Dal ghiacciaio spunta un oggetto della Grande Guerra, che racconta la storia di Ludwig: era l'alba del 15 giugno 1918 e il sergente 26enne, andava incontro alla morte
Il ritrovamento sulla Vedretta di Lares da parte dei volontari del Museo Guerra Fronte Adamello ha permesso di ricostruire la storia di Ludwig Ascher, caduto durante la sanguinosa battaglia del Corno di Cavento. Lo storico Aldo Gottardi: "Una storia triste, comune a migliaia di giovani che durante la guerra persero la vita, che però è ritornata alla luce dall’oblio nella quale era rimasta per 108 anni"

TRENTO. Una pipa in ceramica, rimasta per oltre un secolo tra i ghiacci dell'Adamello, ha riportato alla luce la storia di un giovane soldato austro-ungarico morto durante la Grande Guerra: si chiamava Ludwig Ascher, aveva 26 anni e perse la vita il 15 giugno 1918, durante la sanguinosa riconquista del Corno di Cavento.
A restituirgli un nome e una storia è stato il ritrovamento, fatto alla fine di agosto sulla Vedretta di Lares, del piccolo oggetto personale, sul quale era inciso il suo nome: la scoperta è stata fatta dai volontari del Museo Guerra Fronte Adamello "Recuperanti in Rendena" di Spiazzo, che ha permesso di dare luce alla vicenda di uno dei tanti uomini travolti dalla Guerra Bianca.
A raccontare i fatti a il Dolomiti è Aldo Gottardi, storico e vicepresidente del museo che parte da una contestualizzazione storica del luogo.
"Durante la Grande Guerra, il Corno di Cavento fu teatro di violenti scontri tra gli eserciti austro-ungarico e italiano nell’ambito della cosiddetta Guerra Bianca. Inizialmente – spiega lo storico – sotto il controllo austriaco e trasformato in una fortezza e punto di osservazione, venne conquistato dagli italiani il 15 giugno 1917, durante un attacco in cui perse la vita anche il tenente austriaco Felix Hecht von Eleda. Esattamente un anno dopo, gli austro-ungarici riconquistarono la cima attraverso gallerie scavate nel ghiaccio, ma il 19 luglio 1918 gli alpini italiani la occuparono definitivamente”.
Gli scontri, viene sottolineato, costarono la vita a centinaia di soldati, vittime non soltanto dei combattimenti, ma anche delle condizioni estreme dell’alta quota, tra valanghe, crepacci, congelamenti e malattie.
Ma veniamo ora alla pipa ritrovata. Durante la ricerca sono riemersi molti reperti di queste battaglie e tra questi un oggetto molto particolare che, fin da subito, ha catturato l’attenzione dei volontari: un fornello di una pipa in ceramica, che all’epoca faceva parte della dotazione standard dei soldati imperiali, conservata in una retina metallica. L'oggetto è stato rinvenuto, nello specifico, nel ghiaccio sul lato sinistro sotto al Cavento, risalendo sulla lingua di ghiaccio a sinistra della cima.
"Un ritrovamento eccezionale non solo per la rarità dell’oggetto in sé – osserva Aldo Gottardi – ma anche perché, a un più attento esame, il fornello è apparso decorato, come altri dell’epoca, e su un fianco riportava il nome del suo proprietario: Ludwig Ascher".
L’uso di decorare e di personalizzare le proprie pipe, sottolinea lo storico, era comune nell’esercito imperiale tanto che spesso questi oggetti diventavano delle vere e proprie carte di identità del proprietario con nome e cognome, reggimento e altre informazioni anagrafiche o di servizio.

