"Con i Negramaro mai diviso un incasso, anche se di 200 euro". Il tastierista Andro si racconta: "Musica con l'IA? Magari arrivi primo, ma nessuno verrà ai tuoi live"
Il tastierista dei Negramaro Andrea 'Andro' Mariano: "Siamo nati quando non c'erano i social e per anni non abbiamo mai diviso l'incasso di un concerto: quello che guadagnavamo lo reinvestivamo nel progetto. Oggi la prima cosa che i giovani vogliono è il successo, ma a loro dico di godersi il percorso e di rallentare e di prendersi il proprio tempo, vedo ventenni già stressatissimi"

TRENTO. Venticinque anni di musica, dai primi concerti con gli incassi reinvestiti nei Negramaro fino ai grandi palchi, passando per una rivoluzione tecnologica che ha cambiato il modo di produrre, comunicare e persino immaginare una carriera. Ma se c'è qualcosa che Andro Andrea Mariano, membro fondatore e tastierista dei Negramaro, continua a mettere al centro è il percorso: quello costruito senza scorciatoie, un passo alla volta, alimentato dalla curiosità, dalla condivisione e dal rapporto con il pubblico.
È questo il filo rosso dell'incontro andato in scena al Teatro Capovolto di Trento nell'ambito del Trento Live Fest a poco più di una settimana dall'atteso live dei Negramaro alla Trentino Music Arena: Mariano ha raccontato il suo di viaggio, dagli esordi della band alla fine degli anni Novanta fino alla musica di oggi, tra giovani artisti "sempre più spinti a inseguire numeri e successo", il bisogno di recuperare "un tempo lento per la creatività” e un'intelligenza artificiale che potrà anche portare un brano in cima alle classifiche, ma "non ti darà mai una tua personalità".
"La mia è stata una storia lunga e fortunata – racconta – partita da mia mamma che mi ha suggerito un percorso di studi classico con il pianoforte. Lì è iniziato tutto e poi si sono presentate una serie di occasioni, di sliding doors, e nel corso degli anni ho trovato la strada giusta”.
La strada con i Negramaro appunto, iniziata alla fine del 1999: “Un percorso lungo che ha creato qualcosa di solido e duraturo, cosa che oggi sembra molto difficile riuscire a ricreare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata riuscire a stare insieme, formando un gruppo di persone con la stessa visione, che è diverso dall'avere gli stessi obiettivi. Noi chiamiamo la nostra realtà 'il progetto': Negramaro è quasi un'entità al di sopra di noi e dovevamo collaborare affinché tutto potesse continuare giorno dopo giorno, vivendo di musica. E all'inizio significava anche soltanto riuscire a trovare il live della settimana successiva".
Ma quali sono i primi ricordi di quest'avventura?
"Abbiamo iniziato proprio dai live e credo che tutte quelle scelte ci abbiano dato ragione, a partire da quella di presentarci con un concerto di inediti e non di cover: scrivevamo e arrangiavamo in sala prove e non vedevamo l'ora di proporre al pubblico il nostro suono e il nostro spettacolo. Per almeno sette-otto anni non abbiamo mai diviso l'incasso di un concerto, anche quando erano soltanto 200 euro. Quello che guadagnavamo lo reinvestivamo nel concerto successivo, per permetterci uno strumento in più, un monitor o un fonico”.
In quegli anni, spiega il tastierista, la musica in Salento era molto attiva e c'erano tanti gruppi e attorno ai Negramaro si era creata una curiosità che si alimentava di live in live. “Ricordo – dice – che mettevamo uno striscione dietro al palco e una lampada stroboscopica per creare un effetto speciale. Siamo partiti così e poi sono arrivate le prime date fuori, da Roma a Bologna: per noi era un traguardo incredibile".
