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Attualità | 18 settembre 2026 | 12:00

Frottole climatiche tra i banchi di scuola: il volume edito dal Comune di Belluno contiene tesi false. Lo denunciano gli insegnanti e un ricercatore spiega perché è pericoloso divulgarle

di Jacopo Gabrieli

"L'incremento di temperatura cui stiamo assistendo rientra nei naturali cicli climatici e non dalle emissioni antropiche". Non è il titolo di un blog negazionista, ma la sintesi che il dottor Giorgio Giacchetti, Presidente dell'Ordine dei Geologi del Veneto, riporta nel suo contributo al volume sui cambiamenti climatici in distribuzione nelle scuole superiori del Comune di Belluno e negli ordini professionali. Ma si tratta di tesi smentite da migliaia di lavori scientifici

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"L'incremento di temperatura cui stiamo assistendo rientra nei naturali cicli climatici e non dalle emissioni antropiche". Non è il titolo di un blog negazionista, ma la sintesi che il dottor Giorgio Giacchetti, Presidente dell'Ordine dei Geologi del Veneto, riporta nel suo contributo al volume "Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni", edito dal Comune di Belluno e in distribuzione in questi giorni nelle scuole superiori del Comune e negli ordini professionali. Una presa di posizione chiara, lapidaria, quella che Giacchetti tenta di supportare attingendo a piene mani da bufale e miti pseudoscientifici, diffusi per ridimensionare o negare la responsabilità umana dell'attuale crisi climatica.

 

Perché no, rispondendo puntualmente a quanto scritto, non è assolutamente vero che l'attribuzione del riscaldamento globale sia "di origine astronomica", da ricercare quindi nelle variazioni dei cicli orbitali della Terra attorno al Sole. La comunità scientifica internazionale, così come riportato nel VI rapporto dell'Ipcc (International Panel of Climate Change) è ormai pressoché concorde nell'affermare che la causa è inequivocabilmente (il termine riportato è proprio "unequivocally") da imputare alle attività umane, principalmente le emissioni di gas serra.

 

Davvero le carote di ghiaccio dimostrerebbero, come sostenuto da Giacchetti, che "la CO2 non sia la causa bensì l'effetto dei cambiamenti climatici"? No, quell'affermazione è falsa. Lo studio degli archivi glaciali polari dimostra esattamente il contrario, ovvero come sia proprio la CO2 ad amplificare a livello globale l'iniziale riscaldamento su scala regionale (principalmente nella regione Artica) causato da variazioni nei parametri orbitali.

 

Falsa anche l'affermazione che la CO2, a concentrazioni maggiori di 260ppm (parti per milione), non sia più in grado di agire come forzante climatica. Perché è ormai ampliamente dimostrato, sia a livello teorico che sperimentale, che un raddoppio della concentrazione produce una nuova e rilevante perturbazione del bilancio energetico terrestre nell'ordine di 2,5 - 4,0°C. Anche nel riportare i dati sperimentali proprio non ci siamo. Perché sebbene le concentrazioni di CO2 siano estremamente preoccupanti, non raggiungano certamente i 460ppm indicati da Giacchetti, attestandosi attorno ai 426ppm (media 2025), con un ritmo di crescita medio di circa 2,6°C/anno (a partire dal 2020).

 

Insomma, un vero compendio di "frottole climatiche", tutte ampiamente smentite da migliaia di lavori scientifici pubblicati in decenni di studi condotti con il rigore del metodo scientifico, che da secoli sappiamo essere lo strumento più affidabile ed efficace che abbiamo per descrivere la realtà oggettiva, materiale e misurabile (per documentarsi sulle prove degli studi internazionali, è la versione sintetica dell'ultimo rapporto dell'Ipcc 1). Non si tratta quindi di mettere in discussione la libertà di esprimere opinioni, anche minoritarie. Si tratta di pretendere che la discussione segua sempre un metodo che garanzia di risultati affidabili, oggettivi e replicabili.

