Appennino Tosco-Emiliano, cambio alla guida del Parco Nazionale: le sfide chiave della nuova presidenza Baracchini

Dopo vent'anni cambia la presidenza del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano. Con l'uscita di Fausto Giovanelli si chiude una stagione che ha dato all'area protetta una voce profondamente emiliana, capace di trasformare un ente di tutela in un laboratorio politico e culturale. Ecco chi è Lucia Baracchini, che ha guidato la fase di transizione del Parco come commissaria straordinaria

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Dopo vent'anni, il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco‑Emiliano cambia guida. È un avvicendamento istituzionale, certo. Ma è pure la fine di un ciclo che ha modellato il modo in cui quel pezzo di montagna si è raccontato e si è fatto raccontare.
Con l'uscita di Fausto Giovanelli si chiude una stagione che ha dato al Parco una voce profondamente emiliana, capace di trasformare un ente di tutela in un laboratorio politico e culturale. Quel laboratorio lo avevamo osservato da vicino anche noi, quando lo abbiamo intervistato per il decennale della Riserva Mab Unesco (qui la possibilità di riavvolgere il nastro della chiacchierata).
Il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano rappresenta oggi una realtà articolata, che interessa 13 Comuni, due Regioni e quattro Province, e si inserisce in un territorio ancora più ampio attraverso la Riserva della Biosfera Unesco, che coinvolge 80 Comuni.
Ebbene, da qualche settimana la presidenza del Parco è passata in capo a Lucia Baracchini, che dell'ente non è affatto una figura estranea. Prima della nomina, infatti, ne ha guidato la fase di transizione come commissaria straordinaria, garantendo continuità amministrativa. In precedenza, con il Parco aveva collaborato soprattutto su progetti di matrice educativa ("Neve e natura" su tutti).
Dirigente scolastica con oltre quarant'anni di esperienza nel mondo dell'istruzione, laureata con lode in Lingue e Letterature Moderne, formatrice e amministratrice pubblica, porta con sé due mandati da sindaca di Pontremoli, un comune che non ha mai aderito al Parco.
Il suo profilo arriva da un'altra geografia amministrativa e da un'altra area politica. Probabilmente con un'altra idea di montagna. Con lei prende compiutamente corpo ciò che lo statuto indica: il Parco è un organismo interregionale chiamato a tenere insieme territori che non per forza devono condividere la stessa storia e gli stessi bisogni.
Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche, il linguaggio delle terre alte è stato declinato attraverso parole chiave come educazione ambientale, formazione, partecipazione giovanile, equilibrio tra tutela e sviluppo. È fisiologico che con una nuova presidenza cambino le priorità nella distribuzione delle risorse e, con esse, il modo in cui si immagina e si progetta la montagna del futuro.
Resta da capire come Lucia Baracchini immagini le grandi questioni che oggi definiscono la vita in Appennino: il cambiamento climatico che accelera, la fragilità crescente degli ecosistemi, la necessità di rendere economicamente sostenibile la vita in quota. Significa chiedersi quale equilibrio lei ritenga possibile tra tutela e lavoro, come intenda far convivere la biodiversità con la manutenzione quotidiana del territorio, quale modello di residenzialità immagini in un contesto dove la pressione turistica può essere insieme risorsa e minaccia. E ancora: come pensa di tenere insieme sicurezza idrogeologica e capacità delle comunità di restare, crescere, non arretrare.
Sono domande che la sua presidenza eredita e che ora, inevitabilmente, si posano sul suo tavolo. Sono questioni che i prossimi mesi di gestione e attività cominceranno a chiarire.












