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Trento
04 agosto | 16:59

Raffaele Pedrotti compie 50 anni di attività: “Una volta sulle insegne dei negozi c'erano cognomi trentini ora è pieno di catene. L'online? Non sono un attore, preferisco il rapporto umano”

“Una volta mi chiedevano di abbinare le scarpe al vestito per una cerimonia, oggi mi capita raramente. Piuttosto mi chiedono una sling bag”. È cambiato il linguaggio, è cambiato il modo di comunicare, sono cambiati i clienti, ma passione e cura per Raffaele Pedrotti sono rimaste le stesse parole chiave. Da ben 50 anni 

Raffaele Pedrotti compie 50 anni di attività: “Una volta sulle insegne dei negozi c'erano cognomi trentini ora è pieno di
di Viola Bazzanella

TRENTO. “Una volta mi chiedevano di abbinare le scarpe al vestito per una cerimonia, oggi mi capita raramente. Piuttosto mi chiedono una sling bag”. È cambiato il linguaggio, è cambiato il modo di comunicare, sono cambiati i clienti. Ma la passione e la cura sono rimaste le stesse. Da ben 50 anni. 

 

Nel cuore di Trento, in via Manci 46, il negozio Pedrotti Calzature è da oltre vent'anni un punto di riferimento per chi cerca scarpe, ma soprattutto un rapporto umano. Dietro al banco c'è Raffaele Pedrotti, 66 anni, che di scarpe e vendita diretta al cliente si occupa praticamente da sempre

 

Aveva appena 16 anni quando, il 2 agosto 1976, iniziò come apprendista alla Prealpina di piazza Santa Maria Maggiore. In seguito passò allo storico negozio Madras di via Carducci, dove rimase dal 1979 fino al 2007. Quasi trent'anni di esperienza durante i quali è nata prima una passione e poi il pretesto per farla diventare la sua professione.

 

Il momento decisivo arrivò per l’appunto nel 2007, quando l'attività nella quale lavorava chiuse i battenti: “All’inizio ero spiazzato. C’era un periodo di crisi e avevo anche ricevuto offerte per lasciare Trento - racconta a Il Dolomiti Pedrotti - Ma andarsene non era un’opzione. Mi sarebbe dispiaciuto, perché qui ci ero cresciuto. Così, incoraggiato dai fratelli e da diversi amici, decisi di mettermi in gioco e aprire un negozio tutto mio”. 

 

Da allora però (in 50 anni di attività complessivi) il commercio è cambiato profondamente: “È cambiata la burocrazia, è cambiato il modo di pagare, siamo passati quasi completamente dal contante ai pagamenti digitali. Ma soprattutto sono cambiati i clienti. Oggi - racconta sempre il proprietario del negozio di via Manci -, molti entrano già con il telefono in mano. Arrivano avendo visto tutto online e spesso devo spiegare che il colore visto sul cellulare non è lo stesso che si vede dal vivo”.

 

Sono diverse anche le abitudini: “Una volta si lavorava dal lunedì al sabato e i negozi chiudevano a mezzogiorno. Oggi si lavora praticamente sempre, sette giorni su sette” continua il commerciante. E insieme agli orari è diverso anche il volto della città perché “quando ho iniziato io, il centro città era fatto quasi tutto di negozi a conduzione familiare. C'erano cognomi trentini sulle insegne. Oggi, invece, come quello di altre città, è pieno di catene” dichiara sempre Pedrotti. 

 

L'e-commerce ha rivoluzionato il settore, ma il proprietario della bottega continua a credere e a restare fedele al negozio fisico: “L’online non mi piace. Preferisco che il cliente venga qui, parlare con lui, confrontarmi, scambiare due opinioni -spiega sempre il venditore trentino -. Oggi sembra quasi che alcuni commercianti debbano fare gli attori sui social. Poi magari entri nel negozio e non ti aprono nemmeno la porta o non ti invitano a entrare. Il dare del Lei è una forma di rispetto che considero sacra e che in poche realtà è rimasta”. 

 

Molti produttori poi, oggi vendono direttamente ai clienti, saltando i negozi, mettendo così in crisi quella che è la catena (fondamentale) delle vendite, “ma il fabbricante dovrebbe fare il fabbricante e noi commercianti il nostro mestiere” sottolinea ancora Pedrotti. Una trasformazione che pesa soprattutto su chi ogni giorno sostiene i costi di un’attività e che nonostante tutto continua a puntare sul 'Made in Italy': “Paghiamo affitti molto alti, paghiamo regolarmente i dipendenti e dobbiamo confrontarci con aziende che diventano nostri concorrenti. Ma resto fedele a quelli che sono i miei ideali perché vedo che tanti clienti, anche stranieri, li apprezzano” continua. 

 

Le cronache delle ultime settimane poi (Qui l'articolo) hanno riportato al centro del dibattito anche il tema della sicurezza, Pedrotti quindi condivide con Il Dolomiti il suo punto vista: “Si parla molto di questi episodi, ma anche in passato ce ne sono stati. Negli anni Novanta rompevano le vetrine. La delinquenza purtroppo è sempre esistita. Trento resta una città piccola e, rispetto a un centro metropolitano, la situazione è migliore”.

 

Una richiesta sottile e mirata però la fa: "Credo servirebbe una presenza più costante delle forze dell'ordine nelle ore principali della giornata. Sarebbe un deterrente importante". Parlando del centro storico, il commerciante sottolinea poi anche quella che è l'inevitabile correlazione tra sicurezza e decoro urbano. “Sono gli stessi turisti a dirlo: avete una città bellissima. Il centro storico è un salotto, ma bisogna saperlo tenere. Basta poco per rovinare l'immagine di ordine e pulizia costruita negli anni” dichiara il proprietario. 

 

Ma è quando parla dei clienti che emerge il lato più umano del suo lavoro. Ancora oggi è lui a inginocchiarsi per far provare le scarpe: un gesto semplice, ma di grande cura e rispetto nei confronti dei clienti. 

 

“L'ho imparato da ragazzo e non ho mai smesso di farlo. Lo faccio con tutti, senza distinzione d’età - spiega Pedrotti -. È anche grazie a questo approccio che negli anni si sono creati rapporti che vanno ben oltre la vendita. Ho una clientela affezionatissima che mi ha sempre seguito”.

 

Nel suo negozio sono passate a trovarlo intere generazioni: “Prima veniva il nonno, poi il figlio e oggi entra il nipote” dichiara il venditore. Un legame che racconta meglio di qualsiasi dato quanto il commercio, quando è fatto di presenza e fiducia, possa diventare parte della vita delle persone.

 

In quasi cinquant'anni di lavoro le persone incontrate sono state tantissime: tra i ricordi più curiosi c'è quello del giudice Palermo, che arrivava accompagnato dalla scorta e quello dell’ex presidente della Provincia Lorenzo Dellai il quale “entrava, provava le scarpe e in tre minuti aveva già comprato tutto. Non ho mai visto un cliente così veloce” ricorda scherzosamente Pedrotti. 

 

Alla fine, però, il bilancio è racchiuso in una frase semplice ed efficace: “Tutto sommato, mi piace il mio lavoro”. Forse perché per Raffaele Pedrotti vendere calzature non ha mai significato soltanto fare commercio, ma anche costruire relazioni destinate, in alcuni casi, a durare una vita.

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