Tra le ossa di un soldato caduto nella terribile Battaglia dell'Ortigara spunta una catenina con un piccolo contenitore metallico: ''Lo ha vegliato per 109 anni''
Il ritrovamento effettuato sull'Ortigara e raccontato da ArchaeoReporter: tra i resti, appartenenti a un soldato austroungarico, è spuntata anche una figura votiva, una Madonna legata al santuario austriaco di Mariazell

TRENTO. Quando si parla di storia, quella con la 's' maiuscola, quella dei grandi eventi e dei luoghi entrati nel mito e nella memoria collettiva, troppo spesso la complessità e la ricchezza delle infinite storie degli uomini e delle donne che di quegli eventi sono stati protagonisti – spesso loro malgrado – finisce in secondo piano. In particolare nel contesto della Grande guerra, negli ultimi decenni la ricerca storiografica ha vissuto una sorta di rivoluzione copernicana in questo senso, costruendo un intero filone dedicato alla storia culturale e sociale del conflitto che, inevitabilmente, è passato (e continua a passare) dalla riscoperta proprio di quelle storie, di quelle vite troppo spesso dimenticate. Un processo all'interno del quale alla ricerca documentale – con l'analisi in primis di diari e lettere dei soldati – si accompagna l'attività archeologica, che ancora oggi, a oltre un secolo dalla fine del conflitto, continua a riportare alla luce resti di soldati caduti sul campo di battaglia.
È in questa cornice che si inserisce il recente ritrovamento segnalato alle autorità sull'Ortigara – proprio sul versante impervio che dalla cima della famosa montagna, sulla quale si è combattuta una delle più sanguinose battaglie della Prima guerra mondiale sui fronti italiani, scende verso la Valsugana – e raccontato dagli esperti di ArchaeoReporter in un lungo e approfondito reportage. Insieme alle spoglie, appartenenti con ogni probabilità a un soldato austroungarico, è stato poi rinvenuto un particolarissimo cimelio: una madonnina rinchiusa in un contenitore metallico rimasto, per ben 109 anni, a “vegliare” sui resti del soldato. Le operazioni di recupero archeologico sono state portate avanti quest'estate e sono state particolarmente complesse, ha spiegato il direttore di ArchaeoReporter Angelo Cimarosti, proprio per la difficilissima conformazione del terreno.
Si è trattato infatti di uno scavo definito “d'emergenza”, effettuato appena al di sopra del taglio erosivo principale di un canalone che, dall'Ortigara, scende verso valle. L'intervento di recupero è stato condotto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, i cui esperti si sono attivati dopo la segnalazione che l'associazione Amici della Storia di Marostica ha effettuato ai carabinieri forestali di Asiago.
Fin da subito, vista la presenza di bottoni di uniforme austroungariche e del tipico munizionamento delle truppe di Vienna – le cartucce 8x50 Steyr –, i resti sono stati identificati come appartenenti a un soldato dell'Impero asburgico, impegnato nelle operazioni di riconquista dell'Ortigara – e in particolare delle postazioni del Passo dell'Agnella e di Quota 2003 – dopo l'enorme offensiva voluta dal generale Cadorna per rioccupare le posizioni perse l'anno prima, nel corso della Strafexpedition. A confermare la nazionalità del caduto è poi la Madonnina stessa: si tratta infatti di una figura legata al santuario di Mariazell, il più importante d'Austria e tra i più importanti santuari mariani per il mondo cattolico.
L'ipotesi degli addetti ai lavori è che i resti appartengano a un soldato di un'unità di fanteria austro-ungarica, il 14esimo reggimento, impegnata nella riconquista del Passo dell'Agnella e di quota 2003 nel corso dell'ultimo giorno della battaglia – il 29 giugno 1917 – quando gli Alpini del Battaglione Cuneo erano ancora impegnati nella difesa delle posizioni.
L'attacco che diede il via alla battaglia fu sferrato il 10 giugno del 1917: obiettivo dell'offensiva erano le posizioni in quota sull'Ortigara, la cui riconquista era considerata essenziale da parte dei vertici militari italiani dopo l'avanzata austro-ungarica coincisa, l'anno prima, con la Strafexpedition. Come riportano gli esperti del Mitag, in tutto la VI armata del generale Ettore Mambretti venne fornita di un parco d'artiglieria impressionante: oltre 1000 cannoni e quasi 570 bombarde, con circa 300mila soldati italiani schierati. Nonostante i numeri, però, l'offensiva si dimostrò particolarmente difficile a causa di una pianificazione imprecisa e di un'inefficiente valutazione delle forze nemiche schierate. Dopo migliaia di vittime, le truppe italiane - e in particolare gli Alpini - riuscirono a compiere qualche progresso arrivando, infine, a prendere la vetta dopo un nuovo attacco lanciato il 19 giugno. In seguito al contrattacco austriaco, il 25 giugno, le forze italiane furono costrette a una precipitosa ritirata, terminata pochi giorni dopo – il 29 giugno. Proprio in quell'occasione, il 'nostro' soldato austroungarico sarebbe caduto: in tutto le perdite (tra morti, feriti e dispersi) ammontarono a circa 25mila italiani e 9mila austriaci.
“Una catenella legava la statuetta della Madonna – racconta Cimarosti nel presentare il reportage – chiusa in un piccolo contenitore metallico, al destino di questo soldato, ucciso mentre risaliva un pendio impossibile, alla riconquista dell'Ortigara. La immaginiamo agganciata a una giubba, o a qualche elemento fisso del suo equipaggiamento. Un segno di fede e di speranza a cui affidarsi nella tempesta della Grande Guerra. La catenella, 109 anni dopo la battaglia, era ancora lì tra le ossa di quell'uomo, legata ora simbolicamente alla montagna, mentre quei resti mortali venivano finalmente ritrovati e recuperati. Le sottili e fragili maglie, ormai quasi sfogliate dalla ruggine avevano fatto il loro dovere fino all'ultimo, resistendo a tutto per oltre un secolo mentre la Madonnina continua a vegliare le povere spoglie. Una preghiera muta contro la crudeltà del conflitto e l'inesorabilità del tempo”.
L'obiettivo ora, continua, è proprio quello di raccontare il più possibile la storia di questo soldato sconosciuto, oltre che mai ritrovato prima di pochi mesi fa. Un'archeologia che punta a raccontare le micro-storie dei soldati, fornendo qualche elemento che vada oltre al raccolto dei cimeli arrivando a definire un'indagine anche antropologica, oltre che archeologica.













