"In cinque anni i ghiacciai della Lombardia hanno perso una quantità di ghiaccio pari ai dieci anni precedenti: l'estate 2026 è la più calda da quando misuriamo"

È uscito il report del Servizio Glaciologico Lombardo (Sgl) relativo all'anno idrologico 2025-2026. Lo commentiamo in questo articolo insieme a Giovanni Baccolo, docente a Roma Tre e membro della commissione scientifica di Sgl. I dati e le fotografie ci mostrano gli apparati glaciali nell'anno di maggiore sofferenza dopo il 2021-22

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
È stato pubblicato il report del Servizio Glaciologico Lombardo (Sgl) relativo allo stato dei ghiacciai della Lombardia nell'anno idrologico 2025/26, ovvero il periodo tra il 1 ottobre 2025 e il 30 settembre di quest'anno. Il report è disponibile integralmente a questo link.
Partiamo dal dato più eloquente. "Questo è l'anno peggiore da quando si effettuano le misurazioni, con l'unica eccezione del 2021-2022, la stagione più disastrosa per i ghiacciai delle Alpi". Ad accompagnarci tra i dati è Giovanni Baccolo, glaciologo e docente all'Università di Roma Tre, nonché membro della Commissione scientifica che ha firmato il documento.
Prima del '21-'22 – aggiunge Baccolo - l'annata più deleteria era stata il 2003. "Ci sono voluti vent'anni per raggiungere nuovamente quei livelli di perdita. In questo caso, invece, sono passati soltanto tre anni. Siamo quindi passati da un intervallo di vent'anni a uno di appena tre, senza che gli anni intermedi siano stati particolarmente migliori".
Nel report sono presentati i dati preliminari relativi al bilancio di massa, un indicatore sintetico che descrive come si è comportato un ghiacciaio durante l'anno idrologico. Questi bilanci sono calcolati a partire da misurazioni puntuali, basate sulle paline, cioè aste infisse nel ghiaccio, che permettono di misurare lo spessore perso durante l'estate.
Le perdite registrate vanno da 3 metri a oltre 4 metri di acqua equivalente. "L'acqua equivalente – ci spiega l'esperto - è l'unità utilizzata per esprimere la perdita di massa dei ghiacciai in modo uniforme, indipendentemente dalla densità del materiale considerato". Il ghiacciaio che ha perso più massa è il ghiacciaio del Lupo, nelle Orobie, con una perdita di 4,4 metri di acqua equivalente. Anche gli altri ghiacciai hanno perso più di 3 metri di acqua equivalente nel corso della stagione.
Nel caso del ghiacciaio del Lupo è stato raggiunto il record di perdita registrato nel 2021-2022. Altri due ghiacciai hanno fatto registrare il secondo peggior risultato della serie storica, dopo quello del 2021-2022. Per un altro ghiacciaio, invece, la perdita odierna si colloca al terzo posto.
Prendendo come riferimento il ghiacciaio di Alpe Sud, tra quelli monitorati è quello per cui abbiamo la serie storica più lunga, emerge un altro elemento significativo: "Negli ultimi cinque anni abbiamo perso, in corrispondenza della palina, oltre 13 metri di acqua equivalente. Per registrare una perdita analoga nel periodo precedente, dobbiamo considerare circa dieci anni. In altre parole, in cinque anni abbiamo perso una quantità di massa equivalente a quella che avevamo perso nei dieci anni precedenti".
Questo dato mostra chiaramente quanto stia accelerando la perdita di massa dei ghiacciai alpini. Parliamo in questo caso dei ghiacciai lombardi, ma i dati pubblicati in Svizzera e i rilevamenti dagli altri ghiacciai cisalpini, come il Ciardoney (qui raccontato da Luca Mercalli) consentono di estendere queste considerazioni alle Alpi in generale.
"Quello che è successo è che, in misura leggermente meno intensa rispetto al 2022, si è ripetuta una combinazione di circostanze negative", spiega l'esperto glaciologo. "Anzitutto, si è registrata una stagione di accumulo - cioè il periodo compreso tra autunno, inverno e primavera - decisamente secca: i dati raccolti indicano che, alla fine della primavera, la quantità di neve presente sui ghiacciai era inferiore del 35% rispetto alla media 2003-2025. Inoltre, l'estate è stata caldissima, la più calda da quando si è iniziato a misurare, con riferimento ai dati della stazione di Meteo Svizzera situata in cima al Piz Corvatsch, in Engadina, a 3294 metri di quota, che registra dal 1979".
In questa stazione, si è registrata una temperatura media estiva superiore di 2,8 °C alla media del periodo 1991-2020, che costituisce il riferimento climatico attuale. "Si tratta di un trentennio caratterizzato da temperature già molto elevate, quindi uno scostamento di questa entità indica un'estate davvero molto calda".
Sulle 122 giornate che compongono la stagione estiva, per 101 giorni la temperatura è stata superiore alla media. In 85 giornate, cioè circa sette giorni su dieci, la temperatura minima notturna è rimasta positiva. "Questo significa che, a oltre 3000 metri di quota, non si è verificato il rigelo notturno per circa sette notti su dieci". Naturalmente, tutto questo si è tradotto in un'intensità di fusione molto elevata per i ghiacciai, ulteriormente aggravata dal fatto che all'inizio dell'estate la copertura nevosa era già ridotta.
"La scarsità di neve produce effetti negativi attraverso due meccanismi. Da una parte, la neve è più bianca del ghiaccio e contribuisce a mantenere elevata l'albedo, cioè la capacità di riflettere la radiazione solare. Quando la neve scompare, il ghiaccio sottostante assorbe molta più energia dal sole. Dall'altra, finché fonde, la neve svolge una funzione di protezione e di tampone per il ghiaccio. Se però scompare già praticamente a giugno, il ghiacciaio si ritrova per due o tre mesi consecutivi, spesso anche durante la notte, a fondere e perdere massa di ghiaccio anziché semplicemente neve. Questo incide naturalmente sui bilanci di massa".

