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Belluno
26 giugno | 13:40

Tra piccoli frutti e accoglienza turistica, due giovani realizzano il loro sogno e aprono un agriturismo.  La storia di Marco e Samanta: "Abbiamo molte soddisfazioni"

Un’azienda agricola, l’agriturismo e la passione di due giovani che offrono prodotti locali a residenti e turisti, compensando le molte difficoltà con altrettante soddisfazioni. Marco ha iniziato da solo, coltivando le fragole, e poi si è ampliato a nuove coltivazioni e all’agriturismo, che gestisce oggi con Samanta. Il Dolomiti è andato a trovarli tra le colline di Lentiai per parlare di prodotti locali, piccole aziende e turismo

LENTIAI. Una piccola azienda agricola, l’agriturismo e la passione di due giovani del territorio che sono rimasti e offrono prodotti locali a residenti e turisti, compensando le molte difficoltà con altrettante soddisfazioni. “Ho iniziato da solo e fortunatamente i miei genitori mi hanno dato una mano, ma è comunque stato difficile e lo è tuttora. Samanta è arrivata più avanti e abbiamo molte soddisfazioni: quando il cliente va via contento, lo siamo anche noi” racconta a Il Dolomiti Marco Casagrande, titolare dell’agriturismo Saettà, tra le colline di Lentiai.

 

Marco ha avviato l’azienda nel 2009 dopo gli studi di agraria a Feltre. Originario di Pieve di Cadore, ha acquistato la casa e i terreni e nel 2010, tramite un finanziamento del programma di sviluppo rurale (Psr), ha realizzato i terrazzamenti e le serre, oggi ampie quasi 4mila metri e tutte inevitabilmente coperte contro la grandine, nelle quali produce ortaggi e piccoli frutti. “Inizialmente - prosegue - coltivavo solo le fragole, che conferivo alla cooperativa di Sant'Orsola in Trentino.  Negli anni ho diversificato, abbandonato la monocoltura per aggiungere more e mirtilli”.

 

Non solo mirtilli neri classici, però, ma anche una varietà particolare per le nostre zone, il mirtillo rosa. “L’ho scoperto per sbaglio - racconta - perché avevamo ordinato quelli rossi, invece è arrivata questa varietà da un vivaio del Belgio. Abbiamo deciso di provarla e devo dire che il gusto è più buono e particolare, potremmo definirlo una via di mezzo tra il mirtillo e il lampone”. Tutti i prodotti sono in parte venduti alla cooperativa locale La Fiorita e in parte utilizzati nell’agriturismo, aperto nel 2023. Oggi l’azienda ha quattro camere (disponibili tutto l’anno) e una cinquantina di posti per mangiare, con aperture che variano in base alla stagione. 

Per prenotare, si può chiedere direttamente a loro, che sono reinventati ‘influencer’ dei piccoli frutti. “Per una piccola realtà come la nostra - afferma Marco - i social sono ormai inevitabili. Inizialmente avevamo pubblicità su riviste e quotidiani locali, ma l’impatto che hanno Facebook o Instagram non c’è altrove. Inoltre abbiamo rifatto il sito dove, con nostra sorpresa, c’è stato un ottimo riscontro nelle prenotazioni tramite il modulo Google. La cosa sorprendente, infatti, è che non si tratta di prenotazione diretta, ma di una richiesta da compilare e alla quale io devo rispondere, eppure funziona: la mia impressione è che, nel prenotare online, ci sia un distaccamento dal contatto personale oggi preferito rispetto all’interazione diretta. Perfino un mio ex compagno di scuola è venuto a mangiare prenotando così anziché telefonare!”.

 

Le difficoltà però non mancano. Il peso maggiore è la burocrazia, dove gli aiuti sono più facili da ottenere per le grandi strutture. “Le piccole aziende - spiega Marco - sono spesso destinate a rimanere tali: è difficile fare investimenti per crescere perché servono per adeguarsi a norme che cambiano continuamente e che, per quanto corrette, non tengono conto della grandezza della struttura. Le stesse regole valgono per me come per un grande hotel, che magari ha personale dedicato a seguire gli aspetti burocratici o ad accedere ai bandi. Per me invece è un grande dispendio di tempo: in 15 anni ho aderito a quattro bandi, che sono tanti per una piccola azienda, ma è difficile stare dietro a tutto”.

 

E poi i costi di manutenzione per tenere pulito un territorio che, per il territorio, significa bellezza paesaggistica, biodiversità e turismo. Che tipo di turista arriva? “Quello che vedo io - risponde Marco - è che siamo un territorio di passaggio, soprattutto essendo tra due siti Unesco: il turista che viene da tutto il mondo, più abituato alle grandi distanze, vede la Valbelluna come opportunità per fermarsi una notte e poi andare nelle Dolomiti. Noi però abbiamo anche tanti italiani che fanno un fine settimana in montagna e abbiamo notato che questa nicchia di turisti tende a tornare, dandoci ulteriore soddisfazione”.

 

La mancanza di connessione sul territorio, però, si sente. Recentemente, presso il castello di Zumelle, si è svolto un incontro tra operatori locali per cercare di capire come promuovere il turismo in Valbelluna. Anche lì erano emerse sia la centralità dei social sia soprattutto la necessità di azioni rapportate a quello che il territorio può recepire, in una collaborazione che dovrebbe essere sinergica. “Realizzarla non è facile. Noi imprenditori, soprattutto se piccoli, non abbiamo il tempo da dedicare alla promozione turistica del territorio: serve un coordinamento che se ne occupi. Sicuramente, un punto di partenza sono i prodotti locali, che ogni struttura dovrebbe preferire. Noi, ad esempio, abbiamo i nostri ortaggi, che mettiamo via anche per l’inverno, ma poi ci appoggiamo a quasi tutte produzioni vicine perché è nell’avere non dico la totalità, ma almeno un 70% di eccellenze locali, che promuovi il territorio. Infatti, il mio cliente che assaggia un formaggio nostrano va poi ad acquistarlo in latteria, che a sua volta indirizza i propri clienti alle strutture che usano i suoi prodotti. Solo così il guadagno è di tutti” conclude. 

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