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Storie | 28 settembre 2026 | 19:00

Il bestiame può aiutare a prevenire gli incendi. Come? Lo vediamo approfondendo l'esperienza di "silvopastoralismo" della Tenuta di Paganico, presa ad esempio dalla Commissione Europea

Un'azienda agricola toscana situata in provincia di Grosseto, la Tenuta di Paganico, è stata selezionata dalla Direzione Generale Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione Europea come esempio meritevole nel campo della prevenzione degli incendi boschivi. In questa azienda agricoltura, allevamento, gestione forestale e attività di prevenzione antincendio convivono, rendendo il paesaggio più resistente e resiliente

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Un'azienda agricola toscana situata in provincia di Grosseto, la Tenuta di Paganico, è stata selezionata dalla Direzione Generale Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione Europea come esempio meritevole di essere raccontato nel campo della prevenzione degli incendi boschivi.

 

L'azienda biologica, estesa per circa 1.500 ettari di cui 1.100 boscati, ha subìto nel 2017 un grave incendio. Da allora, tra i gestori della stessa, è sorta una domanda fondamentale: come coniugare agricoltura, allevamento, gestione forestale e attività di prevenzione?

 

La risposta è stata trovata nella pratica del silvopastoralismo: "Invece di trattare la prevenzione degli incendi come un'attività forestale separata", spiega la Commissione Europea in un articolo dedicato a questa esperienza, "l'azienda ha scelto di integrarla nel modo in cui il paesaggio era già precedentemente gestito".

 

Questo è stato possibile grazie ai contributi della Politica Agricola Comune (PAC), come spiega Jacopo Goracci, project manager della Tenuta: "Una parte significativa del sostegno della PAC è legato alla gestione annuale dell'azienda agricola e, in particolare, al mantenimento della produzione biologica, dei sistemi di allevamento estensivo, del benessere degli animali, delle razze locali e delle pratiche di gestione del territorio rispettose dell'ambiente". Tra queste pratiche si innesta anche la prevenzione antincendio: sempre grazie a contributi europei (oltre 120 mila euro derivanti in questo caso del Feasr - Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) l'azienda ha ripristinato 5,8 ettari di fasce tagliafuoco trascurate da tempo e ridotto la densità di vegetazione nelle zone ad alto rischio su 2,3 ettari. Altri 6 ettari e mezzo, accanto alle fasce parafuoco, sono stati invece aperti per creare ulteriori zone di pascolo e in parte utilizzati anche per piantare alberi da frutto di varietà locali. Inoltre, sono stati restaurati stagni esistenti e realizzati nuovi punti acqua.  

 

Per la Tenuta di Paganico gli interventi selvicolturali, insomma, sono stati solo una parte della soluzione complessiva. Il silvopastoralismo vede infatti il bestiame come parte integrante e attiva della gestione della vegetazione. Nel caso specifico i bovini maremmani, ma anche i suini di cinta senese, si sono rivelati particolarmente adatti al contesto e nel contribuire a tenere sotto controllo la vegetazione erbacea e arbustiva, riducendo così l'accumulo di biomassa nelle aree più a rischio.

"Siamo orgogliosi non tanto di un singolo intervento, ma di aver dimostrato che lo stesso investimento può servire più funzioni contemporaneamente", ha spiegato Gregoracci. "Le fasce tagliafuoco possono anche diventare aree di pascolo, la gestione delle foreste può generare risorse alimentari e punti d'acqua strategicamente situati possono rendere le aree dell'azienda più accessibili al bestiame".

 

"L'esperienza di Tenuta Paganico suggerisce che la prevenzione degli incendi boschivi può essere integrata nella gestione a lungo termine delle aziende agricole e del paesaggio", si legge nell'articolo pubblicato dalla Commissione Europea. Ma la stessa Commissione mette in guardia dal considerare questo modello come l'unico possibile: "Non esiste un unico modello silvopastorale che può essere trasferito da un territorio all'altro. L'approccio deve riflettere le caratteristiche ecologiche e agricole di ciascun contesto rurale. Questo significa considerare insieme la vegetazione, il clima, la topografia, la disponibilità d'acqua, il rischio incendi e le razze animali".

 

Secondo la Commissione, questa esperienza offre una lezione per le regioni mediterranee che si trovano ad affrontare la crescente pressione degli incendi boschivi: "La gestione delle aziende agricole può far parte della prevenzione. Combinando il pascolo, la gestione forestale, le infrastrutture idriche e la manutenzione antincendio, l'attività agricola può contribuire a creare paesaggi più accessibili, gestiti attivamente e, in definitiva, più resistenti e resilienti".

 

Questa esperienza, raccontata come buona pratica dalla Commissione europea, ci riporta alle riflessioni contenute in un articolo pubblicato su L'Altramontagna durante l'emergenza incendi della torrida estate appena conclusa.

 

"La prevenzione strutturale e l'attenta gestione dei punti critici, sia a scala di paesaggio che a scala locale", spiegava Giuseppe Mariano Delogu, grande esperto di incendi, in quell'articolo, "implicano l'attenzione del singolo cittadino come quella delle istituzioni, di pubblico e privato, di impresa e scuola, di ricerca e operatività, obbligandoci a ripensare il nostro modo di abitare i territori e di autoproteggerci. Dieci, venti anni prima delle fiamme, a partire da oggi".

 

Nel caso appena raccontato un'azienda agricola è riuscita a sfruttare correttamente le possibilità di finanziamento date dall'Europa. La stessa azienda potrebbe raccontare, attraverso i propri prodotti, questa storia ai propri clienti e, magari, anche alle scuole del territorio. I ricercatori potrebbero misurare l'efficacia dell'attività silvopastorale, sperimentando innovazioni, e le istituzioni prendere ispirazione per promuovere la replicabilità dell'esperienza. Un percorso virtuoso insomma, a cascata, che a partire dalla cura attiva del territorio genererebbe non solo paesaggi più resistenti e resilienti, ma anche una consapevolezza diffusa e, di conseguenza, una spinta all'azione. Un cammino che appare sempre più urgente, mentre purtroppo molte aree rurali continuano a soffrire di un continuo abbandono. Un paradosso che non ci deve lasciare indifferenti.

 

Le immagini sono tratte dall'articolo della Direzione Generale Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione Europea         

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