Opuscoli negazionisti nelle scuole: il sindaco di Belluno si appella alla libertà d'espressione. Il glaciologo: "Per strada chiunque può esprimere un'idea personale, nella scienza non è così"

In un'intervista dei giorni scorsi, il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, affermava che ritirare l'opuscolo dalle scuole – come richiesto da associazioni ed esponenti della comunità accademica – sarebbe voluto dire "limitare la libertà di espressione". Ma siamo certi che un'opinione sia valida solo perché espressa? E soprattutto, questo può valere anche per le teorie scientifiche? Ne abbiamo parlato con Giovanni Baccolo, ricercatore all'Università di Roma Tre

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nei giorni scorsi, l'emittente locale Antenna Tre ha pubblicato un'intervista del sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, in merito alla polemica sugli "opuscoli negazionisti" diffusi nelle scuole del bellunese. Il sindaco, di fronte ai microfoni, promette valutazioni sulla richiesta di ritirare i testi, ma difende la scelta dell'amministrazione. A proposito delle tesi in essi contenute, De Pellegrin si appella alla libertà di espressione.
"Noi abbiamo fatto un convengo con dei professionisti che abbiamo ritenuto all'altezza. Hanno dato la loro versione. Credo che noi valuteremo di questo libro, ma pensare di ritirarlo o quant'altro vuol dire limitare la possibilità di esprimere le proprie idee, dunque faremo le nostre valutazioni".
Oggetto della contesa è l'opuscolo Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni promosso e distribuito dal Comune di Belluno con il contributo della Regione Veneto, e in particolare le tre pagine a firma di Giorgio Giacchetti, presidente dell'Ordine dei Geologi del Veneto. A discapito della firma illustre, secondo il parere di diversi esponenti del mondo accademico, questi testi riporterebbero tesi infondate e non condivise dalla comunità scientifica, volte a negare l'origine antropogenica del cambiamento climatico.
Per queste ragioni, esponenti politici, associazioni e rappresentanti dell'accademia hanno chiesto il ritiro del volume per una revisione scientifica. Questa la risposta del sindaco De Pellegrin ai microfoni di Antenna Tre: "Ognuno è libero di rappresentare le proprie opinioni, ma in quanto opinioni credo che sia tutto opinabile. La richiesta può arrivare da qualsiasi ambiente, ma l'amministrazione ha creduto in questo progetto e adesso farà le sue valutazioni. Però mai limitando il diritto di espressione".
La risposta lascia perplessi: se la contestazione è opinabile e ogni parere è valido per il solo fatto di essere stato espresso, cosa rimane di autorevole alla scienza? Il sindaco - ci sembra - sta confondendo incautamente il diritto di espressione con il rigoroso funzionamento del processo scientifico. Ne abbiamo parlato con Giovanni Baccolo, glaciologo, ricercatore e docente all'Università degli Studi Roma Tre, nonché membro del comitato scientifico de L'Altramontagna.
"Probabilmente De Pellegrin parte da assunto anche valido, ovvero che - anche nel mondo scientifico - non esistono verità assolute: tutto può essere messo in discussione e migliorato. Però bisogna farlo stando nel perimetro del metodo scientifico: non si possono mettere sullo stesso piano il normale dibattito che esiste sempre tra le opinioni delle persone e un dibattito scientifico".
Le opinioni personali hanno pieno diritto di esistere e sono la linfa del pluralismo che caratterizza la società: la squadra del cuore, lo schieramento politico, le preferenze alimentari. Tutte le scelte della vita quotidiana presuppongono delle opinioni e che possono alimentare dibattiti infiniti: le tipiche discussioni da salotto televisivo o da bar. Uno può tranquillamente dire: "Io la penso in un certo modo perché a me piace così", chiunque ha il diritto di esprimere la propria idea e di difenderla.
Nella scienza però - spiega Giovanni Baccolo - non è così: "Tutti hanno diritto di metter in discussione una teoria scientifica, anche quella del cambiamento climatico antropogenico. Però non lo puoi fare per un'opinione, perché tu pensi che non sia valida, lo devi fare entro le modalità e i parametri del metodo scientifico".
Quali sono queste modalità? In termini generalissimi, sono essenzialmente due. Anzitutto, vi è l'obbligo di fornire le ragioni dell'eventuale rifiuto di una teoria attualmente considerata attendibile. Poi, è auspicabile proporre una teoria alternativa che vada a sostituire la precedente nella spiegazione di un dato problema: in questo caso, la contemporanea accelerazione del surriscaldamento globale.
"Devi fornire le ragioni del tuo non aderire a questa teoria: 'Io non la ritengo valida perché non spiega in modo corretto questi dati, perché rimane quest'area grigia non spiegata'. Nella storia dell'opuscolo questo non è stato fatto, non è stato detto esattamente il perché. Sono state accampate giustificazioni che non sono antiscientifiche, ma assolutamente ascientifiche: non hanno nulla a che fare con una discussione scientifica, né sono supportate da evidenze, da prove da studi che invece ci dovrebbero essere".
