Contenuto sponsorizzato
Belluno
25 agosto | 15:17

“Affilavo coltelli già davanti ai cartoni animati”. Massimo Campedel, unico nato in valle nel 1995, torna a casa per fare della sua passione un lavoro: "E per rilanciare il paese"

Poco più che trentenne, Massimo Campedel è un artigiano bellunese che ha scelto di tornare nella sua valle per aprire un laboratorio di fabbricazione di coltelli. Un mestiere tradizionale che, grazie ai social, ha portato nel mondo, dalla Basilica di San Marco ai collezionisti in America. Il Dolomiti è salito a Gosaldo per farsi raccontare la sua storia e cosa secondo lui serve oggi, a un giovane, per decidere di rimanere in montagna

“Affilavo coltelli già davanti ai cartoni animati”

GOSALDO. Massimo Campedel è l’unico nato in valle del Mis nel 1995. Un destino che sembra segnato: andare in cerca di migliori opportunità. Invece se ne va, torna e fa della sua passione un lavoro, riscoprendo un mestiere tradizionale e portandolo nel mondo.

 

“Ho vissuto infanzia e adolescenza - racconta - in solitudine, nel silenzio di questi luoghi e con la britola in tasca. Mi sono sempre piaciuti i coltelli: ho ereditato qualche attrezzo dal bisnonno, che però non ho mai conosciuto. Era un minatore e per arrotondare faceva il fabbro, ma la passione per i coltelli è totalmente mia”.

 

La britola è il tradizionale coltellino tascabile a serramanico bellunese. Campedel ne ha recuperato la produzione con tecniche tradizionali e ne fa un vanto. “Verso la prima media - prosegue - ho forgiato il primo coltello. Poi al liceo artistico mi sono appassionato al disegno, all’arte, alla filosofia e alla musica. Suonavo il pianoforte, finché la perdita di un dito mi ha fatto mettere un po’ da parte lo strumento, ma tuttora su ognuno dei miei coltelli c’è la chiave di violino: la musica è stata fondamentale”.

 

Dopo il liceo continua a creare coltelli, ma senza l’idea di farne professione. Sceglie la strada del restauro dei beni culturali e Firenze è la scelta più naturale. “I miei genitori ci hanno creduto - spiega - così sono diventato tecnico esperto in conservazione dei beni culturali, specialista in restauro di dipinti su tela e tavola. Alla fine, però, mi sono reso conto che l’ambiente artistico non faceva per me, oltre al fatto che sarei dovuto rimanere in città, che non penso sia l’ambiente ideale dove vivere”.

 

Infatti torna in montagna e matura l’idea di aprire un’attività. “Era il periodo Covid - afferma - quando ho deciso di aprire un laboratorio per fabbricare coltelli. Nel 2020 era praticamente vuoto: ho imparato a saldare, mi sono costruito i banchi e ho investito per l’attrezzatura, e con molti sacrifici ho iniziato a mettere da parte dei soldi. Ho aperto le pagine social, senza le quali non sarei dove sono, ma molto ha aiutato anche il passaparola, visto che tutti conoscevano la mia passione: d’altra parte, affilavo coltelli già davanti ai cartoni animati”.

 

“In sei anni sono accadute tante cose - ammette - e ho sempre visto un crescendo sia per quanto riguarda le affilature sia nella fabbricazione di coltelli per appassionati. Ho raggiunto tanti obiettivi, ho fatto rivivere il coltello tradizionale bellunese e mi sono preso molte soddisfazioni”. Mentre parla, ci descrive anche la britola, le differenze nell’intendere cosa vada classificato come tale e le derivazioni linguistiche del termine: lo fa con passione e lasciando venir fuori anni di studio, che non faticano a mostrarsi. “Un coltello - nota - non è uno strumento qualsiasi: ti racconta una storia, puoi leggerlo in tanti modi. E ho sempre notato interesse in questo da parte delle persone”.

 

Campedel prende questa storia e il mestiere che l’accompagna e li porta nella contemporaneità: i social - ammette - sono fondamentali “per poter vivere in una valle come questa”. Grazie a Facebook e Instagram, arriva nel mondo: i suoi coltelli sono in America e in Svezia e i suoi chiodi nella Basilica di San Marco. “Ne sto ancora facendo - spiega - un ordine di 6mila pezzi per le falde del tetto, e se ne prospettano altri. Un lavoro particolare, che mi ha dato una visibilità cui non avrei mai pensato. In più, l'ultimo restauro della Basilica credo risalga all’Ottocento e da allora nessuno ha più fabbricato artigianalmente questo particolare chiodo. Perciò ho dovuto capire come costruire gli strumenti che mi servivano per farlo, perché non sono in commercio: un altro aspetto stimolante di questo lavoro”.

 

Il tutto a Gosaldo, per passione e per il silenzio. “Sì - conferma - qui trovo la tranquillità che mi serve. Ma per far vivere la montagna non basta: tutto quello che ho è frutto dei miei sacrifici e dell’aiuto dei miei genitori. Da fuori non è arrivato molto: poche risposte e non c’è un senso di comunità attiva”. La sua visione da giovane imprenditore è infatti chiara. “Chi non abita in montagna non si rende conto che per viverci bisogna accettare dei compromessi - osserva - ma che sono necessarie anche le condizioni per farlo. Serve un riconoscimento per chi decide di rimanere: i guadagni sono diversi e viverci è più difficile, non si può pensare che le persone investano senza servizi che funzionano”.

 

“Non si tratta di chiedere l’elemosina - conclude - ma andare oltre la standardizzazione delle norme per la quale io devo subire la stessa burocrazia e gli stessi costi di un’azienda di grandi dimensioni o di una che produce in un territorio diverso. Se io, che ho un’attività storica e sono l’unico artigiano che fa i chiodi per la Basilica di San Marco e il coltello bellunese, subisco le stesse condizioni per assumere un dipendente di chi gestisce la grande impresa in un contesto diverso, come posso tramandare il valore di quello che produco?”.

 

In attesa di risposte, in futuro il suo sogno - lo dice con un sorriso - è “far rivivere questa zona, dare lavoro ad altre persone, portarle a rimanere, e tramandare la nostra storia”. Più qualcos’altro, che ci racconta ma che rimane, per ora, un segreto.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Società
| 26 agosto | 19:56
L'artigiano Walter Pontiggia racconta a il Dolomiti la storia della sua bottega artigiana in Valtellina, tra il rame lavorato dal padre, i ricordi [...]
Politica
| 26 agosto | 20:43
Nel centro destra la strada che porta all'assessore Mattia Gottardi è la più logica e la più "trafficata", visto che il politico giudicariese, [...]
Cronaca
| 26 agosto | 19:14
Tutto è iniziato il 16 luglio scorso quando un alpinista ha trovato, a circa 2.955 metri di quota, uno zaino rimasto scoperto a causa dello [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato