Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 17 ottobre 2026 | 18:00

Cosa succede quando una volpe si avvicina alla preda di un lupo?

La volpe deve "bilanciare rischio e ricompensa". Lo studio condotto dai ricercatori del Parco indaga gli effetti del ritorno del lupo sull'ecosistema delle valli alpine. Le carcasse di animali predati sono un oggetto di studio d'eccezione, dove si alternano e interagiscono moltissime specie diverse

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Numerose ricerche scientifiche dimostrano come la recente ricolonizzazione del lupo nell'arco alpino abbia effetti sull'intero ecosistema: sono le cosiddette "cascate trofiche". Uno studio condotto dal Parco Nazionale dello Stelvio si sta occupando di valutare questi effetti. Nell'ultimo di questi lavori, in particolare, i ricercatori si sono concentrati sul rapporto tra il lupo e gli altri carnivori di taglia minore, i "mesocarnivori", in particolare sul più comune da quelle parti: la volpe.

 

Cosa succede quando una volpe si avvicina alla carcassa cacciata da un lupo? Da questo interrogativo ha preso forma lo studio Balancing Risk and Reward: Red Fox Exploitation of Kill Sites in a Wolf-Occupied Landscape ("Bilanciare rischio e ricompensa: lo sfruttamento da parte della volpe rossa dei siti di caccia in un territorio abitato dai lupi"), pubblicato di recente su Journal of Zoology e firmato da Valerio Donini, Luca Corlatti, Luca Pedrotti, Giulia Borsani e Matteo Nava.

 

Il lavoro è partito da due premesse. Gli animali che condividono risorse simili possono potenzialmente impegnarsi in una vasta gamma di interazioni ecologiche, che possono essere positive, come il mutualismo o il commensalismo, o negative, come la competizione. In termini di dimensioni, le specie più grandi – come i lupi – spesso godono di un vantaggio competitivo, dominando l'accesso alle risorse, e questo può indurre le specie più piccole – come le volpi – a modificare il proprio comportamento, adottando strategie di foraggiamento più criptiche, modificando i propri schemi di attività o sfruttando diverse componenti della risorsa.

 

Ecco perché le carcasse degli animali predati dai lupi – in questo caso carcasse di cervo – sono un luogo chiave per lo studio dei rapporti tra gli animali che compongono la variegata fauna del parco. Ce lo raccontano gli autori dello studio Valerio Donini, Giulia Borsani e Matteo Nava.

"La ricerca ha valutato alcuni degli effetti più diretti dell'attività del lupo, che tramite la predazione produce carcasse. Matteo Nava si occupava di cercare le carcasse di cervo riconducibili alla predazione del lupo e di determinarne le cause e le caratteristiche, per capire quali animali vengano predati: giovani, vecchi, malati, maschi o femmine".

 

Il lavoro di individuazione delle carcasse è stato piuttosto complesso. La ricerca si basava su una combinazione di segnalazioni da parte delle persone del posto, ritrovamenti casuali e attività di snow tracking, cioè l'osservazione delle tracce lasciate dagli animali sulla neve. Il lavoro necessitava inoltre di grande attenzione agli odori lasciati durante le operazioni di recupero e sistemazione delle carcasse. "Abbiamo cominciato a maneggiare le carcasse utilizzando guanti in lattice, a evitare di trasportarle con mezzi e a impiegare, quando possibile, cavi metallici già utilizzati in precedenza, così da ridurre la presenza di odori estranei. Ad ogni modo, non è possibile rendersi completamente invisibili al lupo: la presenza umana lascia inevitabilmente delle tracce".

 

Il lupo torna sulle carcasse, ma non è l'unico animale a interagire con esse. "A un certo punto, ci siamo ritrovati con un buon numero di carcasse e ci siamo chiesti perché non provare a capire quali altre specie le utilizzassero come fonte di cibo". L'idea dunque è sorta immediata: posizionare una foto-trappola vicino alle carcasse e osservare che cosa succedeva.

"Complessivamente, abbiamo rilevato circa 10-15 specie diverse che utilizzavano le carcasse. Tra queste figurano corvidi, come i corvi imperiali, diverse specie di rapaci, faine e altri animali. Anche le carcasse più consumate possono continuare a essere utilizzate: durante la decomposizione si sviluppano larve e altri organismi che diventano a loro volta una fonte di cibo per numerose specie".

 

I ricercatori hanno monitorato 26 carcasse per un lasso di tempo di due anni, tra la fine del 2022 e la fine del 2024. Le aree di studio corrispondono ai territori di due branchi di lupi: l'uno che va dall'alta della Val di Sole, nei dintorni di Vermiglio, fino a Ponte di Legno; la seconda comprende la Val Grande, il Mortirolo e la Val di Rezzalo.

