Cresce l'imbarazzo per la vicenda del libro distribuito nelle scuole di Belluno: ecco cosa accade quando la politica non riesce a chiedere scusa

La compatta levata di scudi da parte della comunità scientifica (anche il prestigioso Istituto di Scienze Polari - CNR ha sentito la necessità di ribadire gli approdi scientifici), consigliava di fare un passo indietro, cercando una forma diplomatica per ammettere l'errore. Se siamo ancora qui a parlane è perché le cose sono andate diversamente

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La vicenda del volume, con contenuti negazionisti, distribuito nelle scuole superiori di Belluno sta assumendo contorni imbarazzanti, facendosi ahinoi capace di mettere in luce una tendenza politica poco rassicurante: l'incapacità di chiedere scusa, quando si commette uno sbaglio.
La compatta levata di scudi da parte della comunità scientifica (perfino il prestigioso Istituto di Scienze Polari - CNR ha sentito la necessità di ribadire gli esiti delle ricerche: "I dati raccolti in decenni di ricerca dimostrano in modo inequivocabile la rapidità delle trasformazioni in corso nella criosfera e il loro legame diretto con le attività umane"), in una società che dovrebbe essere regolata sulla fiducia negli enti competenti, consigliava di fare un passo indietro, cercando una forma diplomatica per ammettere l'errore.
Se siamo ancora qui a parlane è perché le cose sono andate diversamente. Rifugiandosi dietro a un'argomentazione tanto cara ai movimenti populisti – "ognuno è libero di esprimere le proprie idee" – è stato rifiutato l'invito di ritirare il volume negazionista dalle scuole in cui era stato distribuito.
Forse non è chiaro che la libertà di espressione, quando viene sventolata per mettere in discussione il rigoroso metodo che regola gli enti di ricerca, si trasforma in un preoccupante cono d'ombra antidemocratico.
Sembra quasi che queste iniziative nascano con l'obiettivo di diffondere tesi alternative (e non comprovate) nella società. Come secondo effetto si ottiene inoltre una forma di discredito nei confronti della comunità scientifica, in questo caso già a partire dalle generazioni più giovani (quelle più vulnerabili e che più avrebbero bisogno di comprendere il metodo della scienza).
Ma quando la fiducia viene a mancare, specialmente in ambito scientifico, si registra una sostanziale regressione culturale.
Questo non significa affatto doversi fidare sempre di tutto e di tutti, sopprimendo così un legittimo ed essenziale spirito critico, ma credere nelle basi fondanti del vivere civile e democratico, che includono anche regole, rigorosi procedimenti e istituzioni.
Illuminanti, a questo proposito, sono le parole del glaciologo e ricercatore Giovanni Baccolo:
"Tutti hanno diritto di metter in discussione una teoria scientifica, anche quella del cambiamento climatico antropogenico. Però non lo puoi fare per un'opinione, perché tu pensi che non sia valida, lo devi fare entro le modalità e i parametri del metodo scientifico".












