(VIDEO) "Alcune persone non capiscono quando spieghiamo che 'l’acqua non è potabile': sono convinti sia un modo per venderla". La gestione della risorsa idrica al rifugio Chiggiato

Nel terzo episodio della rubrica-video "In alto, un rifugio", Sara Laguna e Silvio Piazza affrontano il delicato tema della gestione della risorsa idrica in alta quota. Il racconto dei due gestori non si ferma agli aspetti pratici: accanto alle fatiche per garantire l’acqua, c’è la difficoltà di trasmetterne il valore a turisti che paiono sempre meno consapevoli

A 1911 metri, sulle Dolomiti orientali, il rifugio Chiggiato è affidato a Sara e Silvio, due giovani rifugisti al quarto anno di gestione. Hanno preso in mano una struttura alpina - che l’anno prossimo compirà 100 anni - con tutte le sue difficoltà: tra queste, le criticità legate all’assenza di acqua potabile e la scarsità di riserve nei periodi più secchi, quando le piogge si fanno attendere.
“L’acqua non è potabile, ci sono cartelli ovunque - spiegano - ma non sempre i clienti lo capiscono. C’è chi pensa sia solo un modo per vendere le bottigliette, quando in realtà per noi il loro trasporto rappresenta un costo enorme”. Con la teleferica ormai un po’ datata, non si riescono a movimentare grossi pesi, e così per rifornire il rifugio servono più di venti viaggi di elicottero a stagione.
La vera emergenza, però, arriva nei fine settimana di pienone: con 25 posti letto occupati, il consumo tocca facilmente i mille litri. “Se la cisterna è al limite e non piove siamo costretti a chiudere docce e bagni esterni, altrimenti non arriveremmo a fine stagione. Lo scorso anno, quando la siccità ci ha messo spalle al muro, chiedevamo a chi poteva di andare all’esterno. Qualcuno ha capito, altri meno”.
Per i due gestori, il nodo è soprattutto culturale: chi sale in rifugio spesso dimentica che in montagna nulla è scontato e che tante comodità bisogna lasciarle a valle. “L’acqua è un bene prezioso e qui lo vediamo ogni giorno. Chi arriva da fuori non lo sa, bisogna quindi spiegarglielo”. Una lezione che al Chiggiato diventa vita quotidiana, tra cisterne da controllare, tubi da svuotare e stagioni sempre più imprevedibili.
Nel terzo episodio della rubrica In alto, un rifugio, Sara Laguna e Silvio Piazza affrontano il delicato tema della gestione della risorsa idrica in alta quota. Il racconto dei due gestori non si ferma agli aspetti pratici: accanto alle fatiche per garantire l’acqua, c’è la difficoltà di trasmetterne il valore a turisti che paiono sempre meno consapevoli.


“In alto, un rifugio” è una rubrica video dedicata alla vita nei rifugi di montagna. Ogni puntata racconta attività, storie e criticità legate alla gestione di queste strutture, attraverso interviste ai veri protagonisti: i rifugisti. Il progetto esplora sia l’aspetto pratico – lavoro dei gestori, organizzazione e questioni logistiche – sia quello umano e culturale, mettendo in luce il ruolo dei rifugi come portavoce delle sfide concrete della vita in montagna, tra cambiamenti climatici, gestione delle risorse e imprevisti quotidiani.
Ogni puntata approfondisce un tema diverso che caratterizza il rifugio protagonista. Tra sentieri, gesti quotidiani che diventano straordinari e finestre colorate che si aprono su panorami vivi, la rubrica offre uno sguardo intimo e autentico sulla montagna. Un invito a salire, fermarsi e guardare il mondo dalla prospettiva di chi questi luoghi li vive ogni giorno.















