"La fusione della neve fa emergere lo scheletro del cantiere". Così si presenta la nuova pista da bob di Cortina: un reportage fotografico

La Società Infrastrutture Milano Cortina ha definito lo Sliding Centre "il simbolo dei Giochi 2026". L'opera pubblica, costata circa 120 milioni di euro e descritta dall'ex governatore Zaia come "ipogea", a detta di Simico "si distingue per innovazione tecnologica e sostenibilità". Le fotografie offrono una chiara idea dell'attuale stato dell'impianto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"La fusione della neve fa emergere lo scheletro del cantiere". Così si presenta lo sliding centre Eugenio Monti, l'infrastruttura sportiva realizzata a Cortina d'Ampezzo per le gare di bob, slittino e skeleton dei Giochi Olimpici Invernali che si sono svolti lo scorso febbraio. Un'opera pubblica costata circa 120 milioni di euro, che l'ex governatore del Veneto Luca Zaia aveva descritto come "ipogea", ma non solo, si era addirittura spinto oltre affermando: "È il nostro Guggenheim Museum, opera unica dal punto di vista architettonico e ingegneristico"
Simico, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2026, sul sito definisce la pista da bob "il simbolo dei Giochi 2026". Lo Sliding Centre "si distingue per innovazione tecnologica e sostenibilità. Inserita nello spazio che la circonda, la pista è ricoperta da struttura con tetto verde, con forma a due falde che richiama l'architettura ampezzana e tutta l’area di intervento sarà mitigata a verde con percorsi pedonali e stradali con ghiaino delle Dolomiti".
A Giochi conclusi, erano emersi nuovi problemi: i tecnici che hanno effettuato un sopralluogo hanno segnalato una condizione "di quasi abbandono". La Fondazione Milano-Cortina aveva gettato acqua sul fuoco: "Dobbiamo consegnare la venue a fine mese e sarà riconsegnata a posto". Il sindaco di Cortina aveva poi convocato un incontro per riunire tutti i soggetti coinvolti nella gestione dell’infrastruttura, il cui cantiere deve ancora essere ultimato.
A inizio aprile, la zona si mostrava così. Le fotografie realizzate da Nicola Cavallotti offrono una chiara idea dell'attuale stato dell'impianto.
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Reportage gentilmente concesso da Nicola Cavallotti, che ha completato un dottorato in Sociologia dell'ambiente e del territorio e utilizza la fotografia come strumento personale di ricerca, analisi e testimonianza dei cambiamenti del paesaggio.












