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Belluno
25 luglio | 09:14

“Conosco tutte le api, sono come animali domestici”. A 40 anni apre la sua azienda nella stalla del bisnonno: “Faccio anche altri lavori, ma non rinuncio al miele di qualità”

Partito con due famiglie di api, oggi è a 140: ma lì si ferma, per non compromettere la qualità del prodotto. Il Dolomiti ha visitato l’azienda agricola Valbelluna Garden, aperta da Francesco Sponga nella stalla in cui il bisnonno aveva le mucche. Assieme al profumo di miele, qui si respirano amore per le api, tutela (quella vera) della biodiversità e fedeltà all’idea di produrre un miele di qualità che tutela prima di tutto il benessere degli animali

(foto Roberto De Pellegrin)
(foto Roberto De Pellegrin)

LIMANA. L’amore per le api, la voglia di riaprire la stalla del bisnonno e la fedeltà a una filosofia, quella del rispetto per la natura: questo sono Francesco Sponga e la sua Valbelluna Garden, una casa per le api che aiuta la biodiversità mettendo al primo posto il benessere animale. “Per me sono animali domestici: ne ho molta cura, le conosco tutte e quando apro un apiario so chi c’è dentro”.

 

Una storia iniziata di recente, ma con già molto da raccontare e Il Dolomiti è andato a Limana per ascoltarla. Partito infatti con due famiglie di api nel 2021, ora Sponga - membro dell’associazione Mele a Mel - ne ha circa 140 e una quarantina di alveari: famiglie create da lui stesso, che lavora così sulla qualità sia del miele sia genetica.

 

“L’azienda nasce nel 2022 - spiega - per ridare vita a questo posto che era del mio bisnonno. La stalla e la casa in cui vivo erano infatti abbandonate dagli anni Settanta, finché ho aperto l’azienda apistica. Con l’aiuto della mia compagna, lavoriamo solo prodotti primari dell’apiario, quindi miele, polline e, se riusciamo, iniziamo con il propoli”.

 

Per scelta, gli apiari sono collocati solo in Valbelluna, senza praticare cioè nomadismo. “Ne abbiamo anche in quota - prosegue - sopra i 600 metri. La nostra filosofia si basa sul benessere delle api, quindi un nomadismo diciamo ‘estremo’ nel quale sono sfruttate per la produzione a noi non piace. Per questo cerchiamo di tenerle fisse: questo porta chiaramente a produrre meno, ma così le api stanno meglio e il prodotto è ottimo”.

 

L’azienda possiede cinque apiari, perlopiù casette classiche più una cinquantina di nuclei (famiglie nuove più piccole). Al contempo, Sponga è anche insegnante di yoga e tecnico per l’Associazione regionale apicoltori del Veneto: da solo, infatti, questo tipo di produzione non basta. Eppure è soprattutto una questione di coerenza nelle scelte di vita. “L’azienda si tiene in piedi facendo altri lavori - ammette - perché l’alternativa è diventare più grandi e perdere qualità. Piuttosto, quindi, cerco altre fonti, ma mantengo alto il benessere degli animali”.

 

Oggi Sponga ha poco più di 40 anni: perché questa scelta ora? “Da tempo - risponde - volevo lavorare con le api e ho trovato qui la mia occasione. È un po’ riprendere l’attività di famiglia, anche se il nonno e il bisnonno avevano le mucche: io sto convertendo la stalla in laboratorio apistico perché ho sempre avuto passione per il settore, senza riuscire a esprimerla”. Ora il progetto punta, grazie a un bando europeo, ad ampliare il laboratorio e creare un magazzino più grande, ma senza aumentare la produzione, appunto per non perdere un approccio che definire “biologico” sembra riduttivo.

 

Quando chiediamo infatti come stanno le api con il cambiamento climatico, risponde con la stessa passione che anima il suo lavoro. “Rispetto qualche anno fa - afferma - hanno bisogno di maggiore cura a causa degli sbalzi e della mancata stagionalità. Ad esempio, il grande caldo ha portato una buona produzione di miele ma anche disagi nell’alveare, perciò ci siamo dotati di fessure e camini affinché l’aria possa girare (le api gestiscono il calore ventilando). E per fortuna da noi trovano l’acqua, ma in pianura c’è anche questo ostacolo”.

 

“Faticano invece - prosegue - a trovare da mangiare. Con le fioriture entrano in gioco diverse variabili: se prendiamo l’acacia, quando fiorisce di solito fa venti giorni di pioggia perciò le api non riesco a bottinare il fiore, mentre per il tiglio va meglio perché fiorisce a giugno quando tendenzialmente fa caldo. Tutti aspetti da considerare, anche se ciò non toglie la difficoltà a trovare nettare: in questi casi si interviene perciò con l’alimentazione complementare. La diamo tendenzialmente d'inverno, tuttavia lo scorso anno siamo dovuti intervenire a fine maggio”.

 

In più i parassiti, in particolare la necessità di trattare due-tre volte l’anno le arnie contro la varroa destructor, che non solo colpisce le api in modo stretto, ma provoca virosi che vanno curate. I clienti sono consapevoli di tutto ciò? “Non posso generalizzare - conclude - ma chi viene da noi conosce già come lavoriamo e capisce la nostra filosofia di gestione delle api. Chi invece acquista al supermercato non fa questi ragionamenti, però capisco quelle scelte: da un lato è difficile far comprendere a tutti il valore di certi prodotti, dall’altro sono il primo ad ammettere che, con la vita frenetica di oggi, a tutti capita di passare al volo al supermercato e comprare prodotti di qualità inferiore rispetto a quelli locali. Le multinazionali hanno dettato di fatto uno stile di vita: la chiave sta nel fare determinate scelte alimentari ogni qualvolta è possibile”.

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