Il report si basa per lo più su bilanci puntuali: non costituiscono ancora bilanci estesi all'intera superficie dei ghiacciai. Si tratta però ugualmente di dati importanti. "Man mano che i ghiacciai diventano più piccoli i bilanci di massa risentono non soltanto del clima, ma anche dei cambiamenti nella geometria del ghiacciaio. In questo modo, concentrandosi sulle serie storiche dei bilanci di massa puntuali, è invece più facile ridurre l'interferenza dovuta ai cambiamenti geometrici e focalizzarsi maggiormente sugli effetti climatici".
Tra quelli citati nel report, l'unico per cui è già disponibile il bilancio di massa totale è il ghiacciaio dell'Adamello, il più grande d'Italia, frutto della collaborazione tra Servizio Glaciologico Lombardo, Ufficio Previsioni e Pianificazione della Provincia autonoma di Trento, Commissione Glaciologica della Società degli Alpinisti Tridentini, Muse e Università degli Studi di Padova.
A proposito dell'Adamello, si legge nel report: "Nel 2025/26 il bilancio è stato di circa -2.9 metri equivalenti d'acqua: il secondo più negativo delle cinque annate rappresentate, dopo il 2021/22. Sul Pian di Neve, il principale bacino di accumulo del ghiacciaio la neve è completamente scomparsa già all'inizio di agosto, confermando la cronica condizione di estremo disequilibrio del ghiacciaio rispetto alle condizioni attuali. Quando sul bacino di accumulo scompare la copertura nevosa, il ghiacciaio perde la capacità di produrre nuovo ghiaccio e la possibilità di raggiungere un equilibrio con il clima".
Il confronto fotografico tra due annate consecutive del ghiacciaio di Ponciagna, sul Pizzo Stella, è piuttosto eloquente: mostra come il ghiacciaio sia cambiato profondamente nel giro di un solo anno. Anche questo è un fenomeno relativamente nuovo.

"Fino a pochi anni fa i ghiacciai arretravano, ma era difficile osservare differenze così evidenti da un anno all'altro", commenta Baccolo. "Questa volta, invece, il cambiamento è chiaramente visibile. Le finestre rocciose si sono molto allargate e la neve è completamente scomparsa. L'anno precedente, almeno nella parte alta del ghiacciaio, era ancora visibile una copertura nevosa, riconoscibile dal suo colore bianco in contrasto con quello più scuro del ghiaccio. Quest'anno, invece, è rimasto soltanto il ghiaccio. In molti settori si vede chiaramente che il ghiacciaio è arretrato di decine di metri in un solo anno".
Dalle immagini si intuisce anche che lo spessore residuo è ormai al limite e che, nel giro di pochi anni, il ghiacciaio potrebbe scomparire completamente. Il ghiacciaio di Ponciagna rappresenta, in questo senso, una situazione che riguarda molti altri apparati glaciali.
"La maggior parte dei ghiacciai della Lombardia e, oserei dire, delle Alpi, con l'eccezione dei grandi ghiacciai che si trovano oltre i 4000 metri, presenta ormai condizioni simili".












