“Il cibo è un atto di rispetto verso sé stessi e l’ambiente”, storia di Liliana e della sua azienda agricola tra le montagne agordine: “Non è facile, ma così realizzo il mio sogno”
A seguito della sua partecipazione al Concorso caseario italiano dedicato a prodotti di capra, Il Dolomiti ha contattato Liliana De Nato, che assieme al marito gestisce l’Azienda agricola Liliana a Gosaldo. Ci ha spiegato cosa c’è dietro i premi: da un approccio realmente etico agli animali, al cibo e alla vita in montagna, alla voglia di far conoscere le eccellenze agroalimentari bellunesi nel mondo

GOSALDO. “Il motivo per cui faccio questo lavoro è che amo profondamente la montagna nel suo aspetto fisico, reale, più che in quello bucolico. È per questo che io e mio marito lavoriamo così tanto e in questa maniera”.
Ci tiene a ribadirlo Liliana De Nato, 55 anni e una vita che si può davvero definire etica tra le sue montagne. Il Dolomiti l’ha contattata a seguito della sua partecipazione al XVII Concorso di formaggi, ricotte e yogurt di capra organizzato da Onaf (Organizzazione nazionale degli assaggiatori di formaggio): Liliana vi ha portato i suoi prodotti, “un pezzetto di casa mia”, e ha ricevuto quattro riconoscimenti (per l'Alpino, il Mirtillo spiritoso, il Camembert e la Rognola).
Ma dietro c’è molto altro. “Partecipo a concorsi e premi – spiega - come modo per far conoscere prodotti eccellenti, affinché si parli della qualità di ciò che possiamo realizzare in montagna, anche con una piccola azienda”. In questo caso l’Azienda agricola Liliana, che descrive come la tipica stalla di montagna con sotto gli animali e sopra il tabià con il fieno. Mai più di 15 capre perché “anche questa è una scelta etica”, come tutto ciò che guida il suo approccio alla vita: “Non volevo impattare sull’ambiente con grandi capannoni. Il mio desiderio era riaprire e gestire da sola un numero limitato di capi”.
L’idea iniziale era coltivare varietà antiche come orzo, farro e segale, ma la disponibilità di piccoli fazzoletti di terra frazionati rendeva difficile coltivare a fini produttivi. “Inoltre – aggiunge – sono terreni molto in pendenza e dobbiamo fare tutto a mano, quindi per avere un reddito abbiamo preso le capre per la produzione di latte e formaggio”. A Gosaldo, infatti, l’azienda ha un piccolo laboratorio e un caseificio per la vendita diretta, più quanto consegnato al ristorante La Stanga di Sedico.
“I miei animali sono alimentati in modo naturale con il fieno del secondo e terzo taglio che è più ricco - prosegue - e non forzo mai la loro alimentazione. Se negli allevamenti dove solitamente si dà più mangime è possibile arrivare a cinque-sei litri di latte al giorno, le mie ne fanno circa due o al massimo tre. Inoltre non mungo mai le capre durante la gravidanza, quindi da autunno a primavera riposano. Tutto ciò perché la responsabilità di quello che produco è mia, perciò devo sapere che stanno bene. Anche il letame è riciclato, in un circolo virtuoso: se in un solo passaggio introduci pesticidi o sostanze dannose, ti trovi un anello debole che impatta sugli altri”.
Un metodo che ha permesso all’azienda di aderire alla Carta di qualità del Parco nazionale Dolomiti bellunesi e alla certificazione regionale di prodotto di montagna. “Le persone ne percepiscono l’importanza. Fortunatamente - nota - negli ultimi anni i prodotti bellunesi si stanno facendo conoscere, prima era più raro e forse non erano sufficientemente valorizzati. A me invece è piaciuto andare alla ricerca di specialità nostrane come lo Zigher, il Caciocapra, la Tosella: per questo cerco di parlarne in giro e sapere che vincono premi è motivo di orgoglio. Mi piacerebbe che tutti i bellunesi lo sentissero”.
Per trasmettere questo approccio, c’è anche la fattoria didattica. "Prendo un litro di latte - spiega - e mostro ai ragazzi come fare il formaggio a livello casalingo, affinché possano replicarlo a casa o a scuola. In questo modo sento di trasmettere che il cibo è un atto di rispetto verso sé stessi e l’ambiente”.
In più, Liliana e il marito hanno creato il Sentiero per Skandolèr, un breve sentiero didattico che si inoltra nel bosco collegando le due stalle fino al pascolo. “Il turismo è necessario - nota ancora - ma lo si può fare rispettando la montagna, non ridicolizzandola. Il sentiero è nato in modo casuale ed è bello vedere oggi qualche persona che passa, perché gli spazi sono meravigliosi e sei circondato dalle cime dolomitiche più belle. Così si fa turismo etico e sostenibile”.
“Questo territorio va curato. Mio marito - conclude - ha sempre regimato le acque per evitare smottamenti: spesso ci si lamenta per le frane, ma serve prima di tutto la manutenzione. Abbiamo inoltre recintato per tutelarci da cervi, cinghiali e lupi: insomma non è tutto bucolico, ma fa parte del gioco. Continuo anche a seguire tanti corsi, e il lavoro non si ferma mai: però a un certo punto ti rendi conto che hai i requisiti necessari, la voglia di fare, la passione. E provi a realizzare il tuo sogno”.