 

Una responsabilità, professionale ma ancor più morale, che dovrebbe essere la base per scrivere e parlare di scienza, tanto più quando lo si fa non come privato cittadino ma in qualità di Presidente di un Ordine Professionale. Ma ancora di più, una responsabilità precisa da parte dell'ente pubblico che, mosso dall'intento condivisibile di produrre un libro quale strumento di conoscenza sul tema dei cambiamenti climatici, nel pubblicare un simile materiale contribuisce a diffondere tesi antiscientifiche, avvallandone di fatto il contenuto. La "necessità di conoscere questi cambiamenti, i rischi ad essi collegati e le iniziative poste in essere per prevenire comunque limitare tali rischi", espressa dell'assessora all'Ambiente e alla Protezione Civile Lorenza de Kunovich, non può non distinguere tra risultati scientifici consolidati e tesi ampiamente smentite dalla letteratura.

 

Portare questo testo nelle scuole non favorisce il pluralismo scientifico, che richiede sempre un'attenta e robusta valutazione della consistenza delle ipotesi formulate, sulla base delle prove sperimentali disponibili. Non è pluralismo attribuire lo stesso peso a conclusioni fondate su decenni di ricerca con affermazioni prive di adeguato riscontro, magari prese in prestito da blog o pubblicazioni di siti di organizzazioni di varia natura. E non è accettabile che l'onere di discriminare lo stato dell'arte della conoscenza scientifica da rappresentazioni non corrette e totalmente forvianti sia trasferito, o meglio scaricato, sugli studenti.

 

È appena terminata quella che è stata, a livello globale, l'estate più calda da quando esistono le rilevazioni strumentali 2. In Veneto, come certifica Arpav, l'anomalia termica rispetto alla media degli ultimi trent'anni di è stata di +2.8°C 3, di alcuni decimi di grado più alta di quella dell'estate 2003, limite finora considerato pressoché insuperabile. Inoltre, il 2003 era stato giustamente considerato un evento eccezionale, valori di questo tipo oggi rientrano statisticamente in quella che può essere definita la nuova normalità climatica. La temperatura superficiale degli oceani ha raggiunto i valori più alti mai registrati e l'estensione del ghiaccio marino Artico sta raggiungendo i valori minimi storici di sempre. Similmente, si riscontra un aumento, sia in numero che in intensità, di quelli che sono i fenomeni meteorologici estremi collegati al clima.

 

Una situazione davvero preoccupante, che dovrebbe essere affrontata con serietà, senza ulteriori indugi e perdite di tempo. Gli strumenti esistono e sono stati ben identificati. Se da una parte dobbiamo agire sviluppando nuove strategie di adattamento, è assolutamente fondamentale lavorare sulla mitigazione per evitare di peggiorare uno scenario già di per sé compromesso. E in tal senso la scienza è molto chiara: è fondamentale diminuire le emissioni di CO2, ed è necessario farlo subito. Non esistono alternative né scorciatoie. Seguire le note di pifferai magici che minimizzano, magari paventando fantasiose soluzioni alternative, può sembrare di certo rassicurante nel breve periodo, ma non porterà a nessun risultato se non a quello di aggravare la situazione.

 

Nell'amarezza e nello sconcerto di questa vicenda, vi è comunque una raggio di sole: gli insegnanti. Perché è dal loro sdegno che nasce questa denuncia. E, ancora una volta, saranno loro, con il loro silenzioso lavoro, a saper di certo costruire un argine alla disinformazione, insegnando ai loro ragazzi a riconoscere ciò che è corretto da ciò che non lo è. In un mondo dove tutto ormai, evidenza compresa, vorrebbe essere relativizzato.

