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FVG
01 maggio | 09:55

Oltre cinquanta tombe del Medioevo emerse durante gli scavi per allargare la biblioteca

La scoperta è avvenuta durante i lavori di ampliamento della biblioteca universitaria. Sorprendono in particolare le numerose tombe di vario tipo che inducono a pensare ad un uso continuativo del luogo. La delegata dell'ateneo: “Grande ventaglio di vita sul passato delle nostre zone”

UDINE. Affioramenti murari antichi e oltre cinquanta sepolture di varie fasi del medioevo, è l'inattesa scoperta realizzata nell'ambito degli scavi negli ambienti dell'ex chiesa di Santa Lucia per l'ampliamento della della Biblioteca umanistica e della formazione dell’Università degli Studi di Udine.

 

Un quadro archeologico, che testimonia una prolungata continuità d'utilizzo nel corso del tempo e presenta tracce più antiche perfino della chiesa stessa. Le tombe sono ancora oggetto di studio, ma sono riferite a diverse tipologie di individui, compresi dei bambini. Si tratta di sepolture sia a fossa semplice, sia del tipo dell'ossario, la cui posizione non sempre fedele a quella originaria induce a pensare ad un uso continuativo del luogo, nonché ad un suo rimaneggiamento sempre all'interno del medesimo spazio, dove interventi successivi hanno modificato e riadattato le strutture esistenti.

 


 

Le tombe appaiono inoltre affiancate dalla presenza di paramenti e elementi strutturali che testimoniano le diverse fasi di vita del sito, la cui origine risale alla seconda metà del Trecento. Un quadro che lascia supporre ad un'area intensamente frequentata, nonostante le molte trasformazioni imposte dal succedersi delle epoche storiche, caratterizzata non solo dalla sacralità offerta dalla chiesa, ma anche dalla presenza di un convento agostiniano che sorgeva nell'area. Proprio per fare il punto sull’avanzamento dei lavori e sull’importanza dei ritrovamenti si è svolto un incontro tecnico all’interno dell’edificio, con la partecipazione dei rappresentanti dell’ateneo, della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia e del Comune, oltre ai progettisti e ai tecnici coinvolti nel cantiere, chiamati ora a confrontarsi con un contesto molto più complesso di quanto inizialmente previsto.

 


 

“Adesso l'idea è di fermare il cantiere e riuscire a valorizzarlo – ha detto a Il Dolomiti Christina Conti, professoressa di tecnologie per l'architettura all'Università di Udine nonché delegata dell'ateneo per l'edilizia coinvolta nell'intervento – Così tante sepolture possono offrire un grande ventaglio di vita sul passato delle nostre zone, non nascondo che c'è molta soddisfazione da parte dell'ateneo per questo ritrovamento”.

 


 

La vera sfida inizia infatti adesso e prevede un intervento multidisciplinare che comprenderà delle analisi antropologiche, che potranno restituire informazioni sulle caratteristiche delle persone sepolte, mentre le ricerche archivistiche saranno fondamentali per ricostruire il contesto sociale, religioso e urbano in cui la chiesa e il convento hanno operato, offrendo così una lettura più completa delle dinamiche che hanno attraversato questo spazio nel corso dei secoli. Il progetto di recupero dell'edificio, che consta di un finanziamento che supera i 3 milioni di euro comprensivi dei fondi del Ministero dell’Università e della ricerca e della Regione Friuli Venezia Giulia, mira infatti a restituire agli spazi dell'ex chiesa di Santa Lucia una funzione culturale di prestigio, non solo come 'estensione' della biblioteca universitaria ma anche come sede di eventi e manifestazioni, sempre di natura culturale.

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