Da Shanghai alla Val Tramontina per fare formaggio e vivere in montagna: la scelta di mamma Xiao Lei, papà Roberto e Francesco: ''C'è bisogno di giovani coraggiosi''
Francesco Ferraro racconta a Il Dolomiti di ‘Borgo Titol’, l’azienda agro-turistica di famiglia che fonde tradizione montana ed elementi orientali: “Non biasimo chi abbandona questi territori. I miei genitori sono stati molto coraggiosi all’epoca e penso che prendere oggi una decisione come la loro sarebbe ancora più complicato. C’è bisogno di giovani coraggiosi, e anche un po’ folli”

VAL TRAMONTINA. Quella di Borgo Titol, azienda agrituristica collocata a Tramonti di Sopra, in Provincia di Pordenone, è una realtà che nasce dalla volontà di cambiare vita: dietro l’attività c’è infatti la storia di una famiglia e la decisione, presa quasi vent’anni fa, di investire in un territorio di montagna, recuperando un luogo abbandonato e costruendovi, passo dopo passo, nido, casa e lavoro.
A raccontare questa storia a Il Dolomiti è Francesco Ferraro, 20enne, cresciuto proprio insieme all’azienda e oggi impegnato in prima persona nel portare avanti il progetto avviato inizialmente dai suoi genitori Roberto e Xiao Lei: “Borgo Titol nasce nel 2008. Mio padre è friulano, mentre mia madre è cinese, di Shanghai. Volevano trasferirsi in una zona di montagna, vivere in un posto incontaminato e avviare un'attività che prevedesse un contatto diretto col territorio, iniziando piano piano a produrre formaggi, salumi e ortaggi" spiega il giovane.
All’origine non c’era semplicemente l’intenzione di avviare un’impresa agricola però, c’era il desiderio genuino di cambiare vita. Per Roberto Ferraro, ascoltando le parole de figlio, significava anche riscoprire un rapporto con la campagna e con l’allevamento conosciuto durante l’infanzia, insieme ai suoi nonni. Per Xiao Lei, arrivata da una metropoli da circa 25 milioni di abitanti come Shanghai, la montagna rappresentava invece un cambiamento radicale, ma tanto desiderato. La Val Tramontina diventò così il luogo nel quale far fiorire queste due volontà.
“Mio padre, originario della provincia di Pordenone, conosceva già queste montagne e le frequentava da tempo. Dunque, quando si presentò la possibilità di acquistare Borgo Titol, decisero di investire proprio qui, in questa località sottovalutata e abbandonata da tutti” racconta sempre Ferraro. All’epoca, quest'area leggermente discostata rispetto al piccolo nucleo urbano di Tramonti di Sopra (comune anche parecchio conosciuto ultimamente per le Pozze Smeraldine che forma il torrente Meduna), era disabitato da decenni e gli edifici, segnati anche dalle conseguenze del terremoto del Friuli, erano ormai ridotti in gran parte a ruderi: “Hanno comprato i terreni e ciò che rimaneva degli edifici. Piano piano hanno iniziato a ristrutturarli, prima per riuscire ad abitarci e poi per creare una vera e propria azienda agricola” spiega.
Da quella scelta iniziale è poi proseguita una crescita graduale: nel 2008 sono arrivati i primi formaggi e salumi, insieme alla vendita diretta dei prodotti dell’azienda. Nel 2013 è partita poi l’attività agrituristica e l’anno successivo sono state aperte quattro camere. L’allevamento e la coltivazione hanno così iniziato a dialogare sempre di più con il settore dell’ospitalità e con quello della ristorazione: le materie prime prodotte a Borgo Titol sono diventate non soltanto qualcosa da vendere, ma la base dei piatti serviti agli ospiti.
Se inizialmente aveva un’impostazione volutamente casalinga e rustica, negli anni la ricerca si è fatta più approfondita, senza affatto perdere il legame con ciò che viene prodotto sul posto. Bovini, suini, pecore e animali da cortile vengono allevati direttamente in azienda, mentre l’orto segue il ritmo delle stagioni: "Per ciò che non può essere prodotto internamente - spiega Ferraro -, la scelta ricade per quanto possibile su aziende agricole e produttori del territorio".
Ma Borgo Titol porta in tavola anche 'la sua unicità': “Il nostro non è soltanto un menu della tradizione friulana. C’è anche la tradizione cinese della famiglia di mia madre e quindi, le contaminazioni orientali non mancano. La cosa fondamentale per noi è comunque partire da una materia prima di qualità, nostra o proveniente da altre realtà locali, e valorizzarla”.

È proprio questa dimensione familiare a essere rimasta costante mentre l’attività cambiava, evolveva. Roberto e Xiao Lei hanno dato vita a Borgo Titol; Francesco vi è cresciuto al suo interno e sta orientando anche il proprio percorso di studi verso il futuro dell’impresa acquisendo competenze che possano contribuire allo sviluppo della produzione e la sorella Elisabetta, diciottenne, potrebbe in futuro affiancarlo.
Il passaggio generazionale, quindi, non significa semplicemente ereditare quanto costruito dai genitori. Può significare anche provare a farlo evolvere. Un esempio è il salumificio inaugurato nel 2025, oggi uno dei principali investimenti della famiglia.
"Borgo Titol produceva già da tempo la Pitina Igp, uno dei prodotti più rappresentativi della Val Tramontina, ma il nuovo stabilimento, dotato di riconoscimento sanitario europeo, ha aperto possibilità commerciali molto più ampie, permettendo di portare questo prodotto e gli altri anche fuori regione e nel mercato europeo - racconta il giovane -. Il salumificio ha solamente un anno ed è ancora in pieno sviluppo, ma è il progetto sul quale ci stiamo concentrando maggiormente e nel quale stiamo investendo più energie".

Investire ancora assume un significato particolare quando lo si fa in una zona che deve confrontarsi quotidianamente e da anni con lo spopolamento della montagna. Ferraro questo fenomeno lo conosce bene, come le difficoltà che deve affrontare di chi sceglie di costruire il proprio futuro lontano dai grandi centri: la popolazione invecchia, le occasioni lavorative diminuiscono e molte attività tradizionali rischiano di scomparire insieme alle persone che per decenni le hanno portate avanti.
"Siamo un fenomeno un po’ in controtendenza è vero. Riuscire a sostentarsi autonomamente in montagna è diventato sempre più difficile. I miei genitori sono stati molto coraggiosi all’epoca e penso che prendere oggi, nel 2026, una decisione come la loro sarebbe ancora più complicato. C’è molto bisogno di giovani coraggiosi, e anche un po’ folli, che prendano in mano il futuro delle montagne friulane” conclude Ferraro.
Da una parte ci sono produzioni capaci di raccontare un territorio e di generare valore anche fuori dai suoi confini; dall’altra un turismo interessato alla natura, alla gastronomia e a luoghi lontani dai circuiti più affollati. A Borgo Titol le due dimensioni convivono: c’è chi arriva dalla pianura pordenonese per trascorrere una giornata in Val Tramontina, chi si ferma nelle camere e chi arriva dall’estero, in particolare da Austria, Germania e Francia.
Agricoltura e turismo, secondo Francesco, possono offrire una possibilità concreta di crescita e la storia di Borgo Titol racconta di un movimento che va nella direzione opposta, controcorrente rispetto alla maggioranza: arrivare, recuperare ciò che era stato abbandonato, costruire un’attività e decidere di restare. E, con una nuova generazione pronta a raccogliere quanto fatto finora, continuare a investire perché quel territorio possa avere ancora un futuro.














