"La gru verrà assemblata con l'elicottero sull'anticima del monte Carega". Rinnovo Rifugio Fraccaroli: cosa significa fare edilizia a oltre duemila metri? Ce lo racconta la famiglia Curzel, "falegnami ad alta quota"

Per il Fraccaroli serviranno oltre 100 ore di elicottero, a oltre duemila euro l'ora, e una stagione e mezza di cantiere. Tra la difficoltà di avvicinamento, il lavoro in aree protette e la difficoltà a trovare personale, la famiglia di Caldonazzo, famosa per il programma su Dmax, è stata scelta per la celebre struttura del Cai di Verona

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Falegnami ad alta quota" è un programma televisivo prodotto da EiE Film e trasmesso sul canale DMAX. La trasmissione è interamente dedicata ad un business familiare piuttosto particolare, specializzato e particolarmente predisposto ad inquadrature scenografiche: parliamo della Legno House di Caldonazzo, in provincia di Trento, leader nelle ristrutturazioni ad alta quota e nella bioedilizia. Il nome dell’azienda, dagli anni Novanta - quando operavano nelle montagne di casa -, si è esteso a tutte le Alpi, e ora, anche grazie alla trasmissione, cresce sempre di più.
La Legno House è un’impresa di famiglia nata negli anni sessanta con ancora alle redini l’anziano padre Germano, "Il Supremo", e i protagonisti della serie e le due braccia principali dell’azienda sono i fratelli Giovanni e Paolo Curzel, con la loro squadra di quindici operai.
Oggi abbiamo parlato con Paolo di uno dei prossimi cantieri in cui andranno a lavorare, di cui hanno lanciato la notizia nei giorni scorsi. Parliamo del celebre rifugio Fraccaroli, a 2230 metri, poco sotto la cima del Carega. Il Carega è la vetta più alta delle Piccole Dolomiti, che si alza vertiginosamente dalla pianura veneta rendendola uno dei profili più riconoscibili per gli abitanti del Nord-Est.

Incaricato dal Cai di Verona per il progetto, lo studio dallo studio EsseDue si è infatti rivolto ai "falegnami ad alta quota", la famiglia Curzel, per il progetto di rinnovamento del Rifugio Fraccaroli. "Lassù ci si arriva solo con l’elicottero naturalmente. Con la nostra esperienza - spiega Paolo - siamo riusciti a portare un po' di migliorie al progetto, soprattutto per il costo del trasporto sull'opera. C'è una piccola teleferica, però la teniamo solo per le minuterie, ma il grosso viene portato su con l'elicottero".
Il progetto del Fraccaroli prevede l’ampliamento di una parte per dare più accesso alla cucina, bagni e - sopra la zona bagni - delle camere. Il Rifugio sostanzialmente viene ampliato di due metri due metri e mezzo, in un lato, su tutta la lunghezza e su tutta l'altezza. A questo si aggiunge il rifacimento del tetto, dei solai interni e di tutti gli interni: perline, arredamenti, impianti.
Non solo. "La sfida più grossa - spiega l’impresario - è l’acqua. Siamo in cima alla montagna, al Carega, e logicamente non c’è un approvvigionamento costante di acqua, e allora bisogna sfruttarla al meglio proprio l'acqua piovana che viene immagazzinata. Adesso hanno cisterne separate per acque grigie e acque nera, ora invece verrà studiato un ciclo dell'acqua per cui le acque grigie vengono riutilizzate per le acque nere, per dopo essere smaltite con i soliti sistemi di depurazione".