 

"Abbiamo utilizzato principalmente carcasse di cervo perché, nella zona della Val Camonica, rappresentavano la maggior parte dei ritrovamenti riconducibili alla predazione del lupo, e perché meno problematico rispetto alla gestione sanitaria e agli obblighi di smaltimento. È importante sottolineare che quelli analizzati non sono la totalità degli animali predati dai lupi, si tratta di una sottostima del fenomeno. Alcune carcasse sono state escluse perché troppo consumate e, quindi, poco adatte a consentire un periodo di osservazione sufficientemente lungo. In altri casi, il lupo trascinava la carcassa anche per decine di metri, facendola uscire dal campo visivo della fototrappola. Gli scarti sono stati quindi il risultato di un progressivo affinamento del campione iniziale".

Le immagini hanno svelato inoltre un risultato sorprendente, almeno per i non addetti ai lavori: sui cervi predati comparivano molto più le volpi che non i lupi. Considerando che la volpe non è in grado di abbattere un cervo adulto, le carcasse rappresentano per lei una risorsa alimentare importante.

 

Cosa succedeva quando arriva il lupo? La volpe scappa, evita la carcassa o cerca di frequentarla in momenti diversi per ridurre il rischio di incontrare il grande predatore? Come reagisce il lupo alla sua presenza?

 

Inizialmente, spiegano i ricercatori, ci si aspettava che la volpe evitasse il lupo molto più di quanto abbiamo effettivamente osservato. "Osservando le immagini delle fototrappole, invece, abbiamo notato comportamenti piuttosto significativi. In alcune occasioni la volpe rimaneva sulla carcassa finché il lupo non arrivava nelle immediate vicinanze. Quando il lupo si allontanava, la volpe tornava a mangiare senza mostrare particolare timore".

"I risultati, quindi, non mostrano un comportamento di evitamento evidente". Questo non significa che lupo e volpe mangino insieme o che non esista alcun rischio per quest'ultima, sottolineano gli esperti. Significa però che, nelle situazioni osservate, la volpe non sembra rinunciare al vantaggio di una simile risorsa alimentare per evitare la presenza del lupo. Il gioco vale la candela.

 

Si tratta di una scienza che lavora su probabilità e osservazioni, non su certezze assolute. Vi sono studi condotti in Italia che hanno persino osservato volpi che seguono attivamente i lupi, come se sfruttassero la presenza di un grande predatore per beneficiare delle prede che questo produce. Allo stesso tempo, i ricercatori intervistati raccontano di aver osservato una volpe morta vicino a una carcassa, anche se non vi è certezza che questa fosse riconducibile a un'interazione con il lupo.

I dati raccolti ancora non permettono stabilire se le popolazioni di volpi o di altri mesocarnivori siano aumentate o diminuite in seguito al ritorno del lupo. Quali conclusioni possiamo trarre dunque?

 

"Ciò che si evince dallo studio è che per la volpe esiste un vantaggio legato alla maggiore disponibilità di cibo. Questo vantaggio potrebbe essere particolarmente importante durante l'inverno. Dai nostri studi sulla dieta della volpe, basati anche sulla raccolta e sull'analisi degli escrementi, sappiamo che in estate la sua alimentazione è composta in larga parte da frutta e bacche. In quella stagione, quindi, può trovare risorse alimentari anche indipendentemente dalla presenza del lupo. In inverno, invece, le bacche scarseggiano e le condizioni ambientali diventano più difficili. La disponibilità di una carcassa può rappresentare allora una risorsa alimentare particolarmente preziosa".

 

Al netto dei vantaggi, però, la presenza del lupo introduce anche un fattore di mortalità per la volpe. La presenza del lupo può aumentare la disponibilità di carcasse sul territorio, ma contemporaneamente introduce un nuovo rischio per altre specie. Per capire quale dei due effetti prevalga, è necessario considerare l'intero sistema e osservare come cambia nel tempo: il rapporto tra costi e benefici rimane quindi un equilibrio complesso.

 

 

Immagini: Parco Nazionale dello Stelvio

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Ambiente
| 17 ottobre | 19:00
Se l'obiettivo è ridurre la quantità e la continuità della vegetazione che può alimentare il fuoco, anche il [...]
Attualità
| 17 ottobre | 16:45
Il blocco si è verificato nella mattinata di sabato 17 ottobre. I visitatori coinvolti pare non si trovassero a [...]
Attualità
| 17 ottobre | 13:00
Premiata nel 2025 nel circuito Comuni Fioriti, l'abitazione di Claudio ed Elena Caselli è diventata una meta per [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato