Fitosanitari: come opporsi? “Non è questione di clima: vengono qui per i terreni a buon prezzo. La politica deve inasprire i vincoli paesaggistici per difendere il territorio”
Dopo l’ultimo incontro organizzato dai cittadini attorno al vigneto in realizzazione a Belluno, Il Dolomiti ha incontrato Mauro Zanini, agricoltore, docente e tra i fondatori del Biodistretto terre bellunesi. Ci ha spiegato come sono nati i Regolamenti di polizia rurale sui fitosanitari, cosa prevedono e come la politica potrebbe davvero difendere il territorio dalla diffusione delle monocolture

BELLUNO. “Dal mio punto di vista la provincia di Belluno è molto a rischio. Abbiamo diversi terreni appetibili a buon prezzo per aziende che fanno monocolture come il prosecco, nonostante il mercato del vino sia in flessione. Perciò dobbiamo opporci e l’unico modo per farlo in maniera efficace, oggi, è puntare sul valore storico e paesaggistico del territorio”.
A parlare è Mauro Zanini, agricoltore e docente di materie agrarie e forestali nonché tra i fondatori del Biodistretto terre bellunesi, associazione che persegue finalità civiche e di utilità sociale in favore della conversione ecologica e di giustizia sociale. Durante la serata per discutere del vigneto in realizzazione a Bes (qui), Zanini ha riportato alcune interessanti riflessioni per approfondire le quali il Dolomiti lo ha incontrato.
“Prima del Biodistretto - racconta - si era formato un gruppo di circa settanta persone nel 2013 che, a fronte del problema del meleto di Calliol di Cesiomaggiore, organizzava serate con medici Isde (International Society of Doctors for Environment) per informare sui rischi legati ai prodotti fitosanitari. Al suo interno, alcuni di noi iniziarono a lavorare a un Regolamento di polizia rurale e, dopo anni di ricerche su altri territori e lettura di sentenze sul tema, abbiamo redatto la parte sui fitosanitari per poi proporla ai Comuni della provincia. Lo abbiamo fatto in maniera gratuita, spinti solo da una questione etica che oggi, forse, i cittadini che affittano i loro terreni ai grandi produttori non sentono più”.
Belluno fu il primo Comune ad adottare il Regolamento ma ora i cittadini stanno chiedendo di inasprire tutti quelli presenti in Valbelluna e uniformarli tra loro. Approccio, tuttavia, che non sembra essere quello su cui puntare. “Tutti i regolamenti - spiega Zanini - si basano su un principio. L’etichetta di un prodotto fitosanitario deve riportare nome, principio attivo e indicazione di pericolo (indicata con la lettera H, hazard, più il numero di riferimento in base alla gravità degli effetti): noi abbiamo impostato il divieto di usarne alcuni non sui primi due aspetti, facilmente aggirabili, ma su quest’ultima”.
Sono cioè già vietati i fitosanitari con gli effetti più pesanti per la salute e l’ambiente. Inoltre sono state inserite clausole per tutelare le aree confinanti, ad esempio distanze minime da siti come parchi giochi o campi sportivi, e una clausola per cui, se c’è un terreno a coltivazione biologica, devono essere previsti filari a confine irrorati solo con prodotti consentiti per quelle colture. “Questo chiaramente non vuol dire che si fa biologico - nota - ma che vanno usati prodotti meno impattanti e con alcune accortezze. All’epoca, diversi agricoltori si opposero sostenendo che avremmo impedito loro di lavorare, soprattutto perché tra i prodotti pericolosi rientrava il glifosate, molto usato per il mais. Ma alla fine, di fatto, si vietò solo il 30% dei prodotti totali e abbiamo dimostrato che potevano essere tranquillamente sostituiti da altri".
Quindi un regolamento, e di buon livello, c’è, tanto che durante la serata alcuni consiglieri di Belluno e Sedico hanno chiesto piuttosto collaborazione per capire cosa realmente si può - o si dovrebbe - fare. Domanda che noi abbiamo girato a Zanini.
“Sicuramente andrebbero migliorati i controlli. Si potrebbero anche inasprire i regolamenti esistenti - risponde - ma non è vero che alcuni sono più virtuosi di altri. Quello di Ponte nelle Alpi, citato come virtuoso, ha la stessa base di quello di Belluno: cioè fare in modo che tutti gli agricoltori non usino le indicazioni di pericolo più dannose. Inoltre, sostenere che da noi il clima è ideale per la vite a causa del riscaldamento globale (la tesi dell’azienda) è vero fino a un certo punto perché le abbondanti piogge portano più patologie fungine. Quindi il vino è sì buono, ma che la vite stia bene non è detto. Dal mio punto di vista, perciò, il vero motivo per cui i produttori si spostano qui è che trovano terreni a prezzi agevolati".
Quindi cosa fare? “Anzitutto - conclude - fare informazione seria, con medici Isde preparati sul tema specifico, e serate per far conoscere i Regolamenti di polizia rurale esistenti. Poi, come anticipato, servono più agenti di polizia municipale, istruiti sui fitosanitari e che vadano davvero a controllare durante i trattamenti. Infine, i vincoli paesaggistici: per impedire la massiccia diffusione di monocolture, a livello politico dobbiamo puntare sulla tutela dei beni con valore storico e naturalistico, di cui il Bellunese è ricco. Su questo aspetto, cioè, si dovrebbero inasprire i regolamenti, perché lato fitosanitari i vincoli ci sono già. E certo serve maggiore cultura su alimentazione, salute e ambiente, puntando su un altro tipo di sviluppo. Proprio per fare questo, forse, serve il Biodistretto”.