Insomma, si tratterebbe sia di una parte di ampliamento, che di sistemazione interna per dare una sala e delle camere più accoglienti; ma soprattutto una parte tecnologica, idraulica, per il recupero delle acque. "Come diciamo spesso, la sfida dei rifugi dei prossimi anni sarà questa. Per assurdo c'è sempre un maggiore consumo di acqua in montagna, perché in montagna sale sempre più gente; però allo stesso tempo siamo sempre più consapevoli di quanto sia una risorsa limitata, specie a queste quote".
Ecco perché, a progetto, la fase di riciclo e del recupero dell'acqua piovana verranno implementate e messe in dialogo il più efficacemente possibile. "Tramite un sistema di scoli e grondaie questa viene immagazzinata in una cisterna, dove avviene fatta la prima depurazione, dopo la quale viene usata per lavabi, docce, e dopo questa viene di nuovo immagazzinata e riutilizzata per le acque nere, per gli scarichi".
Anche per quanto riguarda la scelta dei materiali, a Legno House sono abituati a prediligere costruzioni a secco, con legno e metallo, piuttosto che il cemento, che richiede acqua oltre ad essere piuttosto pesante da trasportare. "Il cemento servirà soltanto per queste cisterne. La costruzione, il solaio, il tetto: sarà tutto fatto di legno. Così da diminuire il peso permettendo anche un abbassamento del costo del trasporto".
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Per ora, come hanno annunciato con un post sulla pagina social, i "falegnami ad alta quota" si sono limitati a un sopralluogo e ad alcune misurazioni. Il via al cantiere è previsto verso la tarda stagione, le ultime settimane di agosto. La gru verrà assemblata in quota con l'elicottero, per poi procedere con le prime fondamenta e quindi con il nuovo ampiamento e il tetto. "L’idea è che entro novembre abbiamo consegnato il rifugio fatto e finito all'esterno, con la nuova pelle diciamo. Poi, con la primavera 2027, inizieremo allora a intervenire all'interno per solaio, sala e camere, tutti i rivestimenti interni e gli impianti. Considerando per gli interni un tempo che va da maggio a ottobre 2027, sarà probabilmente un cantiere da una stagione e mezza".
Nel frattempo, ci spiega Paolo Curzel, stanno prefabbricando già tutto il materiale in casa, nella falegnameria di Caldonazzo, in modo da averlo pronto per quando sarà tempo di allestire. Al rifugio lavoreranno continuativamente quattro o cinque uomini, in squadre che si susseguono, a seconda del tipo di lavoro da fare.
"Noi chiudiamo tutto il cerchio internamente, rimane solo la parte degli impianti che affidiamo a terzi. Tutte le lavorazioni, invece, le facciamo noi: dalle lattonerie, ai cementi, agli edili, alla carpenteria in legno, alle finestre".

Il Carega, e in particolare il Fraccaroli, presenta poi una serie di difficoltà peculiari per la sua posizione. In primo luogo la distanza: arrivarci con i camion da Caldonazzo non è vicino come sembra. Inoltre, per il trasporto aereo sono state stimate circa 100 ore di elicottero (ad un prezzo attorno ai 2500 euro l’ora). Ma non solo, a rappresentare un potenziale problema può essere anche l’orografia della zona.
"Dopodiché, come abbiamo sperimentato sullo Stivo e in altri posti, le prime montagne che affacciano sulla pianura – come il Carega - sono quelle che di solito sono piene di nebbie, o comunque le prime nuvole si impuntano lì e non riescono più a muoversi. Certo non sono i 3000-3500 di altitudine su cui pure abbiamo lavorato, però spesso quelle montagne sono più libere rispetto a queste più basse ma esposte a simili perturbazioni. In condizioni simili, l’elicottero non può volare".
Gli operai si fermeranno dunque dal lunedì al venerdì al Rifugio, con vitto e alloggio, per la durata del cantiere. Una volta su, si lavora dodici ore al giorno e si va avanti finché non si finisce l’opera. "Per la salita a inizio settimana, in genere, approfittiamo dell’elicottero che deve comunque fare su e giù, in modo da arrivare più freschi", spiega Paolo. "In discesa, invece, di solito portiamo una macchina al punto più vicino e ce la facciamo a piedi, come abbiamo fatto al Sette Selle l'anno scorso o altrove".

Ormai l’azienda lavora su cantieri in quota da trent’anni. "Abbiamo iniziato con questi lavori alla fine degli anni Novanta, con le montagne di casa: il rifugio Casarota, il bivacco Vigolana, qui intorno diciamo. E poi ci siamo espansi a macchia di leopardo, fino anche ad un intervento a Capanna Margherita. Insomma: abbiamo raggiunto un po' tutto l'arco alpino".
Si tratta di un lavoro faticoso e complesso, in cui la sicurezza dev’essere sempre al primo posto. Gli operai sono spesso persone che amano la montagna e ci salgono frequentemente, qualcuno fa parte del Soccorso Alpino. "Naturalmente servono corsi di lavoro in fune e poi un forte spirito di adattamento a cantieri così particolari".
Nonostante la popolarità che sta raggiungendo con DMAX, infatti, trovare operai che lavorano sia in valle che in alta quota non è così facile. "Noi abbiamo fatto un percorso anche con le scuole - che si vedrà anche nelle prossime puntate -, specie con la scuola del legno di Tione, proprio per avvicinare i ragazzi al lavoro in alta montagna: abbiamo spiegato la nostra vita, i nostri cantieri, e vedo che per questo c'è molto interesse. Logico che ci vuole un bel spirito di adattamento, ripeto, avere buone gambe, essere disposti a stare via una settimana e lavorare talvolta anche sotto le intemperie".
Per finire, un lavoro come quello dei nostri "falegnami", operando in zone particolarmente fragili, è spesso sottoposto a rigide regole. Il Fraccaroli si trova infatti in un’area protetta, ragion per cui richiede enorme attenzione. "L’elicottero lo usiamo soltanto quando serve, e rispettiamo tutta una serie di regole legati all’ambiente e alla fauna, che sono veramente molto stringenti. Non si pensi che si possa prendere l’elicottero ogni minuto: si tratta di imparare a centellinare il dispendio e l’impatto ambientale nelle varie cose".