Ma cos'è cambiato in tutti questi anni, e cosa è rimasto uguale? "Quello che non è cambiato negli anni penso sia il pubblico, perché i concerti belli nascono quando c'è alchimia tra artisti e pubblico. E questo va oltre tutto, anche oltre le produzioni: per noi è stata una costante. È cambiato invece moltissimo il modo di fare musica: le tecnologie hanno rivoluzionato tutto, soprattutto dal punto di vista della comunicazione e della produzione. Pensate che noi abbiamo iniziato senza i social e la domanda era: come riusciamo a farci conoscere fuori? E fu principalmente attraverso il passaparola".
E dal percorso al suo modo di viverlo il passo è breve. "Sono sempre stato molto curioso – spiega – con la voglia di andare oltre il semplice fatto di suonare uno strumento. Alcune cose mi sono servite, altre meno, ma penso che in questo periodo storico sia fondamentale stimolare e preservare proprio il valore della curiosità”.
E poi uno sguardo alle nuove generazioni di artisti, troppo spesso tentate di raggiungere subito l'obiettivo del successo, i famosi “numeri”, rischiando magari di non godersi neppure il viaggio.
"A un giovane all'inizio del proprio percorso consiglierei di osservare tantissimo, chiedere, incuriosirsi e capire quali cose possano tornare utili al proprio talento e mettere la mia esperienza, il mio vissuto iniziato nell'era del vinile, del cd e delle musicassette, al servizio dei giovani credo sia importantissimo e quasi un dovere. Io lo sento così: sento la responsabilità di trasferire tutto questo ai giovani, mettendomi a loro disposizione".
"La prima cosa che i giovani di oggi mi chiedono – prosegue – è il successo, i grandi numeri. Non è colpa loro: è semplicemente quello che gli diamo ogni giorno, questo dover arrivare a essere il numero uno. Io, invece, voglio dare consigli su come costruire un percorso, anche perché vedo molti ventenni già stressatissimi mentre io a quell'età mi sono goduto quegli anni, quel momento. Vorrei trasmettere l'importanza di prendersi il proprio tempo, con curiosità e facendo esperienze".
E poi la puntualizzazione, di chi di esperienza ne ha fatta: "Quello che vorrei dire loro è di non cercare scorciatoie, perché non durano, nella musica come nelle altre carriere. Ci sono cose imprescindibili: uno status psicofisico buono, il prendersi cura di sé e l'andare al proprio passo. Anche se è evidente come sia difficile dire a un giovane di rallentare in un mondo che corre, però quando si deve compiere un atto creativo farlo è fondamentale".
Inevitabile lanciare uno sguardo ad uno strumento che sta entrando "a gamba tesa" nel mondo della creazione musicale, permettendo potenzialmente a tutti di realizzare in modo velocissimo una canzone: l'intelligenza artificiale.
E Mariano non ha dubbi: "L'intelligenza artificiale non ti darà mai una tua personalità: io mi confronto con questo strumento, cerco di capirlo, però non penserei mai di costruire un brano così. Penso insomma che non riesca a mantenere viva la musica: mi spiego, se hai fatto un pezzo con l'intelligenza artificiale, anche se magari arrivi primo in classifica, nessuno verrà mai ad ascoltarti live. C'è però un aspetto positivo: i ragazzi vogliono ancora imbracciare uno strumento, sedersi a un pianoforte e imparare a cantare e in questo vanno guidati".
Infine una battuta su cosa si porta via di questo lunghissimo viaggio con i Negramaro, sia dal punto di vista artistico che personale.
"In primis c'è il fattore umano: la condivisione e lo scambio continuo con gli altri sono stati la chiave di tutto. Ora – chiosa – nella mia vita artistica e personale sta tornando fortissimo il valore dell'aver costruito un ecosistema sano in cui, se qualcuno ha una giornata storta, ci si può anche fermare e parlare, magari prendendosi un caffè, senza dover per forza garantire una performance. È proprio questo che mi tiene in vita, perché ho capito quanto sia importante essere ascoltati e quanto sia difficile trovare persone che ti ascoltano in un mondo che corre troppo veloce. E anche nel mondo della musica c'è bisogno di condivisione ed empatia".















