"Microplastiche nei pesci autoctoni del lago di Garda", l'allarme da uno studio: "Entrano nella catena alimentare, preoccupazioni per la sicurezza alimentare"
L'indagine su 150 esemplari di lavarelli, persici reali e alborelle è stata compiuta da un team dell'Università di Milano. Il Wwf: "Campanello d'allarme non solo per il Garda, ma per tutti i grandi laghi subalpini: serve potenziare depurazione, regolarizzare gli scarichi fognari abusivi e lanciare campagne di sensibilizzazione contro plastica monouso"

TRENTO. Allarme microplastiche nei pesci autoctoni del lago di Garda: a rivelarlo è un'indagine del dipartimento di Scienze ambientali dell'Università di Milano.
I risultati sono rilanciati dalla sezione del Wwf Bergamo Brescia che spiega come lo studio, pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, abbia confermato per la prima volta la grave presenza di microplastiche nei tessuti delle specie ittiche.
Ma come si è svolta la ricerca? "Analizzando oltre 150 esemplari di persici reali, lavarelli e alborelle prelevati in varie zone del lago - spiega il Wwf - i ricercatori hanno riscontrato che quasi l’80 per cento dei campioni conteneva particelle di plastica inferiori ai 5 millimetri, con una media di 5-10 frammenti per pesce".
Secondo il team guidato dalla dottoressa Elena Fabbri, spiega l'associazione ambientalista, le fonti di questo inquinamento sono principalmente antropiche.
"Oltre al lavaggio di indumenti sintetici, al degrado di rifiuti plastici abbandonati come bottiglie, imballaggi, attrezzi da pesca e all’usura degli pneumatici - viene specificato - un contributo particolarmente preoccupante deriva dalla scarsa efficienza degli impianti di depurazione delle acque reflue e dagli scarichi fognari abusivi o non a norma".
Il motivo? Queste microfibre e microplastiche, prosegue il Wwf, non adeguatamente trattenute dai sistemi di trattamento attuali, entrano direttamente nel lago attraverso i corsi d’acqua e gli scarichi, aggravando in modo significativo l’inquinamento.
"Queste particelle entrano nella catena alimentare fin dal plancton, per poi accumularsi nei pesci – spiega la dottoressa Fabbri – minacciando la biodiversità del Garda e sollevando legittime preoccupazioni per la sicurezza alimentare umana".
L'analisi del Wwf allarga poi lo sguardo, sottolineando come "lo studio rappresenta un campanello d’allarme non solo per il Lago di Garda, ma per tutti i grandi laghi subalpini".
Quali soluzioni dunque? "Per contrastare il fenomeno - spiega l'associazione - è urgente potenziare gli impianti di depurazione con filtri di ultima generazione in grado di intercettare le microfibre, regolarizzare e controllare gli scarichi fognari abusivi, oltre a lanciare campagne di sensibilizzazione per ridurre la plastica monouso e promuovere un turismo più responsabile".
La tutela di questo patrimonio naturale, chiosa la nota, "dipenderà dalla capacità di istituzioni, aziende e cittadini di agire in modo rapido e coordinato contro una minaccia silenziosa ma sempre più invasiva".












