/De Dona, identificare le persone nelle fotografie (una delle quali DI SEGUITO) e, se possibile, trovare i discendenti delle famiglie di Sospirolo che aiutarono James nel 1943. Grazie di cuore a chi mi aiuterà".

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