Tra le trincee e le gallerie della Grande Guerra, una guida si muove solo con divise e attrezzatura originali: "Qui i soldati combattevano anche contro la montagna"
Divise storiche, fucili e maschere antigas originali: Francesco Zoletto accompagna i turisti alla scoperta delle gallerie e delle trincee del Lagazuoi. Un viaggio nella Grande Guerra tra racconti di soldati, sacrifici e storie dimenticate

LAGAZUOI. Salire in montagna tra le gallerie della Grande Guerra, accompagnati da una guida attrezzata come i militari dell’epoca. È la proposta della Sentinella Alpina, all’anagrafe Francesco Zoletto. “Con il mio lavoro voglio far toccare la storia con mano ai turisti, far capire loro come fosse la realtà di chi la guerra l’ha vissuta”.
La storia di Francesco comincia nell’estate 2024, quando la precedente Sentinella del Lagazuoi, Andrea Orsi, decide di passargli il testimone. “Lo avevo contattato per un’escursione e lui, conoscendomi, mi ha proposto di sostituirlo – racconta Francesco –. Avendo sempre avuto la passione per la montagna e volendo farne il mio lavoro, alla fine ho deciso di accettare”. Così inizia il percorso della Sentinella Alpina.
Una volta accettato Francesco si è dotato del necessario: “Mi sono messo in contatto con vari musei e appassionati, ho controllato i mercatini di militaria e alla fine sono riuscito a mettere insieme quello che mi serviva”. La sua attrezzatura comprende divise, sia italiane che austriache, complete di armi e accessori vari, come fucili, mazze e maschere antigas (simulacri non funzionanti e non atti ad offendere come previsto dalla normativa italiana, ndr). Tutto originale.
L’armamentario viene messo a disposizione dei turisti (ovviamente tutto è stato disinnescato e disattivato), perché possano toccare con mano e capire quanto pesassero un fucile o una divisa o come funzionasse una maschera antigas. “All’inizio o alla fine dell’escursione organizziamo sempre un momento espositivo – spiega –, in cui diamo la possibilità alle persone di interagire con armi e attrezzatura. A volte facciamo una piccola dimostrazione con le maschere antigas: facciamo indossare alle persone sia quella italiana che quella austriaca e le testiamo con un fumogeno. Poi gliele facciamo confrontare con una normale ffp2. Il risultato? La ffp2 funziona meglio della maschera italiana”.
È importante sottolineare che si tratta di test artigianali a scopo dimostrativo. La ffp2 non protegge da gas tossici.

Le escursioni con la sentinella prevedono un momento espositivo in cui viene narrato un po’ di contesto generale. Poi si parte per la vera e propria camminata. “Solitamente io faccio il percorso un paio di volte prima di accompagnare qualcuno. In questo modo scelgo i punti più significativi, dove mi fermo per delle brevi spiegazioni”.
Le escursioni vengono spesso organizzate con la collaborazione delle guide alpine di Cortina, che aiutano Francesco a preparare e svolgere i percorsi più impegnativi.

L’attività escursionistica è affiancata ad un grande lavoro di studio. “Ogni anno studio i percorsi, recupero tutto quello che è stato scritto su quei particolari tratti di trincea o di montagna, parlo con gli anziani che si ricordano ancora le storie della guerra e ne ricostruisco la storia. Spesso mi è capitato di imbattermi in storie di soldati che non erano nemmeno nei registri ufficiali”.
Dallo studio è nata anche l’idea di iniziare l’attività di divulgazione sui social tramite la pagina “La Sentinella Alpina”, attività che si è anche allargata alle scuole. “Durante la stagione invernale continuo il mio studio e costruisco dei piccoli documentari da diffondere sui social”, spiega Francesco. I suoi documentari narrano di momenti particolari della storia della Grande Guerra. “Oltre all’attività da guida, nella vita faccio l’educatore. Volevo in qualche modo mescolare entrambe le cose”.

“Molto spesso le persone sono attratte dai dettagli più macabri o dalle storie di eroico sacrificio – puntualizza Francesco –. Vogliono sentire il peso delle mazze, sapere come venivano usate, prendere in mano il fucile. Vogliono sentire la leggenda di Luigi Olivieri, che a 19 anni si sacrifica per salvare i compagni, oppure la storia vera dei fucilati di Cercivento, i soldati uccisi per essersi rifiutati di partecipare all’ennesimo assalto frontale (Basilio Matiz, Silvio Ortis, Giovan Battista Corradazzi e Angelo Massaro). Spesso racconto anche delle tregue natalizie, mi piace parlarne perché sono quelle storie che dimostrano come l’uomo, anche in mezzo alla follia, cerchi sempre di stabilire un legame con chi gli sta attorno”.
Ma il lavoro della Sentinella Alpina non si limita a raccontare le battaglie. C'è anche un altro aspetto della Grande Guerra che Francesco vuole far conoscere: la lotta dei soldati contro la montagna stessa. I sentieri e le vie ferrate che oggi vengono percorsi da migliaia di escursionisti, spiega, sono spesso il risultato delle necessità militari di oltre un secolo fa.
“Quella combattuta ad alta quota fu, prima di tutto, una lotta titanica tra l'uomo e la montagna – osserva Francesco –. Prima ancora di puntare il fucile contro le trincee opposte, i soldati dovettero affrontare un avversario immensamente più letale: l'inverno alpino, le valanghe, la roccia verticale e il freddo che congelava il respiro. Se spogliamo la storia della retorica nazionalistica, ciò che resta sui crinali innevati è l'immagine di uomini, spesso contadini di pianura, strappati alle loro terre e spinti a quote impensabili. Era, in fondo, una guerra di povera gente che moriva di fame contro altra povera gente che moriva di fame, separata da un fronte immaginario ma accomunata dalla stessa, gelida miseria”.

“Per sopravvivere, per raggiungere gli avamposti più isolati e difendere le vette, quegli uomini dovettero trasformarsi in pionieri e alpinisti. Inventarono l'ingegneria d'alta quota. Le vie ferrate moderne, con i loro cavi d'acciaio che oggi ci permettono di arrampicare in sicurezza per puro divertimento, derivano direttamente da quelle corde, dai pioli in ferro e dalle scale in legno piantate a strapiombo sul vuoto per far salire rancio, truppe e munizioni. Le gallerie scavate a mano, i camminamenti a mezzacosta che sfidano la gravità: nulla di tutto questo è stato creato per il nostro turismo, ma per resistere all'impossibile”.
“Oggi, percorrere questi sentieri offre un'opportunità preziosa. Ci invita a guardare alla Grande Guerra non solo come a un freddo elenco di battaglie, ma come a una straordinaria e drammatica epopea di sopravvivenza. Ci racconta di un rispetto imposto dalla severità della natura, di un'umanità che, pur nella morsa del conflitto, ha saputo compiere imprese alpinistiche che ancora oggi lasciano senza fiato”.
“La prossima volta che agganciamo il moschettone a un cavo d'acciaio o percorriamo una cresta che si snoda verso il cielo, vale la pena fermarsi un istante. Quel sentiero non è solo un itinerario vacanziero: è un monumento scavato a mani nude da uomini che, di fronte all'implacabilità della montagna, scoprirono quanto potessero essere simili, fragili e, nel loro istinto di sopravvivenza, immensamente coraggiosi”, conclude Francesco.













