Contenuto sponsorizzato
Storie | 11 ottobre 2026 | 12:00

Nel bar c'era un orologio rimasto fermo all'ora del terremoto: fu tra le prime attività che tornarono ad accogliere le persone dopo il sisma. Oggi chiude

A volte basta un bancone, qualche tavolino, il rumore delle tazzine e persone che, giorno dopo giorno, continuano a incontrarsi nello stesso punto. All'Aquila uno di questi luoghi è stato per molti anni il piccolo bar di Leò, accanto alla Basilica di San Bernardino. Oggi quella storia arriva alla sua conclusione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

A volte basta un bancone, qualche tavolino, il rumore delle tazzine e persone che, giorno dopo giorno, continuano a incontrarsi nello stesso punto. A L'Aquila uno di questi luoghi è stato per molti anni il piccolo bar di Leò, accanto alla Basilica di San Bernardino. Oggi quella storia arriva alla sua conclusione. Leonardo Spriveri, 73 anni, va in pensione e il chioschetto chiude dopo circa vent'anni di attività trascorsi insieme alla moglie Margherita Tiozzo.

 

Non è soltanto la chiusura di un esercizio commerciale. Per una parte della città significa salutare un luogo che ha attraversato gli anni più complessi della storia recente dell'Aquila, diventando un piccolo punto fermo prima e soprattutto dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

 

Dentro il bar c'è un oggetto che negli anni è diventato quasi un simbolo: un orologio rimasto fermo all'ora del sisma del 6 aprile 2009. Le sue lancette hanno continuato a indicare quel momento mentre, tutto intorno, la città cambiava. L'Aquila ferita, le strade vuote, gli edifici puntellati, gli anni dell'emergenza e poi quelli lunghissimi della ricostruzione. Quell'orologio raccontava la frattura di una notte che ha modificato per sempre la vita di migliaia di persone. Eppure si trovava all'interno di un luogo in cui, ogni giorno, il tempo aveva ricominciato a scorrere attraverso gesti semplicissimi: preparare un caffè, scambiare due parole, incontrare qualcuno. Forse è proprio questo contrasto ad aver reso quell'immagine così potente. Il tempo fermo del terremoto e quello quotidiano delle persone che provavano, lentamente, ad andare avanti.

Dopo il sisma molti spazi del centro dell'Aquila erano diventati improvvisamente irraggiungibili. Attività commerciali, abitazioni e luoghi di incontro erano stati chiusi o trasferiti. Le abitudini costruite in decenni erano state spezzate nel giro di pochi secondi. Leò e la sua famiglia decisero invece di mantenere il loro legame con San Bernardino. Il chioschetto fu tra le attività che tornarono ad accogliere le persone nel centro storico dopo il terremoto.

 

In un contesto del genere anche un bar poteva assumere un significato diverso. Non era soltanto il posto dove prendere qualcosa da bere. Poteva diventare uno dei pochi luoghi in cui riconoscere un volto conosciuto, fermarsi a parlare o ritrovare, anche soltanto per qualche minuto, una normalità che sembrava essere scomparsa. Nel corso degli anni il bar di Leò è diventato anche un piccolo spazio sociale. Alcuni pensionati che dopo il terremoto avevano perso il loro abituale punto di ritrovo iniziarono a incontrarsi proprio lì, vicino a San Bernardino.

 

Una storia apparentemente semplice, ma che racconta molto di ciò che accade a una comunità dopo una catastrofe. Quando vengono meno le case e i luoghi di aggregazione, non si perdono soltanto degli edifici. Si interrompono relazioni, rituali e abitudini costruiti nel tempo. E allora anche un chiosco può diventare un presidio di socialità. Un luogo minuscolo capace di aiutare una comunità a ricostruire, insieme alle mura, anche una parte della propria quotidianità.

 

Il rapporto di Leò con quel luogo non si limitava al bar. Negli anni successivi al terremoto, insieme alla moglie, si occupò anche delle aiuole e degli spazi verdi attorno al chioschetto, prendendosi cura della semina e dell'irrigazione. Un gesto che potrebbe sembrare secondario. Ma nell'Aquila del doposisma anche sistemare un prato o curare dei fiori significava provare a restituire dignità e bellezza a uno spazio comune. Significava dire, attraverso azioni molto concrete, che quella parte della città continuava a essere vissuta.

 

Le città vengono raccontate attraverso i grandi avvenimenti, i monumenti e le trasformazioni urbanistiche. Ma esiste anche una storia differente. È quella dei bar, delle botteghe, delle edicole, dei piccoli negozi e di tutti quei luoghi nei quali le persone si incontrano per anni senza quasi accorgersi del valore che stanno assumendo. Poi uno di quei luoghi chiude e ci si rende conto che, insieme alla serranda, si abbassa anche un piccolo sipario sulla memoria collettiva.

 

Il bar di Leò appartiene a questa storia. Ha visto l'Aquila prima del terremoto, ha attraversato il sisma e gli anni difficili che sono seguiti, ha accompagnato il ritorno progressivo delle persone nel centro storico. E sopra il bancone quell'orologio ha continuato a indicare la stessa ora. Con il pensionamento di Leonardo Spriveri termina quindi una lunga esperienza professionale, ma resta il ricordo di un luogo che per molti aquilani ha significato qualcosa.

 

Per qualcuno sarà il caffè preso prima di andare al lavoro. Per altri una conversazione, un incontro o semplicemente una sosta davanti a San Bernardino. Per la città resta soprattutto l'immagine di quelle lancette immobili, ferme al terremoto, mentre intorno continuava la vita. Ed è forse questa l'eredità più forte del piccolo bar di Leò: aver custodito contemporaneamente la memoria di ciò che è accaduto e la capacità quotidiana di ricominciare.

 

Perché anche la storia di una città passa da qui. Dai grandi eventi, certamente. Ma anche da un piccolo chiosco, da un caffè servito ogni mattina e da qualcuno che, negli anni più difficili, ha scelto semplicemente di restare.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 11 ottobre | 06:00
Il racconto dei gestori del Rifugio Carate: "È stata un'estate diversa dal solito, per certi versi strana. Ma, [...]
Storie
| 10 ottobre | 19:00
Non ci sono soltanto gli oggetti: c'è qualcuno che può ancora spiegare a cosa servivano, come venivano utilizzati, [...]
Storia
| 10 ottobre | 18:00
"Mi auguro che la mia ricerca possa contribuire ad incrementare la consapevolezza di ciò che abbiamo ereditato, [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato