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Belluno
03 marzo | 21:00

La scritta di un Kaiserjäger su una trave di un fienile, l'appello per ricostruire la sua storia: "Qui passava il fronte, il legno usato sul Col di Lana"

Qualche informazione scarna - nome, cognome, corpo di appartenenza, data - e poco più: una traccia di storia materiale sul legno di un fienile e una passione tramandata di padre in figlio. Come "Storia" e "storie" si intrecciano in una semplice scritta a matita

BELLUNO. Una corsivo elegante: poche informazioninome, cognome, corpo di appartenenza, data – scritte a matita da un soldato sulla trave portante di un fienile, una manciata di parole per lasciare una testimonianza del proprio passaggio, probabilmente, in un momento di pausa dai combattimenti.

E oggi, più di un secolo dopo, un documento materiale che permette, letteralmente, di toccare con mano la storia di uno dei contesti bellici più raccontati – e, spesso, mitizzati – del Primo conflitto mondiale: la cosiddetta Guerra bianca. Il tutto nella speranza di poter dare un volto e una storia a chi ha scritto quelle parole, ricostruendone le origini e il destino. Ma procediamo con ordine

 

Un messaggio su una trave

 

Innanzitutto, il messaggio. A diffonderlo è stato negli scorsi giorni Mauro Crepaz, condividendolo sui gruppi social legati a Strigno, in Valsugana.

 

“La scritta – dice Crepaz a il Dolomiti – è stata lasciata da un soldato su una delle travi portanti del fienile della mia famiglia a Renaz, nel territorio di Livinallongo del Col di Lana. Con ogni probabilità i militari trovarono lì rifugio durante la Guerra bianca, forse accampandosi nelle fasi in cui il fronte si trovava proprio a pochi chilometri dall'abitato. Si legge chiaramente la località di provenienza del militare: 'Strigno, Valsugana, Südtirol', e quantomeno l'anno di riferimento, il 1916, oltre che il corpo di appartenza, i Kaiserjäger”.

 

A partire infatti dal giugno 1915, tra i molteplici scenari di guerra che vedevano impegnati italiani e austriaci ci fu anche quello di Livinallongo del Col di Lana – soprannominato dai soldati “Col di Sangue” per gli aspri combattimenti che si sono susseguiti in quota; tra questi si ricorda anche l'esplosione con la quale, il 17 aprile 1916, le forze italiane devastarono la cima del Col di Lana con una gigantesca mina da 5 tonnellate.

 

A combattere lassù furono anche molti cittadini austro-ungarici italofoni, provenienti da varie zone dell'odierno Trentino: tra questi, con ogni probabilità, anche il soldato che ha lasciato il messaggio sul fienile a Renaz, il cui nome non è però facilmente decifrabile. Il cognome parrebbe essere “Ropele”, il nome forse “Domenico”.

A fianco della chiesetta il fienile "svestito" dai soldati delle assi di rivestimento

“Per questo – continua Crepaz – l'ho condiviso sui gruppi di Strigno, sperando che qualche discendente o appassionato di storia locale possa eventualmente aiutare a ricostruire la vita di questo soldato”.

 

E in molti, tra gli utenti che hanno visto il post di Crepaz, hanno detto la loro, qualcuno parlando di persone con lo stesso cognome sul territorio, qualcun altro suggerendo i contatti di storici specializzati proprio sulla Grande guerra e sul contesto della Valsugana.

 

Nel registro dei caduti della Valsugana orientale e del Tesino nella Prima guerra mondiale – un progetto di ricerca a cura di Stefano Delucca e curato dall'Ecomuseo della Valsugana-Dalle sorgenti di Rava al Brenta e da diversi comuni della zona – vengono riportati diversi nomi potenzialmente compatibili: Emilio Antonio Dominico Ropele – nato a Strigno il 24 agosto del 1880 – o ancora Raimondo Domenico Ropele – nato a Ospedaletto il 25 maggio 1895.

 

Sulla base delle scarne informazioni relative all'autore delle scritte rinvenute nel fienile però non si possono che presentare semplici speculazioni: un'effettiva identificazione dovrebbe passare da una una rigorosa analisi storica che, dice Crepaz, permetterebbe di scrivere un altro piccolo capitolo nella ricostruzione dell'immane tragedia che ha rappresentato la Grande Guerra sul territorio.

 

Il fienile, il Col di Lana e una passione tramandata di padre in figlio, di fratello in fratello

 

Allargando però lo sguardo, in quelle semplici parole lasciate sul legno di un fienile la storia – quella, per intenderci, con la 's' maiuscola – s'intreccia con tante storie, che si dipanano ampiamente al di là dei ristretti – e tragiciconfini della guerra.

Il fienile stesso, innanzitutto, è uno dei più grandi nella valle, dice ancora Crepaz, e ancora oggi viene utilizzato: “Una caratteristica delle case quassù – spiega – è quella di mantenere le abitazioni molto vicine ai fienili, per evitare di dover effettuare spostamenti relativamente lunghi durante i freddi mesi invernali. Durante la guerra la maggior parte delle abitazioni nella zona di Livinallongo vennero distrutte, ma la nostra casa, con il fienile, rimasero in piedi e si salvarono”.

 

Il fienile venne però “svestito”, per così dire, delle assi di rivestimento, utilizzate dai soldati per realizzare i baraccamenti necessari per sopportare le rigide temperature in quota – per i più curiosi, la Fondazione Museo Storico del Trentino ha pubblicato negli scorsi anni una corrispondenza tra un altro soldato austriaco italofono, il brentegano Augusto Andreolli, che in quel periodo venne inviato sul Col di Lana, arruolato nella II compagnia lavoratori proprio per realizzare quei baraccamenti.

 

“Rimasero solo le travi portanti – continua Crepaz – dove si trova infatti il messaggio lasciato dal soldato. Non è però l'unica testimonianza: su altre travi dell'epoca si trovano altre frasi e addirittura una stella alpina, forse disegnata durante un momento di noia”.

Alla storia dell'edificio si aggiunge però anche una storia famigliare: a trasmettere infatti a Mauro Crepaz la passione per la storia e per lo studio della Grande Guerra furono il padre, Ludovico, e soprattutto il fratello, Mirko, che nel corso degli anni ha raccolto moltissimi reperti, arrivando addirittura a prendere parte alla nascita di un allestimento dedicato alla Guerra nelle Dolomiti a Passo Pordoi: il “Museo 1915-1918 Dolomiten”.

 

“Insieme a mio padre – continua Crepaz – mio fratello saliva sul Col di Lana quando aveva appena quattro anni alla ricerca di reperti della guerra. È una passione che tutti condividiamo in famiglia: Mirko ha poi dato vita a un gruppo e a un'associazione, legata proprio al museo, oggi molto apprezzata in tutta la valle”.

 

Il museo si è arricchito nel corso degli anni con reperti, munizioni, indumenti indossati dai soldati, razioni, oggetti di uso quotidiano. “È stato proprio mio fratello – conclude Mauro – a rinvenire le scritte nel fienile. Un occhio meno attento forse non ci avrebbe fatto caso. Questa però è la storia che caratterizza il nostro territorio, la nostra casa: la speranza è di riuscire ad aggiungere un nuovo capitolo, per rispetto di chi quella storia l'ha vissuta e scritta”.

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