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Idee | 10 ottobre 2026 | 06:00

Perché escludiamo l'essere umano dalle fotografie di montagna?

A chiunque è capitato, scattando una fotografia a un paesaggio montano, di escludere volontariamente dall'inquadratura ogni indizio che suggerisca una presenza umana. Questa tendenza a eliminare le testimonianze antropiche dai nostri scatti è il risultato di un processo culturale che, dalla sublimazione romantica in avanti, ha progressivamente trasformato le montagne in un luogo di culto della natura

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

A chiunque è capitato, scattando una fotografia a un paesaggio montano, di escludere volontariamente dall'inquadratura ogni indizio che suggerisca una presenza umana. Un traliccio dell'alta tensione, una folla, un condominio, i binari del treno, una piattaforma d'atterraggio per gli elicotteri, un muretto a secco, una cabinovia, una ruspa, una strada, una pista da sci, e si potrebbe andare avanti all'infinito.

Questa tendenza a eliminare le testimonianze antropiche dai nostri scatti è il risultato di un processo culturale che, dalla sublimazione romantica in avanti, ha progressivamente trasformato le montagne in un luogo di culto della natura.

E così, con le nostre fotografie, cerchiamo di riprodurre quell'idea di montagna che si è sedimentata nella società e dentro di noi: una montagna "purissima", "salubre" e priva di contaminazioni.

Ma ovviamente la realtà ci racconta una storia diversa. Ci racconta di montagne abitate da decine di anni; di paesaggi culturali, risultato di un costante dialogo tra comunità e territorio; di una presenza antropica nel bene o nel male capillarmente diffusa; ci parla anche da un lato di valli sfruttate in modo eccessivo (spesso proprio da chi divulga per fini pubblicitari un'immagine pittoresca/edulcorata della montagna); e dall'altro di territori esterni rispetto ai grandi flussi turistici, di frequentare abbandonati a se stessi assieme ai loro ormai rari abitanti e ancora privi di importanti ed essenziali servizi per un vivere dignitoso.

Allora è forse arrivato il momento di abbandonare la retorica della "montagna incontaminata" per abbracciare un discorso culturale rinnovato, che non idealizza la natura e che si faccia promotore di un rapporto equilibrato tra esseri umani e ambiente.

Rispettare l'ambiente è infatti il primo passo per rispettare noi, specie umana, che di quell'ambiente siamo parte integrante.
Ma per farlo, bisogna tornare a includere la presenza umana nel racconto.

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