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Trento
11 maggio | 19:15

''Ci sono rocciatori che se ne fregano delle specie protette e delle nidificazioni. Ci hanno mandato a quel paese e sono andati su. Serve un divieto su quella parete''

Sergio Merz della Lipu sulla falesia di Oltrezengol: “Alcuni se ne fregano delle specie protette e vanno su. Non esiste più etica”. Rondone maggiore, Nibbio Bruno e Falco Pellegrino sono in pericolo. “La parete d’arrampicata di Oltrezengol continua ad essere sito di climbers che non pensano ad altro che a loro stessi e se ne fregano. È un’area da proteggere e salvaguardare, ma se il Comune non pone divieti sarà difficile riuscire a tutelare tutte le specie presenti come si deve” 

di Margherita Tomadini

NAGO TORBOLE. ''Tre persone sono entrate ad arrampicare in falesia a Oltrezengol. Hanno mandato a quel paese chi ha detto loro di non farlo perché è in corso la nidificazione dei rondoni maggiori. Intanto è stato abbandonato il nido del Nibbio bruno, che seguivamo da circa 15 giorni, mentre la coppia di Falchi Lodolai, sta scegliendo il posto dove fare il nido. Bisogna dare atto anche, che ci sono anche dei rocciatori disponibili a rinunciare alla salita una volta informati, soprattutto stranieri. Prosegue comunque il nostro presidio informativo e di vigilanza, al fine di limitare i danni, in attesa di un coinvolgimento dissuasivo e repressivo, degli organi di vigilanza, a fronte di un disturbo evidente alla nidificazione dei Rondoni maggiori e ai tentativi di nidificazione di altre specie rupicole''. L'allarme è lanciato dalla Lipu Sezione Trento e riguarda la parete di Oltrezengol che continua ad essere al centro di un dibattito molto sentito.

 

La Lipu, in particolare, è stanca di aspettare e chiede interventi concreti soprattutto al Comune di Nago Torbole. Gli arrampicatori, infatti, disturbano la nidificazione degli uccelli soggetti a tutela e quanto accaduto nei giorni scorsi, tre persone si sono arrampicate sulla parete di roccia nonostante i rappresentanti della Lipu-Sezione Trento avessero spiegato loro la particolare situazione, ne è esempio un esempio plastico. La nidificazione dei rondoni maggiori inizia in questo periodo e l’attività dei climbers (chiodatura ed estirpazione di edere ad esempio) disturba di parecchio questo processo. Lipu in primis, assieme al Wwf e altre associazioni continuano quindi ad avere a che fare con una minoranza di climbers testardi e menefreghisti e il Comune di Nago Torboleche fa? Per gli ambientalisti non sta prendendo alcuna posizione per tutelare le specie ornitologiche (protette dalle Direttive europee Uccelli-Habitat) presenti nel suo territorio. 

 

L’area ospita la più grande colonia nidificante di Rondone Maggiore del Trentino, oltre ad alcune specie di predatori alati come il Falco Pellegrino e il Nibbio Bruno. È da tempo che si combatte questa battaglia volta a proteggere l’area (Qui uno dei tanti articoli che analizza la situazione): un paesaggio mozzafiato che ospita falesie verticali importanti definite come “condomini” dagli esperti delle associazioni. A seguito del triste episodio accaduto pochi giorni fa si insiste ancora per far luce sulla situazione: “Se riuscissimo a far chiudere la parete almeno nei mesi riproduttivi si potrebbe intervenire concretamente. Un divieto almeno prevede una sanzione se non rispettato. Abbiamo fatto parecchie giornate di monitoraggi e ad oggi sappiamo quali sono le specie presenti: è una zona molto interessante da un punto di vista ornitologico. Basterebbe quindi che da marzo a settembre l’accesso alla parete venisse vietato” chiarisce il delegato della Lipu Trentino-Alto Adige Sergio Merz.

 

Gli arrampicatori disturbano i volatili e su questo non ci piove, ma la questione diventa ancora più grave quando, come in questo caso, a sparire potrebbe essere una delle più importanti colonie della Provincia di Trento. “Non riusciamo a proteggere più nulla in Trentino. Con tutte le pareti che ci sono, a quanto pare chiedere di chiuderne una risulta difficile. È un'assurdità. Gli incontri col Comune di Nago Torbole sono stati parecchi, prima sembrava disponibile, ma poi si è tirato indietro: ci sono parecchi interessi e vogliono incrementare il turismo a tutti i livelli. Verso fine mese faremo un’integrazione da inviare alla procura con un elenco di tutte le specie presenti allegando le fotografie con coordinate e date - spiega sempre Merz –. Nel frattempo, staremo lì e cercheremo di convincere le persone a non andare su. Troveremo quello d’accordo con noi e quello che invece ci manderà a quel paese condendo il tutto con qualche minaccia. Purtroppo, in natura ognuno è titolato a fare quello che vuole, è tutto di tutti. C’è un’etica proprio sbagliata, se ne fregano e io spero rimanga una minoranza”.

 

Le associazioni, nel tempo, hanno provato ad installare in loco cartelli informativi per sensibilizzare i frequentatori dell’area, ma questi sono stati più volte rimossi, danneggiati o non presi in considerazione: l'unico strumento che potrebbe di fatto cambiare le cose è un divieto posto dall’amministrazione comunale che purtroppo tarda ad arrivare.

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