Sorpresa durante gli scavi, davanti alla Cattedrale affiorano resti di scheletri umani (FOTO). Ecco il parere degli esperti
Il custode del museo di fianco alla chiesa ha trovato delle ossa e un cranio emergere dal terreno dentro uno scavo realizzato per la sostituzione dei tubi idrici. "Fino a ieri non c'erano, evidentemente la pioggia di questa notte ha reso queste ossa visibili"

TRIESTE. “Sono passato davanti allo scavo prospiciente la cattedrale di San Giusto questa mattina per andare al lavoro, come faccio sempre, quando ho notato qualcosa affiorare dal terreno che fino a ieri non era visibile. Ho avuto subito il sospetto che potesse trattarsi di ossa umane”.
Queste le parole di Enrico Halupca, che nella mattina di oggi, 1 giugno, ha rilasciato a Il Dolomiti dopo aver fatto una scoperta sensazionale. Halupca infatti, oltre che lavorare come custode al museo di antichità di Trieste “J.J. Winckelmann” nelle immediate vicinanze rispetto alla cattedrale, è un cultore della storia della città, con all'attivo numerose pubblicazioni sul tema, ed è stato così che non gli è passata inosservata la presenza di quelle che a tutti gli effetti appaiono ossa umane.
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Tale scoperta è stata effettuata all'interno di scavi effettuati per la sostituzione di parte della rete idrica della zona, che hanno parallelamente riportato alla luce alcuni reperti di varie epoche, tra cui spiccano dei basamenti marmorei verosimilmente riferibili all'antico propileo, così viene definito un ingresso monumentale di epoca romana, a ridosso dei quali sono visibili queste ossa, comprensive anche di un cranio, che tuttavia non erano visibili dall'esterno del perimetro di scavo, come ha raccontato lo stesso Halupca: “Passo davanti alla cattedrale ogni giorno e l'occhio mi cade sempre. Nei giorni scorsi si intravedeva solo qualche frammento ma, forse a causa della pioggia della scorsa notte, ora sono chiaramente visibili le ossa di almeno una persona. Non escludo che, se si continuasse a scavare, emergerebbero altri scheletri”.
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In attesa di riscontri ufficiali, ciò che attualmente si rende visibile è costituito da quelle che appaiono essere le ossa di uno scheletro complete di arti, coste e cranio. Per delineare il contesto storico-archeologico a cui fanno riferimento questi ritrovamenti, Il Dolomiti ha raggiunto Fabio Senardi, geologo già titolare della “Geotest Sas”, con un'esperienza decennale legata agli scavi archeologici di Trieste, compresa la sommità del colle di San Giusto, che ha dichiarato: “Non sono affatto sorpreso della scoperta – commenta Senardi –. E' chiaro che la situazione richiede prudenza e che vengano pubblicate dei dati ufficiali, ma secondo i rilievi già acquisiti, quando sul colle di San Giusto venne dismesso l'antico propileo, l'area diventò sede per una grande quantità di sepolture riferibili a un contesto compreso tra il V e il VII secolo dopo Cristo. I corpi dei defunti venivano sepolti senza alcun genere di custodia, bara o sarcofago, al massimo venivano circondati da un cordolo di pietre tutt'attorno, in un'operazione di sepoltura che avveniva anche in modo piuttosto rapido, poiché si temevano le malattie che l'esposizione prolungata dei corpi morti potesse comportare”.













