El Niño e il meteo atteso il prossimo inverno: l'analisi del meteorologo, tra allarmismi e realtà scientifica

Ogni anno, con l'avvicinarsi dell'autunno e poi della stagione invernale, cominciano a circolare previsioni a lunghissimo termine, scenari estremi e titoli che annunciano con mesi di anticipo inverni eccezionalmente freddi e nevosi oppure, al contrario, stagioni destinate a essere miti e senza neve. Quali conseguenze potrà avere realmente El Niño? È possibile capire già oggi che tipo di inverno vivremo sulle montagne italiane? Ne abbiamo parlato con Francesco Nucera, meteorologo di 3B Meteo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ogni anno, con l'avvicinarsi dell'autunno e poi della stagione invernale, si ripropone quasi lo stesso copione. Cominciano a circolare previsioni a lunghissimo termine, scenari estremi e titoli che annunciano con mesi di anticipo inverni eccezionalmente freddi e nevosi oppure, al contrario, stagioni destinate a essere miti e senza neve. È una dinamica ormai ricorrente, nella quale fenomeni complessi come El Niño vengono spesso chiamati in causa in modo improprio o comunque eccessivamente semplificato, quasi potessero fornire da soli una risposta certa su quello che accadrà in Europa e in Italia nei mesi successivi.
In questo periodo iniziano così a comparire le consuete previsioni "apocalittiche", talvolta in un senso e talvolta nell'altro. Ma la realtà atmosferica è molto più complessa e non può essere ridotta a una relazione automatica tra un singolo fenomeno climatico e il tempo che farà sulle nostre montagne. Proprio per questo è importante distinguere ciò che la scienza permette realmente di affermare da ciò che, invece, appartiene ancora al campo delle ipotesi.
Tra i fenomeni maggiormente osservati in questa fase c'è proprio El Niño, che quest'anno si presenta particolarmente intenso e che può influenzare la circolazione atmosferica su scala globale. Ma quali conseguenze può avere realmente sull'Europa? È possibile capire già oggi che tipo di inverno vivremo in Italia? E possiamo dire qualcosa sulla neve che cadrà sulle montagne dell'Appennino?
Per provare a fare chiarezza abbiamo rivolto qualche domanda a Francesco Nucera, meteorologo di 3B Meteo.
Francesco, quanto può incidere El Niño sull'inverno europeo?
El Niño nasce nel Pacifico e lì ha effetti molto più diretti. In Europa la sua influenza è più debole e soprattutto meno prevedibile. Può modificare alcuni equilibri della circolazione atmosferica e spostare le probabilità verso determinati scenari, ma probabilità non significa certezza; non vuol dire automaticamente inverno caldo, freddo, piovoso o nevoso.
Quest'anno il fenomeno è particolarmente intenso. Cosa significa su scala atmosferica?
Il fenomeno quest'anno è particolarmente intenso e può avere effetti sulla circolazione atmosferica su larga scala. Per capire cosa succederà davvero sull'Europa bisognerà però vedere come interagirà con l'Atlantico e con il vortice polare. Al momento non abbiamo elementi sufficienti per dire che tipo di inverno avremo sull'Italia.
Possiamo almeno individuare oggi una tendenza per il prossimo inverno italiano?
Oggi è troppo presto per dire come sarà l'inverno. Il clima di fondo è più caldo rispetto al passato e questo favorisce statisticamente inverni più miti, ma non significa che ogni inverno debba esserlo. La variabilità atmosferica rimane molto importante e sono ancora possibili stagioni fredde o periodi di freddo anche intenso.
E per quanto riguarda la neve sulle montagne dell'Appennino?
Per il prossimo inverno non possiamo dire oggi se nevicherà molto o poco sulle montagne. Le osservazioni degli ultimi decenni mostrano però un aumento delle temperature anche sull'Appennino e, in diverse aree, una riduzione della durata della copertura nevosa. È una tendenza climatica di lungo periodo, che non ci permette però di sapere quanto nevicherà nel prossimo inverno.
Le parole di Nucera aiutano quindi soprattutto a rimettere il fenomeno nella sua corretta dimensione. El Niño esiste, è particolarmente intenso e può influenzare la circolazione atmosferica su larga scala, ma da qui a trasformarlo in una previsione precisa dell'inverno italiano il passo è troppo lungo.
La conseguenza principale è che oggi non possiamo sapere se avremo un inverno particolarmente nevoso, freddo oppure mite. Possiamo parlare di probabilità, di segnali e di configurazioni da osservare, ma non di certezze.
C'è poi un altro elemento che non può essere ignorato. Come spiegato anche da Francesco Nucera, gli inverni italiani si inseriscono ormai in un clima di fondo più caldo rispetto al passato. Attendersi statisticamente stagioni più miti non significa quindi poter attribuire automaticamente questa eventualità a El Niño.
Il fenomeno del Pacifico rappresenta soltanto uno dei tanti fattori che possono concorrere a determinare l'andamento della stagione. Da decenni, infatti, le nostre montagne devono fare i conti con temperature mediamente più elevate e, in diverse zone dell'Appennino, con una minore durata della copertura nevosa. Una tendenza che appartiene a una scala climatica ben più ampia rispetto a quella di un singolo episodio di El Niño.
Bisognerà dunque capire nei prossimi mesi quali conseguenze il fenomeno produrrà realmente nel mondo, come riuscirà a interagire con la circolazione atmosferica europea e, soltanto alla fine, quali effetti potrà avere nel nostro piccolo "orticello" italiano. Per ora, qualsiasi sentenza sull'inverno che verrà rimane prematura.











