"Un giocatore prende il pallone con le mani e lo scaglia in rete. Poi esulta: la sua squadra ha vinto". Perché la violazione delle regole del gioco indigna e quella del metodo scientifico no?

Dove finisce la libertà di opinione e dove comincia il metodo scientifico? Il caso del volume sul clima distribuito nelle scuole di Belluno mostra quanto sia facile confondere il diritto a dissentire con la pretesa che qualsiasi affermazione abbia valore scientifico. La scienza ammette il dissenso solo se esercitato rispettando le regole del gioco

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nell'ultimo periodo si è discusso molto del volume sui cambiamenti climatici distribuito nelle scuole superiori di Belluno, contenente diverse affermazioni in aperto contrasto con le conoscenze climatiche consolidate. Tra le più significative vi è il tentativo, da parte del presidente dell'Ordine dei Geologi del Veneto Giorgio Giacchetti, di ridimensionare il ruolo delle attività umane nel cambiamento climatico, riconducendo l'aumento delle temperature globali prevalentemente a fenomeni naturali.
Esperti e intere istituzioni scientifiche hanno ritenuto doveroso intervenire per evidenziare le numerose inesattezze contenute nel volume e sottolineare la gravità di diffondere simili affermazioni tra gli studenti, tanto più quando provengono da chi ricopre una carica rappresentativa in una professione scientifica.
Nonostante le numerose critiche, l'amministrazione comunale di Belluno non ha ritirato la pubblicazione e ha continuato anzi a difendere l'iniziativa, richiamandosi alla libertà di pensiero e alla legittimità di posizioni differenti. Anche l'autore del contributo contestato ha ribadito le proprie convinzioni, senza fare passi indietro.
La giustificazione a supporto di tale condotta è semplice: anche nella scienza sarebbe legittimo avere idee diverse e garantire spazio a ciascuna di esse.
A prima vista può sembrare una posizione di buon senso, una sorta di par condicio scientifica a tutela del dibattito e della diversità di pensiero. Il problema è che confonde due piani diversi: quello della libertà di espressione e quello del metodo con cui la scienza stabilisce quali spiegazioni siano sostenute dalle evidenze.
Per capire la differenza possiamo usare una metafora. Immaginiamo una finale dei Mondiali di calcio. Ultimo minuto, risultato in parità. Un giocatore prende il pallone con le mani, corre verso la porta avversaria e lo scaglia in rete. Poi esulta: la sua squadra ha vinto. Quel giocatore non ha violato una legge. È libero di prendere il pallone con le mani e persino di sostenere di aver segnato. Ha però infranto una regola fondamentale del calcio. E proprio per questo il suo gesto non può essere riconosciuto come un gol.
La vicenda di Belluno pone, in fondo, un problema simile. Anche la scienza ha delle regole e, se si vuole rimanere nel suo perimetro, non possono essere ignorate.
Uno scienziato può naturalmente dire: "Non sono d'accordo". Anzi, la possibilità di mettere in discussione ciò che sappiamo è una delle condizioni essenziali del progresso scientifico. Deve però farlo formulando ipotesi verificabili, confrontandosi con le osservazioni, rendendo conto delle evidenze disponibili e mostrando perché una spiegazione alternativa funzioni meglio di quella che contesta.
Contraddire una teoria sostenuta da una grande quantità di osservazioni limitandosi a dire "per me le cose stanno diversamente" non significa proporre un'alternativa scientifica. Significa fare goal con le mani e pretendere che il gol venga convalidato.
È fondamentale non mescolare i due piani. La libertà di espressione tutela pienamente il diritto di sostenere anche idee scientificamente infondate. Non obbliga però la scienza a considerarle equivalenti a conclusioni costruite attraverso decenni di osservazioni, esperimenti e verifiche indipendenti.
E la distinzione è ancora più importante quando non siamo davanti a una conversazione privata, ma a materiale destinato alle scuole. Studenti e studentesse stanno ancora costruendo gli strumenti con cui distinguere un'argomentazione fondata da una semplice affermazione. Proprio per questo proporre loro contenuti scientificamente deboli senza renderne chiari i limiti rischia di trasmettere non soltanto informazioni sbagliate, ma anche un'idea sbagliata di come funziona la scienza.
Nel caso del cambiamento climatico questo aspetto assume un peso particolare. Le generazioni più giovani dovranno convivere più a lungo con le conseguenze delle trasformazioni climatiche già in corso. Hanno quindi diritto, prima ancora che a essere rassicurate o allarmate, a ricevere gli strumenti migliori di cui disponiamo per comprenderle.












