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FVG
22 settembre | 17:53

''Sono qui a portarti il fiore che avrebbe voluto darti tua figlia'', dopo 109 anni trova la tomba del nonno caduto sul Carso: storia di una promessa mantenuta

Aveva promesso alla madre che non avrebbe smesso di cercare le spoglie del nonno Ciro Coretti e dopo anni di ricerche, studi e tentativi andati a vuoto per caso Tina ha trovato una lapide. Le successive ricerche attraverso gli archivi dell'Utcmd le hanno confermato un risultato sorprendente, che mette il punto su una ricerca passata di generazione in generazione e durata oltre un secolo

Sono qui a portarti il fiore che avrebbe voluto darti tua figlia''

GORIZIA. Ci sono voluti 109 anni per sapere dove fosse il corpo del tenente Ciro Caretti, caduto sul fronte del Carso durante la prima guerra mondiale, ma alla fine la nipote Tina, oggi 78enne, l'ha trovato quasi per caso. Ciro Caretti era suo nonno, e anche se non l'aveva mai conosciuto per tutta la vita non ha mai smesso di cercarlo, desiderando di fatto ricomporre la storia della propria famiglia. Tutto finché recentemente non è passata a fianco ad una lapide del sacrario di Oslavia, una frazione del comune di Gorizia posta sul versante nord del capoluogo, e ha notato un nome sulla pietra che sul momento l'ha lasciata di stucco: Ciro Caretti.

 

Una coincidenza? Un caso di omonimia? Dopo tutti quegli anni di ricerche infruttuose e le speranze ormai ridotte al lumicino a Tina non è sembrato vero di aver notato quel nome e quel cognome ma ha deciso di approfondire. Da quel momento è partita la ricerca negli archivi della Direzione storico-statistica dell'Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa (Utcmd) e la risposta emersa si è rivelata quella che la famiglia Caretti aspettava da oltre un secolo: si trattava effettivamente di suo nonno, Ciro Caretti, tenente del 270° Reggimento fanteria, caduto sul Carso goriziano il 1° settembre del 1917.

 

La vicenda del ritrovamento della sepoltura è il culmine di una ricerca che è passata di generazione in generazione. In effetti, già nel 1954 la famiglia di Tina si era messa in contatto con il cappellano militare del Sacrario di Redipuglia. La sensazione era che il corpo del tenente Caretti potesse trovarsi da quelle parti anche per una scelta logica dato il grande numero di tombe che lì sono raccolte, ma l'esito era stato negativo. All'epoca non lo sapevano, ma ci erano andati vicini, la sepoltura corretta era quella di Oslavia, una ventina di chilometri più a nord. La madre di Tina le aveva chiesto di prometterle di non arrendersi, e di continuare le ricerche anche dopo la sua morte. Una promessa che le ha infuso ulteriore determinazione e che l'ha spinta a cercare per tutto questo tempo, con solo un medaglione riportante una foto di famiglia e qualche altra vecchia fotografia sbiadita di un nonno che non conosceva come unici cimeli in suo ricordo.

 

Tutto questo fino ad un ritrovamento che è il compimento che onora la promessa fatta alla madre, 72 anni dopo quel tentativo andato a vuoto. Dopo la conferma definitiva arrivata dagli archivi, Tina è tornata al Sacrario di Oslavia, dove ha potuto finalmente depositare sulla lapide di suo nonno un fiore e un biglietto con poche semplici parole, che valgono una vita. “ Sono qui a portarti il fiore che avrebbe voluto portarti tua figlia più di cento anni fa”, è il contenuto della lettera.

 

“Dietro ogni nome custodito nei nostri Sacrari c’è una persona, una famiglia, una storia – aggiunge invece il commento di Andrea Rispoli, capo dell'Utcmd -. La vicenda del tenente Caretti ci ricorda che la memoria vive anche nella caparbietà di chi continua a cercare e nel dovere delle istituzioni di offrire risposte. Quando una famiglia ritrova il proprio Caduto, non ritrova soltanto un luogo: ritrova un legame con la propria storia. Oggi le ricerche possono contare anche su strumenti che 109 anni fa erano impensabili. La digitalizzazione dei registri dei Caduti italiani in Italia e all’estero rende oggi le ricerche più semplici e consente di incrociare le informazioni contenute negli archivi con maggiore rapidità e precisione. È un patrimonio documentale che mettiamo a disposizione anche delle famiglie che cercano un proprio congiunto”.

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