DAL RINVENIMENTO DELLA PIPA ALLA STORIA DEL SOLDATO LUDWIG ASCHER
Seguendo le regole della ricerca storica, dalle fonti si è iniziato ad interrogarle e le risposte non hanno tardato ad arrivare. "Dalla grande storia – dice Gottardi – è emersa la vicenda del militare allora 26enne Ludwig Ascher".
"Nacque il 6 marzo 1892 a Brandenberg, un piccolo comune a quaranta chilometri da Kufstein, nell’attuale Tirolo austriaco. Sappiamo – spiega Aldo Gottardi – che che lavorava come taglialegna, che era celibe e allo scoppio della guerra, come tanti altri suoi corregionali, fu inquadrato come sergente nei Landesschützen, per la precisione nella 21° Compagnia del II° Reggimento Bozen".
I Landesschützen, dalla riforma del 1917 rinominati Kaiserschützen, erano i corrispettivi austro-ungarici degli alpini italiani: unità militari di montagna ideate per la difesa territoriale della propria regione che durante la Grande Guerra, vista la nuova ed inaspettata ampiezza del conflitto, furono impiegati anche in altri teatri di guerra come ad esempio in Galizia.
"Iniziò così la guerra per il sergente Ascher, che sarà inoltre decorato con diverse medaglie per il suo servizio al fronte. Con l’apertura del fronte italiano – racconta lo storico – il suo reggimento venne spostato in Val Rendena, per operare nel settore adamellino. Qui, per rispondere alla nuova esigenza dell’esercito imperiale di creare compagnie scelte per operare nei settori più difficili di montagna, unendo soldati di differenti corpi di appartenenza, Ludwig Ascher fu accorpato come sergente maggiore alla 29° Compagnia di alta montagna. In questo settore prenderà parte alla sanguinosa riconquista del Corno di Cavento del 15 giugno 1918".

IL RACCONTO DELLA BATTAGLIA
E se il tempo sembra essersi fermato attorno a quella pipa incastrata nel ghiaccio dell'Adamello, il nastro si riavvolge fino al giorno in cui l'oggetto è caduto a terra, probabilmente assieme al suo proprietario che perse la vita in quel giorno di giugno di 108 anni fa.
"Nonostante una grave penuria di viveri, equipaggiamenti e munizioni che da mesi affliggeva l’esercito austro-ungarico – spiega lo storico – l’operazione procedette e risultò vittoriosa. Come tattica si scelse un piano ardito che prevedeva lo scavo di una galleria nel ghiaccio al di sotto delle trincee nemiche: il cunicolo, inizialmente unico, doveva essere poi suddiviso in tre rami dai quali sarebbero partite le tre differenti direttrici d'attacco".
L'azione partì all'alba, alle cinque del mattino. Il segnale? Il lancio di tre razzi illuminati di colore verde che scatenò l'azione delle artiglierie di supporto. "Alle 5.05 la 12° Compagnia Guide Alpine – prosegue Gottardi – assaltò le postazioni italiane e qualche minuto più tardi anche la 29° Compagnia di alta montagna: il nemico, sorpreso alle spalle, minuto dopo minuto fu sopraffatto e si arrese agli imperiali".
L'attacco proseguì poi sulla vetta: a rallentare l'avanzata austo-ungarica l'intenso fuoco d'artiglieria italiano. "Alle 5.40 il fianco destro si diresse verso la teleferica a mano – specifica Gottardi – e le altre pattuglie circondarono la vetta dai sentieri che portavano in cresta e alle 5.45 il Corno di Cavento cadde in mano austro-ungarica".
Poi un colpo di coda, esattamente il momento in cui Ludwig Ascher perse la vita: gli alpini provarono un immediato contrattacco ma furono fermati dal violento fuoco di mitragliatrici e lasciarono sul campo diversi soldati. Il fulmineo attacco costò agli austroungarici cinque morti e tra questi uno fu proprio Ludwig Ascher. Il suo cadavere, spiega Aldo Gottard, insieme agli altri caduti e feriti fu trasportato a fondovalle attraverso le teleferiche e poi a Spiazzo, dove ebbe sepoltura nel cimitero militare realizzato all’interno del cimitero civile.
"Una storia triste, purtroppo comune a migliaia di altri giovani che durante la guerra persero la vita – chiosa lo storico – che però è ritornata alla luce dall’oblio nella quale era rimasta per 108 anni, attraverso il ritrovamento di un piccolo oggetto, il fornello di una pipa. Una pipa persa nel momento e nel luogo esatto della morte del suo padrone, alla Vedretta di Lares, proprio ai piedi del Corno di Cavento".
Ora questo oggetto, "così storicamente prezioso e commovente", sarà presto osservabile al Museo Guerra Fronte Adamello “Recuperanti in Rendena” di Spiazzo.