 

Più in particolare, nel suo contributo il dott. Giacchetti riporta diverse asserzioni errate, confutate da molteplici linee indipendenti di ricerca, pubblicate nella letteratura scientifica più recente:

  • l'aumento della CO2 sarebbe una conseguenza e non una causa dell'aumento della temperatura

Le carote di ghiaccio non dimostrano che la CO2 attuale sia una conseguenza del caldo. Durante le transizioni glaciali del passato, le variazioni orbitali hanno avviato cambiamenti climatici su scala regionale, principalmente alle alte latitudini dell'emisfero Nord. Tali variazioni orbitali non riescono però a spiegare dal punto di vista quantitativo, l'entità del riscaldamento. È la CO2 emessa dagli oceani che ha amplificato e diffuso globalmente il riscaldamento. L'aumento contemporaneo, invece, è ricondotto senza ambiguità̀ alle attività umane attraverso il bilancio del carbonio, la composizione isotopica dell'atmosfera e la diminuzione dell'ossigeno atmosferico. L'IPCC definisce inequivocabilmente antropogenico l'aumento di CO2, CH4 e N2O dall'epoca preindustriale.

  • il riscaldamento dovuto alle emissioni antropiche non sarebbe apprezzabile e il riscaldamento attuale rientrerebbe molto probabilmente nei cicli naturali di origine astronomica

L'attribuzione del riscaldamento non è controversa. Il Sesto Rapporto di Valutazione dell'IPCC afferma che le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas serra, hanno inequivocabilmente causato il riscaldamento globale. La parola ufficialmente usata è "unequivocally". La migliore stima dell'IPCC è che sostanzialmente tutto il riscaldamento osservato tra il periodo 1850- 1900 e il 2010-2019 sia di origine umana. I gas serra ben miscelati hanno contribuito per 1,0-2,0 °C, mentre i fattori naturali solari e vulcanici hanno inciso soltanto per circa -0,1/+0,1 °C. Le ricerche scientifiche pubblicate dal 2020 ad oggi non fanno che rafforzare ulteriormente questi risultati. I cicli astronomici richiedono decine di migliaia di anni per agire mentre l'aumento delle temperature attuale è avvenuta in soli 150 anni. Anche l'attività solare non può essere la causa in quanto, negli ultimi decenni, questa è rimasta stabile o in leggera diminuzione. Inoltre, se la causa fosse del Sole, tutta l'atmosfera si scalderebbe e non solo la troposfera. Questo accade solo se i gas serra di origine antropica intrappolano.

  • oltre 260 ppm l'effetto della CO2 diventerebbe trascurabile

La dipendenza logaritmica della forzante radiativa non significa saturazione. Ogni raddoppio della concentrazione produce una nuova e rilevante perturbazione del bilancio energetico terrestre. L'IPCC valuta in 3,93 ± 0,47 W m−2 la forzante radiativa associata al raddoppio della CO2 e indica in circa 3 °C la migliore stima della risposta climatica di equilibrio, con un intervallo probabile di 2,5-4 °C.

  • i modelli climatici non sono robusti

I modelli non sono smentiti dalle osservazioni. Le simulazioni che comprendono soltanto le forzanti naturali non riescono a riprodurre il riscaldamento osservato. L'andamento reale emerge quando vengono inclusi i fattori antropici e, in particolare, l'aumento dei gas serra. L'IPCC rileva inoltre che la rappresentazione del clima recente nei modelli di ultima generazione è migliorata rispetto alle generazioni precedenti

  • attualmente le concentrazioni di CO2 sono "attorno a 460ppm"

Il dato è errato. Copernicus ha stimato per il 2024 una media annua di circa 422,1 ppm, il valore più elevato da almeno due milioni di anni. Questo vuol dire che nella storia della specie Homo sapiens sulla Terra non vi sono mai state concentrazioni così elevate di questo gas serra. Le misure NOAA indicano per giugno 2026 una media globale mensile di 427,62 ppm e, nel settembre 2026, valori giornalieri prossimi a 428 ppm. Sono concentrazioni estremamente preoccupanti, ma non sono 460 ppm. Copernicus documenta inoltre che il 2024 è stato l'anno più caldo della serie osservativa globale, con una temperatura media di circa 1,60 °C sopra il livello preindustriale, e che gli ultimi dieci anni sono stati i dieci più caldi mai registrati.

 

 

 

1 https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/downloads/report/IPCC_AR6_WGI_SPM.pdf

2 https://climate.copernicus.eu/surface-air-temperature-august-2026

3 https://www.arpa.veneto.it/notizie/in-primo-piano/estate-2026-in-veneto-il-report-meteo-climatico

 

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