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Storia | 31 dicembre 2025 | 06:00

(VIDEO) Vivono tutto l'anno in rifugio: la frase "mollo tutto e cambio vita" è un classico dei nostri tempi, ma per Lucia e Alessandro non è rimasta solo un'intenzione

Tenere il rifugio aperto tutto l’anno significa, in fondo, tenere viva la montagna, anche quando l’inverno la rende più silenziosa e impegnativa. Un impegno fatto di fatica, adattamento e scelte quotidiane, ma anche di bellezza, cambiamento continuo e senso profondo di comunità

scritto da Lucia Brunello
Festival AltraMontagna

La frase "mollo tutto e cambio vita" è un classico dei nostri tempi, ma per Lucia Melison e Alessandro Marinello non è rimasta solo un’intenzione. Da un anno e mezzo, i due vicentini di origine hanno fatto del rifugio Scarpa-Gurekian, a 1735 metri di quota, il loro lavoro e la loro casa, con tanto di residenza ufficiale. 

 

Il rifugio si trova ai piedi del Monte Agner e della Croda Granda, sul versante bellunese delle Pale di San Martino. È un luogo che si presta a una scelta poco comune: restare aperto quasi tutto l’anno, in una montagna meno addomesticata e lontana dai grandi flussi. Una condizione che rende possibile l’abitare in quota, ma che porta con sé una quotidianità complessa, soprattutto nei mesi invernali.

 

L’inverno accentua infatti ogni aspetto. Durante la settimana, il ritmo rallenta e lascia spazio all’organizzazione; nei fine settimana, invece, l’intensità torna alta. A questo si aggiungono le difficoltà pratiche: l’acqua da monitorare quotidianamente, il riscaldamento con risorse limitate, il gasolio difficile da portare in quota con la neve e il ghiaccio, la strada da mantenere percorribile anche durante le bufere, senza l’aiuto di mezzi meccanici.

 

Nel racconto, fatto con il sorriso, di Lucia e Alessandro, però, il centro resta sempre il rifugio. Non lo descrivono solo come una struttura da gestire. È un contenitore di relazioni, di passaggi, di silenzi, di attese. Un luogo che cambia volto a seconda delle stagioni e delle persone che lo attraversano. Loro si definiscono prima di tutto custodi: persone che fanno in modo che il rifugio possa offrire ciò che sa offrire: accoglienza, presenza, un punto fermo in mezzo alla montagna.

 

Tenere il rifugio aperto tutto l’anno significa, in fondo, tenere viva la montagna, anche quando l’inverno la rende più silenziosa e impegnativa. Un impegno fatto di fatica, adattamento e scelte quotidiane, ma anche di bellezza, cambiamento continuo e senso profondo di comunità.

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In alto, un rifugio

“In alto, un rifugio” è una rubrica video dedicata alla vita nei rifugi di montagna. Ogni puntata racconta attività, storie e criticità legate alla gestione di queste strutture, attraverso interviste ai veri protagonisti: i rifugisti. Il progetto esplora sia l’aspetto pratico – lavoro dei gestori, organizzazione e questioni logistiche – sia quello umano e culturale, mettendo in luce il ruolo dei rifugi come portavoce delle sfide concrete della vita in montagna, tra cambiamenti climatici, gestione delle risorse e imprevisti quotidiani. 

 

Ogni puntata approfondisce un tema diverso che caratterizza il rifugio protagonista. Tra sentieri, gesti quotidiani che diventano straordinari e finestre colorate che si aprono su panorami vivi, la rubrica offre uno sguardo intimo e autentico sulla montagna. Un invito a salire, fermarsi e guardare il mondo dalla prospettiva di chi questi luoghi li vive ogni giorno.

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