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Belluno
17 giugno | 06:52

"La cesteria è un'arte, uno stile di vita, una passione: richiede tanta pazienza, forse per questo non trovo giovani che vogliano portare avanti la tradizione"

Ama la natura e tutto ciò che è vita, anche negli oggetti che crea. Il Dolomiti è andato a trovare Maria Cristina Danesin nella sua casa dove crea ceste e oggetti di arredo intrecciando i rami del salice del Piave: un’arte che l’associazione “Intrecci bellunesi” porta avanti per recuperare l’artigianato bellunese

(foto sx Roberto De Pellegrin)
(foto sx Roberto De Pellegrin)

BORGO VALBELLUNA. "Abbiamo creato una fonte naturale di acqua, una grande vasca dove metto in ammollo i materiali. Poi però sono arrivati gli ospiti: le libellule, che prima di volare stanno in acqua dai tre ai cinque anni, i tritoni neri e quest’anno una rana ha fatto le uova. Dovrò trovare il mio angolo per i rami da lavorare, in modo da proteggere questi piccoli esseri". 

 

Vive tra la natura Maria Cristina Danesin, in una splendida casa nella località di Confos circondata da alberi, un grande orto e tante piante messe lì apposta per aiutare la biodiversità, in particolare le api. Maria Cristina ama infatti tutto ciò che è vita, anche negli oggetti che crea, e si sente.

 

Intrecci bellunesi” è un’associazione che si impegna a recuperare e tramandare l’artigianato bellunese della cesteria e dell’impagliatura di sedie. Il Dolomiti è andato a trovare Maria Cristina, pensionata, che da vent’anni ha deciso di dare letteralmente forma ai ricordi della sua infanzia. “Era una tradizione di famiglia - racconta - ricordo nonni e zii intrecciare ceste per raccogliere ad esempio pannocchie o uva. Poi, a un certo punto mi è tornata la passione e ho iniziato a intrecciare. Inizialmente ho fatto un corso ma non mi bastava, perciò ho cercato persone che portavano avanti quest’arte”.

 

Non ne ha trovate molte purtroppo, anche se il Bellunese, assicura, è una zona che ancora si presta. Tuttavia non ha mollato: "Ho studiato, sperimentato - prosegue - e ora mi arrangio, cercando di fare sempre cose nuove. È un’arte che richiede molta pazienza, nonché conoscenza del materiale e di come prepararlo. Io lo raccolgo direttamente in natura".

 

Se infatti in Trentino la tradizione dei cestai vuole l’uso del nocciolo, qui si usa il salice del Piave. Ce ne sono vari tipi, ma stanno scarseggiando. "Un tempo - racconta - erano in molti a fare questo lavoro, perciò tagliavano i rami e i salici ricrescevano belli freschi. È una pianta da potare continuamente, altrimenti non è più utilizzabile, perciò adesso si fatica a trovarne". Così, attorno casa, ha una piccola coltivazione, dalla quale ricava rami di diversi colori con cui fare cesti, oggetti di arredo, alberi e decorazioni natalizie, gerle per i fiori, e qualche borsetta.

 

Il lavoro parte dalla raccolta, si passa alla cernita in base alla grossezza dei rami, che vengono poi raccolti e messi a essiccare. Infine si procede con l’ammollo, necessario per facilitare l’intreccio e che può andare da qualche ora a più giorni. “Essendomi dedicata anche in passato a questa passione nel tempo libero - afferma - ora ho le idee chiare, so già cosa mi serve e cosa realizzerò, perciò preparo tutto in anticipo. Vado un po’ a ispirazione, con gli intrecci si può potenzialmente realizzare ogni cosa ed è sempre una soddisfazione”.

 

Inoltre Maria Cristina fa dimostrazioni, ad esempio non manca mai all’appuntamento con Mele a Mel, e lezioni per insegnare la tecnica, ma ha soprattutto un desiderio. "Mi piacerebbe - confessa - trovare qualche giovane che mi segua con pazienza, per poter trasmettere quest’arte. Solitamente alle lezioni partecipano persone dai 40 anni in su, ma è difficile che ci siano ventenni cui lasciare la tradizione”.

 

Ai bambini però piace: amano i cestini per andare nell’orto a raccogliere le verdure, e trasmettono gioia pura quando riescono a costruire qualcosa (anche) con le loro mani. "È davvero bello - ammette - vederli contenti. Ma anche tra gli adulti c’è interesse: chi chiede ceste per la legna, chi per raccogliere i funghi (visto che permettono di far uscire le spore sul terreno), chi come elemento di arredo. Per me è uno stile di vita, rappresentano il contenitore naturale per la frutta, la verdura o il pane, anziché usare la plastica, che dovremmo imparare a ridurre". 

 

Per fare tutto questo, le mani di Maria Cristina appaiono segnate dal lavoro: a intrecciare serve forza, infatti ci spiega essere sempre stato un lavoro tipicamente maschile. Ma la grinta non le manca, e le brillano gli occhi quando descrive come lo fa. “La cesteria è ancora molto apprezzata - conclude - perché rispecchia la storia dei luoghi. Data la vicinanza al Piave, durante e dopo la guerra diverse famiglie raccoglievano e spellavano il salice per venderlo ai cestai e ricavare del reddito, e alle dimostrazioni molte persone mi raccontano i loro ricordi d’infanzia. È davvero bello poterli ascoltare".

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