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Belluno
21 luglio | 19:45

Malga Van un anno dopo: un modello virtuoso di cura del territorio, in un contesto sempre più difficile per l’agricoltura di montagna

Abbiamo seguito l’avventura della cooperativa Pascolando fin dagli esordi: il progetto di giovani del territorio per far rinascere la piccola ma storica Malga Van, con l’obiettivo di rappresentare un modello che possa riportare le persone a fare agricoltura contadina. Il bilancio a un anno di distanza è positivo: c’è un punto vendita in struttura e i prodotti sono molto apprezzati, ma per l’agricoltura di montagna è sempre più difficile sopravvivere 

LIMANA. Malga Van un anno dopo: come sta andando? “Siamo partiti con un messaggio di speranza ed entusiasmo e li abbiamo ancora, ma ci rendiamo conto che è difficile far quadrare i conti. La piccola azienda agricola di montagna sta soffrendo: costi, aggravio burocratico e un carico di aspetti sanitari a volte eccessivo. Tutto ciò impedisce di mantenere in piedi l’attività economica, perché il modello agricolo privilegiato è quello delle grandi realtà, mentre le piccole aziende che si prendono cura dei pascoli spariscono”.

 

Esordisce così Carlo Murer, presidente della cooperativa Pascolando, nel presentare un bilancio positivo per la malga, ma in uno scenario sempre più difficile per l’agricoltura di montagna.

 

Abbiamo seguito il progetto di Pascolando dagli esordi (qui l’articolo): un progetto ambizioso e coraggioso, nel quale alcuni giovani hanno messo assieme le loro competenze, e il loro tempo, per far ripartire una delle malghe storiche di Limana. “Un anno di Pascolando - afferma il vicesindaco Roberto Piol - che è una scommessa ma soprattutto un esempio per tutti. Se non ci fossero ragazzi così volenterosi e preparati avremmo davvero difficoltà nel mantenere parte del nostro territorio. Pascolando è l’esempio di qualcosa che stanno sperimentando a beneficio di tutti: in un momento di crisi globali, sono la prova che si possono dare risposte locali come reazione della popolazione che vive il territorio e unica chiave per risolvere le difficoltà”.

 

L'incontro “Ritorno alla terra” è anche un momento di riflessione attorno ai punti cardine di Retecontadina, presente all’evento: resistenza alimentare, produzione locale, vendita diretta e filiera corta, stop pesticidi e Ogm e agroecologia contadina. “L’imposizione dell’agricoltura industriale - osserva Mario Azzalini, membro del Comitato generale - ci fa nascere un sospetto: che ci sia un disegno per distruggere l’agricoltura contadina e di montagna. È quindi giusto resistere e siamo qui per farlo anche attraverso un esperimento come quello di Malga Van, piccolo ma molto importante sul piano morale”. Un esperimento che sta dando ottimi frutti: c’è un punto vendita in struttura e i prodotti sono molto apprezzati, oltre ad aver ottenuto il riconoscimento come Buona pratica SlowFood

 

Al contempo, però, stanno chiudendo molte aziende agricole. “Aziende di persone avanti con gli anni e prive di ricambio generazionale - spiega Murer - ma anche piccole aziende di giovani stanchi di lavorare in perdita e dover mantenere parallelamente altri impieghi”. Giovani mossi dalla passione per l’agricoltura, non certo dal profitto, che non è infatti la finalità principale. “Siamo nati con l'obiettivo di rappresentare un modello per riportare le persone a fare agricoltura contadina - prosegue - e devo riconoscere che c’è interesse. A noi, ad esempio, si sono uniti Davide e Sebastiano: anche loro vorrebbero una stalla propria, ma è un sogno spesso impossibile, a meno di non avere una stalla di famiglia o non entrare in una logica di contributi che costringono a indebitarsi. Per questo ci chiediamo se stiamo proponendo ai giovani un modello sostenibile, sul quale basare la loro vita, o se prima e poi saranno costretti a finire nella logica degli allevamenti industriali”.

 

Da più voci è ricordata infine la recente circolare del governo sul latte crudo. “Come cooperativa - aggiunge Murer - siamo soci della latteria turnaria di Valmorel e fieri produttori di formaggio a latte crudo: diventerà però difficile farlo, se non vietato, perché si impone un protocollo di analisi insostenibile. La direzione è doversi sempre più omologare ai processi di produzione industriale, che è esattamente quello contro cui lottiamo. Il nostro obiettivo principale non è il profitto, ma la cura delle aree marginali, perché se spariscono i pascoli, avanza il bosco e quella varietà e biodiversità che tutti apprezziamo verranno meno”. 

 

“Negli anni ho conosciuto diversi gestori della malga - conclude Sergio Venturin, segretario della Latteria - e penso a come il territorio ci sta mettendo davanti agli occhi il degrado nel rapporto uomo-ambiente. Siamo infatti passati dall’abbandono della terra al suo sfruttamento, mentre va riconquistato un rapporto sano che ci dà un cibo e un ambiente sani: per farlo, dobbiamo rifondare una cultura fatta di azioni che ogni giorno si prendono cura della natura, che solo così potrà a sua volta curare noi. Sono però molte le difficoltà di chi ci prova: l’altro giorno, ad esempio, sono arrivate le linee guida sul latte crudo, con ben 64 pagine dedicate che rischiano di far morire realtà decennali per avallare il sistema di produzione industriale. Dobbiamo perciò costituire tavoli veri, dove nessuno possiede la verità assoluta ma dove la consapevolezza di ciò che è sano o meno nasce dal confronto, non certo da uno scontro manipolato dall’aspetto economico”.

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