Questo probabilmente è dovuto al fatto che - ad oggi - la teoria antropogenica del cambiamento climatico non ha ancora mostrato falle degne di considerazione: "Tutto è spiegato, i dati degli ultimi decenni sono stati riprodotti in modo perfetto e non è possibile spiegare il riscaldamento globale senza considerare l'impatto umano sul cambiamento climatico".
Poi, vi è il secondo punto. Sebbene è vero che non c'è un vero e proprio "dovere" nel mettere in discussione una teoria scientifica, per farlo in maniera autorevole dovresti portare fornirne una teoria alternativa: solo così il metodo scientifico può funzionare.
"Questo vale, a maggior ragione, se arrivi a mettere in discussione una teoria condivisa dal 99% della comunità climatologica mondiale. Allora sarebbe più che opportuno spiegare da dove arriva questo riscaldamento, da quale fonte naturale arriverebbe - secondo te - questa energia che alimenta il cambiamento climatico. Si tratta di un processo globale che richiede enorme quantità di energia, non è qualcosa che può nascondersi tra le trame del sistema climatico: il surriscaldamento globale dev'essere ben evidente".
"Peccato che – continua il glaciologo – al di là di questo incrementato assorbimento della radiazione infrarossa da parte dell'atmosfera, a causa della concentrazione di gas serra, non c'è nessun altro processo che, con tale chiarezza ed evidenza, permetta di spiegare da dove arrivi questa enorme quantità di energia".
Forte dell'esperienza all'interno del mondo accademico, Giovanni Baccolo conclude con una riflessione attorno al mondo dei geologi. Molto spesso – nota il ricercatore - questi pareri un po' avventati sul cambiamento climatico arrivano proprio dal mondo della geologia. "Mi sono interrogato molte volte sul perché alcuni geologi siano così restii a riconoscere la validità della spiegazione antropogenica del cambiamento climatico. Ecco la spiegazione che mi sono dato".
"La geologia ti obbliga a ragionare sui tempi lunghissimi, sul 'tempo profondo', quello scandito dai milioni di anni, che è completamente diverso dal tempo della nostra esistenza, della quotidianità. Questo pensare nei milioni di anni, in un certo senso, ti fa vedere il presente con un'altra prospettiva: tutto quello che avviene nell'arco di decine o centinaia di anni diventa praticamente un'istantanea cancellabile. Al netto dell'origine e della causa del meccanismo, quello che avviene in tempi così brevi viene automaticamente derubricato a processo secondario per la storia della Terra".
I geologi hanno imparato a conoscere eventi naturali devastanti dal punto di vista degli ecosistemi e della vita della Terra: estinzioni di massa, eruzioni vulcaniche terribili, asteroidi. Anche questo fa sembrare ciò che sta accadendo oggi come qualcosa di ordinaria amministrazione.
Quali conseguenze avrebbe questa prospettiva? Baccolo sembra temere un ripiegamento anti-umanistico della ricerca scientifica. Il rischio, ovvero, di dimenticarci il punto di vista dal quale guardiamo il mondo: quello di esseri umani che hanno tutto l'interesse a continuare a vivere su questo pianeta e a farlo nelle migliori condizioni possibili. Il che equivale - di fatto - ad un'assunzione di responsabilità.
"Gli studi geologici concorrono a dimostrarci che la Terra e la vita in senso lato sono molto resistenti, hanno le spalle larghe, e anche con questi cambiamenti se la caveranno sicuramente. Io non credo infatti che nessun esponente del mondo climatologico pensi davvero che il pianeta finirà a causa del cambiamento climatico antropogenico. Ma il discorso è un altro: a noi importa solo questo? Il pianeta e la vita in senso lato? O ci importa anche della nostra specie e degli ecosistemi da cui dipendiamo? Questo è un discorso completamente diverso. In questo caso la situazione è molto più seria: come esponente della specie homo sapiens sono più preoccupato da questo fatto che non dall'estinzione improbabile dell'intera vita sul pianeta Terra".
Insomma, la geologia spesso è fondamentale perché ci permette di cogliere l'aspetto temporale della vita sulla Terra in modo completamente diverso: più profondo, completo e verosimile. A staccarci dalla nostra dimensione limitata temporalmente. Allo stesso tempo, però, "se questo staccarci dalla nostra condizione e questo aumento della consapevolezza del tempo profondo non è accompagnato da dovute attenzioni e precauzioni, utili a trasferire certe conoscenze nell'immediato, nel presente geologico, ecco che possono nascere questo tipo di cortocircuiti".
Ecco, ci sembra che il sindaco Oscar De Pellegrin, con un errore di fallacia argomentativa, abbia perso di vista questa contraddizione. Qui, però, si parla di un opuscolo in distribuzione nelle scuole: non stiamo parlando di chiacchiere al bar, ma di teorie scientifiche divulgate come autorevoli, per di più rivolte a ragazzi che non hanno gli strumenti per guardarle in modo critico. Le conseguenze di questa disattenzione, dunque, possono essere molto maggiori. Pertanto, non fosse che per il massiccio appello della comunità scientifica, oltre che per le ragioni spiegate negli articoli precedenti, crediamo che una revisione del testo sia decisamente doverosa.












