Belluno, Noro (Pd) rilancia il paragone con l’Alto Adige: “Più che finanziamenti, ci serve consapevolezza. Quel modello non si compra con i soldi”
Con due post sul suo profilo social, il segretario del Pd Belluno Davide Noro rilancia la riflessione sul governo del capoluogo bellunese nel paragone con il modello altoatesino. “La prima cosa che ci serve non è un altro finanziamento a pioggia, ma diventare più consapevoli”

BELLUNO. “È davvero solo una questione di soldi?”. Con questo interrogativo Davide Noro, segretario del Partito democratico città di Belluno, conclude una riflessione sul suo profilo social rispetto al futuro del capoluogo paragonandolo allo scenario - ancora una volta - dell’Alto Adige.
L’occasione è data dal nuovo, recente dibattito sul Nevegal, quando a un articolo di stampa sulle criticità della zona è seguita la pronta replica del capo frazione per ribadire la necessità di non ricordare solo “le promesse non mantenute” sul Colle, ma anche gli aspetti positivi (qui la lettera).
“Tra chi parla di degrado e chi sostiene che il pessimismo sia il primo elemento contro il rilancio del Colle - scrive Noro - l’impressione che ho avuto da (quasi) profano è che questa discussione sia un copia e incolla di quello che accade da più o meno 20 anni. Fatalità, proprio in questi giorni, ho frequentato spesso le terre dei nostri vicini altoatesini. Nel provare la consueta invidia per quello che già conosciamo (l’autonomia, i soldi, ecc.), ho realizzato una verità talmente semplice che, ingenuamente, non avevo mai capito fino in fondo”.
Cioè che, prima delle maggiori disponibilità economiche, si tratta di una questione di cultura. “Dai fiori nelle strade all’erba tagliata - prosegue - dalla legna ordinata fuori dalle case, praticamente tutte restaurate o rinnovate, ai servizi, turistici sì, ma con priorità a chi quei paesi li vive e li cura tutto l’anno. Quello che si vede è un territorio che ha una forte identità perché crede in quello che può offrire. La parte romantica però non basta: mentre da noi il dibattito resta bloccato su come rattoppare il passato o chi debba togliere le erbacce, lì si costruisce il futuro. Basta guardare all’esperienza del Comune di Bressanone: contro il caldo torrido, si insiste su un Piano del Verde strutturato, irrigazione controllata da sensori per non sprecare neanche una goccia d’acqua, alberi scelti oggi in funzione di come cambierà il clima tra vent’anni”.
Un sistema che, secondo Noro, dipende tanto da pubblico quanto dai privati, oltre i campanilismi. “A Belluno, e faccio anche io autocritica - osserva - non lo abbiamo ancora capito e questo è un problema, perché un modello del genere non si importa solo con i soldi. La prima cosa che ci serve, quindi, non è un altro finanziamento a pioggia, ma diventare più consapevoli”.
Le parole chiave sono quindi progetto, sviluppo, visione: parole che si continuano a sentire da ogni amministratore o imprenditore che riflette sul futuro delle aree montane (qui un esempio), ma con il rischio di rimanere tali. “A fare la differenza - puntualizza Noro - sono le scelte. Prendiamo il nuovo Polisportivo a Belluno: un’opera da circa 10 milioni di euro, nata con problemi strutturali (come le torri faro e l’illuminazione che impediscono l'omologazione per la Serie C) e gestionali, vista l’assenza di un piano per il traffico e i parcheggi. Oppure l’area di Lambioi che non ha ancora una chiara definizione e destinazione. Poco più sopra, piscina e VHS Arena che convivono con i problemi che conosciamo. Vogliamo dare un senso alla parola visione?”.
E torna il paragone altoatesino, stavolta con Dobbiaco. “Appena fuori dal centro - prosegue - a circa 5 minuti a piedi con percorso dedicato, c’è un enorme centro sportivo e ricreativo composto da quattro aree: gli impianti sportivi, il palaghiaccio, il parco giochi e il laghetto naturale. Quest'ultimo mi ha colpito particolarmente: non si tratta di una piscina, ma di un vero e proprio bacino creato con l'acqua di neve sciolta e tenuto pulito senza additivi chimici, grazie ad un sistema di depurazione innovativo. L'ingresso giornaliero al laghetto costa circa 5 euro, sdraio compresa. I bambini entrano gratis, dai 5 ai 15 pagano 4 euro”.
“Le strutture sono perfettamente integrate tra loro - conclude - e con il tessuto urbano. Inoltre, sono un punto di riferimento per tutta la comunità, non solo per i turisti. E qui c'è la seconda cosa interessante. Appena al di fuori ci sono una ventina di stalli bianchi gratuiti per 12 ore, che il 16 agosto erano mezzi vuoti, nonostante la struttura fosse affollata. Poco più in là, nel centro, c’era la sagra del paese. Collegamenti, mezzi pubblici, ciclabili e strade pedonali: se ci sono le alternative, la macchina rimane in garage. Ora ripropongo la domanda: è davvero solo una questione di soldi?”.













