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Ambiente | 12 ottobre 2026 | 06:00

Abbiamo sempre sbagliato ad accendere la stufa. Il metodo migliore può apparire controintuitivo: dall'alto, non dal basso. Così si riduce l'inquinamento

Come utilizzare al meglio gli apparecchi termici alimentati a legna, cercando di contenere al massimo l'inquinamento da polveri fini, risparmiando combustibile e garantendo la loro massima efficienza? Una spiegazione, passo dopo passo e con l'aiuto di video, su come accendere la stufa dall'alto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Visitando le zone montane del nostro Paese in questo inizio autunno è facile osservare le cataste di legna impilate con cura a fianco dei muri delle case o nelle loro immediate vicinanze: tutto è pronto per l'accensione delle stufe, appena il freddo inizierà a farsi sentire.

 

In Italia, le biomasse legnose rappresentano la prima fonte rinnovabile per quanto riguarda l'energia termica e sono utilizzate, in tutto o in parte, da una famiglia su cinque. Ma i dati ISTAT indicano che, nei comuni con meno di 10.000 abitanti, l'uso di legna da ardere raggiunge quasi un terzo delle famiglie, con picchi del 21,3% nei comuni di collina interna e del 42,7% nei piccoli centri di montagna.

 

Ma come utilizzare al meglio gli apparecchi termici alimentati a legna, cercando di contenere al massimo l'inquinamento da polveri fini, risparmiando combustibile e garantendo la loro massima efficienza?

 

AIEL - Associazione Italiana Energie Agroforestali, ha stilato un "decalogo per la corretta combustione della legna" che mette al primo posto una pratica da molti non seguita, se non addirittura avversata: l'accensione della stufa dall'alto. Una pratica che per tante persone può apparire persino controintuitiva, ma che può permettere di ridurre le emissioni di polveri fini nel momento più delicato per la generazione delle stesse, che è proprio quello dell'accensione. In questo modo, secondo AIEL, la fiamma si sviluppa gradualmente e il focolare raggiunge prima la temperatura corretta, riducendo così la quantità di fumo.

 

Ma come fare, in parole semplici? In questo video, realizzato dal progetto LENO (Legno Energia Nord Ovest), il processo è raccontato passo dopo passo:

Occorre innanzitutto posizionare i primi due-tre pezzi più grossi paralleli tra di loro, ricordando di usare solo legna secca, con contenuto idrico inferiore al 20%: un aspetto fondamentale sia per ridurre le emissioni inquinanti, sia i depositi di fuliggine nel generatore e nella canna fumaria, allungandone così la vita (in commercio si possono trovare, a poche decine di euro, dei misuratori affidabili per il controllo del contenuto idrico).

 

Poi si prosegue incrociando pezzi via via più piccoli, in modo da lasciare spazio per la circolazione dell'aria tra la legna e le pareti laterali della camera di combustione. Ovviamente, il numero e il posizionamento dei pezzi variano in base alla camera di combustione della stufa o del camino.

 

Sopra la piccola catasta occorre creare la "cella di innesco", con legnetti più fini, meglio senza corteccia (ricavati dalla parte centrale del tronco).

 

Infine, occorre posizionare un idoneo accendifuoco naturale al centro della cella di combustione (non utilizzare carta di giornale, cartone o simili!), ponendovi sopra alcuni legnetti.

 

Ora è sufficiente accendere con un fiammifero l'accendifuoco, chiudere la porta del generatore e aprire al massimo la regolazione dell'aria di combustione. A fiamma avviata, si regola l'aria come da specifiche indicate dal produttore del generatore.

 

Per chi fosse scettico sulla reale utilità ed efficacia di questo metodo è fortemente consigliata la visione di questo video, della durata di circa 3 minuti, tratto da uno studio realizzato dal TFZ - Technologie und Förderzentrum im Kompetenzzentrum für Nachwachsende Rohstoffe (Centro per la tecnologia e la promozione delle materie prime rinnovabili della Baviera).

Il video fa parte di una playlist intitolata "Come utilizzare la stufa a legna e ridurre le emissioni", realizzata da TFZ, AIEL e LENO, di cui consigliamo vivamente la visione.

Oltre all'accensione dall'alto, AIEL fornisce altri consigli preziosi per quando riguarda il riscaldamento a legna.

 

Il primo riguarda il corretto dimensionamento. Una stufa deve essere proporzionata alle caratteristiche dell'abitazione e al suo reale fabbisogno di calore. Se è troppo piccola faticherà a riscaldare gli ambienti; se è troppo potente lavorerà spesso a regime ridotto, producendo più emissioni. Per individuare la soluzione giusta è bene rivolgersi a un professionista.

 

Un altro aspetto importante è l'età dell'apparecchio. Stufe e caldaie moderne sono molto più efficienti rispetto ai vecchi generatori. Per questo, sostituire un impianto obsoleto significa ottenere più calore con meno combustibile, generando molte meno emissioni e migliorando anche comfort e qualità della combustione. L'investimento può essere sostenuto da incentivi nazionali come il Conto Termico e, dove disponibili, dai bandi regionali dedicati.

 

Anche il combustibile che alimenta la fiamma fa la differenza. La legna da ardere certificata Biomassplus® offre garanzie sulla qualità del combustibile. Deve essere ben stagionata e conservata in un luogo ventilato, protetto dalla pioggia e sollevato dal terreno.

 

Una volta acceso (dall'alto!), il fuoco deve respirare. Ridurre troppo l'ingresso dell'aria per far durare più a lungo la legna peggiora la combustione e favorisce la formazione di fuliggine e depositi. È preferibile mantenere una fiamma viva, seguire le indicazioni del costruttore e aggiungere il combustibile poco alla volta.

 

Può sembrare banale dirlo, ma nel focolare deve entrare soltanto legna da ardere. Bruciare pezzi di mobili, pallet trattati, legno verniciato, plastica o altri rifiuti è vietato, danneggia l'impianto e libera nell'atmosfera sostanze nocive.

 

Infine, una stufa ben curata scalda meglio e più a lungo. Alla pulizia ordinaria del braciere e del cassetto della cenere devono affiancarsi la manutenzione dell'apparecchio e la pulizia della canna fumaria, affidate a tecnici qualificati rispettando la cadenza temporale indicata dal costruttore nel libretto di uso e manutenzione.

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