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Attualità | 23 aprile 2026 | 06:00

"Manco fosse filo spinato, venne divelta la segnaletica del parco lungo i confini". Ora, dalla richiesta di quattro comuni, potrebbe nascere una piccola rivoluzione: "Non più guerre ai parchi, ma richieste di ingresso"

"Correvano i primi anni Ottanta quando l'Ente parco del Gran Paradiso e il Governo nazionale ebbero un'idea simile. E non fu una decisione bene accolta, soprattutto nel versante valdostano. No all'ampliamento del Parco. Nessuna restrizione, nessun nuovo vincolo nella nostra valle". Quella che allora era una "cieca espressione del potere centrale", oggi diviene un'opportunità storica per la conservazione nelle Alpi Occidentali. La riflessione di Marco Albino Ferrari

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Ampliamento confini dell’area protetta su richiesta dei comuni di Groscavallo, Ribordone, Sparone, Ingria e Pont Canavese". Così titolava la deliberazione d’urgenza approvata lunedì 10 marzo 2025 dall'allora presidente del Parco del Gran Paradiso. L’ampliamento avveniva proprio su richiesta dei 5 consigli comunali in questione, i quali, se si esclude Ribordone che era già parzialmente parte del Parco, chiedevano di fatto di entrare a fare parte dell'area protetta.

 

A un anno di distanza, Marco Albino Ferrari riflette sul valore storico di questo interesse per il Parco del Gran Paradiso, e le potenzialità di un simile provvedimento per un'attenzione ecologica di respiro sovranazionale.

 

Il post di Marco Albino Ferrari

 

È passato un anno da quando quattro comuni piemontesi hanno chiesto di includere porzioni del proprio territorio nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ribordone, Sparone, Ingria e Groscavallo vogliono entrare. Vogliono essere parte di un sistema di protezione naturale. Sembra una notizia da poco, ma ha in sé qualcosa di rivoluzionario (anche se ultimamente non sono i soli ad aver avuto queste aspirazioni), visto quanto accaduto nel corso del tempo a proposito di ampiamento dei confini.

 

Correvano i primi anni Ottanta quando l’Ente parco del Granpa e il Governo nazionale ebbero un’idea simile. E non fu una decisione bene accolta, soprattutto nel versante valdostano. No all’ampliamento del Parco! Nessuna restrizione, nessun nuovo vincolo nella nostra valle.

 

Manco fosse filo spinato, venne divelta la segnaletica già esistente lungo i confini. E nei pressi di Aosta fu addirittura messa una bomba sotto un traliccio dell’Enel per protestare – si disse – contro la "cieca espressione del potere centrale". Così, visto il caloroso benvenuto, si decise di buttare a mare l'idea per ragioni di ordine pubblico e vennero annessi solo i 14mila ettari previsti sul versante piemontese.

 

Le cose dunque si sono ribaltate. Ora sono le stesse comunità locali che chiedono di entrare. Il Parco non è più visto come un mero erogatore di norme e vincoli, ma un laboratorio per sviluppare buone pratiche che producono valore aggiunto sul territorio, promuovono un turismo rispettoso e contrastano l’analfabetismo ecologico. Per questo si dà il benvenuto al parco.

 

E se ciò davvero avvenisse, la Val Grande di Lanzo sarebbe unita verso nord allo storico parco italiano e verso ovest al Parco Nazionale della Vanoise, in Francia. Si creerebbe così un’area-ponte di notevole interesse protezionistico, che abbraccerebbe, in continuità, anche il valdostano Parco naturale del Mont Avic.

 

Le caratteristiche sovranazionali di uno spazio alpino così vasto – con le cime dell’Uja di Cimarella, dell’Uja di Gura e della Levanna Orientale e i fondovalle che conservano l’antica traccia rurale – porterebbero a una sorta di enorme "parco naturale europeo". "Un lungo corridoio faunistico ecologico… Uno dei distretti di montagna protetti più estesi d’Europa", si legge nella Delibera del Parco.

 

Non più guerre ai parchi, ma richieste di ingresso. Anche perché i territori dei parchi sono considerati Zone Economiche Ambientali (Legge 111,14 ottobre 2019), "nei quali" dice la legge, "si prevedano misure di sostegno alle micro e piccole imprese che svolgano attività economiche ecocompatibili". I processi sono lunghi, ma a volte vanno a buon fine. Qui li sosteniamo.

 

 

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