(VIDEO) Le macerie del rifugio Pian dei Fiacconi sono ancora lì, sei anni dopo la valanga che lo ha distrutto: "È stata la perdita di un progetto di vita"

Nel nuovo episodio della rubrica video "In alto, un rifugio", il rifugista Guido Trevisan racconta i vent'anni in Marmolada, la perdita del Pian dei Fiacconi, le richieste alle istituzioni mai ricambiate da una risposta e la nuova vita al Caldenave, nel gruppo del Lagorai

La notte tra il 14 e il 15 dicembre 2020, una valanga di un milione di metri cubi di neve ha travolto e distrutto il rifugio Pian dei Fiacconi, a 2.626 metri di quota, sul versante nord della Marmolada. "Vent'anni di amori, amicizie, spazzati via: è stata la perdita di un progetto di vita", sono le parole di Guido Trevisan, che ne aveva preso la gestione a soli ventitré anni, ancora studente, trasformando la struttura, in due decenni, in un punto di ritrovo per escursionisti e alpinisti dove, come racconta lui stesso, "si era creata una magia".
Nel nuovo episodio della rubrica video In alto, un rifugio, Trevisan si apre sulla sua esperienza da rifugista, la dolorosa perdita e i tentativi, vani, di instaurare un dialogo con le istituzioni per ripartire dal Pian dei Fiacconi: "In questi casi non esiste una legislazione, si tratta di un evento eccezionale e per questo serve una scelta politica ad hoc", spiega. "Dopo sei anni in cui mi è stato garantito che i ruderi sarebbero stati rimossi a spese della Provincia e che avrei avuto un riscontro per la mia proposta di dislocare il rifugio in una zona più sicura, posso dire di non aver avuto alcuna risposta".
La risposta della comunità è stata invece immediata e commovente: "Quando la valanga distrusse il rifugio, avevo ancora un mutuo aperto di 130 mila euro. Feci una raccolta fondi. Nel giro di un mese, clienti, amici e conoscenti contribuirono permettendomi di chiudere il debito. Ho ricevuto cifre che vanno dai 5 euro, che valgono tanto come altre. Mi viene in mente 1.130 euro. Era il periodo di Natale: qualcuno mi ha donato la sua tredicesima. È stata una dimostrazione d'affetto meravigliosa".
Rifiutata l'idea di abbandonare la montagna, Trevisan ha scelto di ricominciare. Poco dopo la distruzione della struttura, ha partecipato al bando di gestione del rifugio Caldenave, in Val Campelle, nel gruppo del Lagorai, e l'ha vinto. Lì lavora da sei anni con la sua famiglia, in un ambiente più distensivo e meno severo, dove puoi "mollare ogni difesa". Ma il Pian dei Fiacconi è ancora presente, nei ricordi di chi l'ha frequentato, in quello che ha rappresentato e, fisicamente, nelle sue macerie. Per chi ha amato quel luogo, sono il segno di una storia rimasta in sospeso.
La storia di Guido, la sua denuncia e il racconto di questo nuovo capitolo della sua vita sono al centro del nuovo episodio di In alto, un rifugio, una rubrica docu-video ideata e realizzata da Lucia Brunello.

“In alto, un rifugio” è una rubrica video dedicata alla vita nei rifugi di montagna. Ogni puntata racconta attività, storie e criticità legate alla gestione di queste strutture, attraverso interviste ai veri protagonisti: i rifugisti. Il progetto esplora sia l’aspetto pratico – lavoro dei gestori, organizzazione e questioni logistiche – sia quello umano e culturale, mettendo in luce il ruolo dei rifugi come portavoce delle sfide concrete della vita in montagna, tra cambiamenti climatici, gestione delle risorse e imprevisti quotidiani.
Ogni puntata approfondisce un tema diverso che caratterizza il rifugio protagonista. Tra sentieri, gesti quotidiani che diventano straordinari e finestre colorate che si aprono su panorami vivi, la rubrica offre uno sguardo intimo e autentico sulla montagna. Un invito a salire, fermarsi e guardare il mondo dalla prospettiva di chi questi luoghi li vive ogni giorno.














