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Trento
25 giugno | 06:00

Pronto soccorso, oltre 25 mila accessi impropri e personale all’80%. Marchiori: “Siamo in prima linea ogni giorno, il Trentino regge meglio di altre realtà”

Dai problemi informatici, l'eccessivo numero dei codici bianchi alla carenza di personale. Sono diverse le sfide che deve affrontare il Pronto soccorso di Trento. La direttrice del Dipartimento di emergenza urgenza dell’Asuit, Michela Marchiori: "Bisogna indirizzare il cittadino secondo le necessità cliniche intercettandole mediante la centrale 116 117. Fondamentale rimane quindi la formazione, l'informazione e la sensibilizzazione. Avere questo filtro della centrale operativa è importante"

TRENTO. Attese che per alcuni sembrano interminabili, turni sotto pressione e soprattutto tanti accessi impropri. Stiamo parlando del pronto soccorso di Trento. Un luogo che ha visto, purtroppo, anche episodi di aggressione agli operatori e che ad oggi si trova con circa l'80% del personale.

 

“Siamo in prima linea” ci racconta la direttrice del Dipartimento di emergenza urgenza dell’Asuit, Michela Marchiori che 'difende' il sistema: “I codici più gravi vengono presi in carico subito”.

 

Non manca poi il tema dei gettonisti e quello che da tempo si porta avanti con la carenza di organico: “Il Trentino regge meglio di molte altre realtà italiane" spiega la responsabile.

 

Dottoressa Michela Marchiori, oggi sentiamo persone che attendono diverse ore in sala d’attesa del Pronto soccorso, è un problema di carenza di personale, di organizzazione o di troppi accessi impropri? (Quanto è l'attesa oggi per i diversi codici?

Per prima cosa vorrei partire da un dato e non da una percezione. All'interno dei nostri Pronto soccorso vengono codificate le priorità cliniche tramite codice colore e sono rosso, arancione, azzurro, verde e bianco.
Noi abbiamo il 100% di presa in carico immediata dei codici rossi e il 100% della presa in carico entro i 15 minuti degli arancioni. Questi sono i focus di un Pronto soccorso e di un dipartimento urgenza-emergenza. Per cui possiamo dire che l'obiettivo di prendere in carico un paziente che è in una situazione complessa a cui serve una risposta immediata è raggiunto al 100%. Poi ci sono codifiche minori.
È bene ricordare che ci sono dei tempi ministeriali entro i quali noi dovremmo rimanere: entro i 60 minuti in caso di codice azzurro, 120 minuti per il codice verde e 240 per il codice bianco, ma rispetto alla percezione e ai contesti di altri Pronto soccorso italiani direi che va assolutamente molto bene. Quella quota debordante rispetto alla tempistica ministeriale è quantificata in mezz'ora o un'ora di scarto.

 

Nel 2024 ci sono stati oltre 25 mila accessi in codice bianco nei Pronto soccorso del Trentino. Quanto pesano davvero sul collasso del sistema? C'è un problema di risposte veloci dal territorio?

Sì, il codice bianco si conferma in oltre 25 mila accessi nei Pronto soccorso in Trentino. In generale possiamo dire che l'Agenas ritiene accessi impropri gli accessi potenzialmente evitabili e stiamo parlando di problematiche minori che riteniamo possano essere indirizzate a quei servizi che nell'orario diurno e nei giorni feriali sono a disposizione del cittadino come per esempio il medico di base.

 

Cosa bisognerebbe fare per scoraggiare gli accessi impropri?

Bisogna indirizzare il cittadino secondo le necessità cliniche intercettandole mediante la centrale 116 117. Fondamentale rimane quindi la formazione, l'informazione e la sensibilizzazione. Avere questo filtro della centrale operativa è importante. Dall'altro lato il futuro è rappresentato dalle Case di Comunità dove potranno avere accesso tipologie minori, che richiedono prestazioni semplici. La speranza è che la quota di codici bianchi, che è molto consistente, possa in futuro essere reindirizzata verso questi contesti.

 

C'è un tema di carenza di personale. Quante persone sono impegnate nel pronto soccorso di Trento e quante ne servirebbero? Ci sono dati sulle uscite / trasferimenti nel 2025 dal pronto soccorso di Trento?

Io credo che rispetto a questo punto dobbiamo guardare al Trentino e perlomeno ad una visione nazionale. Di recente sono usciti dei dati di un sondaggio sui pronto soccorso in Italia fatti da Simeu in cui risulta solo l’11% delle strutture dispone di un organico medico sufficiente a garantire il servizio senza alcuna integrazione. Il restante 89% sopravvive ricorrendo a prestazioni aggiuntive dei dirigenti medici o a contratti libero-professionali stipulati a livello aziendale. Noi qui a Trento abbiamo un organico che è vicino all'80%. Nella medicina d'urgenza abbiamo l'integrazione con l'Università e l'apertura della scuola di specializzazione che sta dando i suoi frutti. Anche la facoltà di medicina e chirurgia ha mostrato nei suoi studenti un certo interesse. In diversi stanno facendo la tesi di laurea da noi.

 

C'è un turn over elevato di personale?
La mia équipe attualmente è stabile. Ci sono stati alcuni colleghi che hanno cambiato ramo ma non sono usciti dall'azienda. Una collega è entrata nella disciplina della medicina interna che era il suo focus. Un altro collega al Serd. Non ci sono stati abbandoni. Non si parla quindi di perdite ma della capacità che ha l'azienda di andare incontro ai singoli.

 

Ma quindi non esiste quella narrazione che viene fatta spesso di un Pronto soccorso dove il personale fa turni lunghissimi ed è sotto pressione?

Chiaro che la realtà in Ps si differenzia rispetto alle altre discipline. È un ambiente ad alta tensione in cui dobbiamo gestire pazienti anche di notevole complessità che richiedono tempi di reazione consistenti rispetto ad altri ambiti. Siamo in prima linea. Abbiamo un'interfaccia con l'utenza importante. Vediamo molte persone e sicuramente da questo punto di vista sono significative la difficoltà e l'interfaccia relazionale. Oltre al fatto che all'interno dell'ospedale governiamo un po' i flussi e quindi abbiamo un ruolo nevralgico con tutti i reparti all'interno dell'ospedale. Non è facile mantenere questa capacità di rete. Il ricorso ai medici “gettonisti” nel pronto soccorso di Trento è di circa il 20%.
Sì, in parte gettonisti che comunque, al di là delle narrazioni, sono medici e specialisti. Stiamo parlando solo di una tipologia di contratto diversa e vorrei che mi si chiedesse delle competenze. Stiamo parlando di ragazzi specialisti in medicina d'urgenza che lavorano nel nostro contesto e che arrivano anche da altre regioni. La competenza è importante.

 

C'è il tema aggressioni. Si è fatto qualcosa (ed è abbastanza?) per la sicurezza del personale?
I dati vengono registrati attraverso incident reporting dagli operatori in pronto soccorso. Nel 2025 abbiamo avuto un'ottantina di segnalazioni di aggressioni. Abbiamo cercato di lavorare sulla formazione a livello comunicativo con l'utenza. Dall'altro lato abbiamo portato avanti un intervento importante strutturale. Non possiamo rivedere completamente l'ambiente m abbiamo cercato di identificare le aree più a rischio e in questi casi aumentato i criteri di sicurezza come una porta d'entrata e una d'uscita negli ambulatori, i braccialetti che possono far partire l'allarme oppure i pulsanti a muro.

 

I recenti problemi informatici che si sono avuti hanno mostrato quanto il sistema sia fragile. Quanto dipende oggi il lavoro del pronto soccorso dalla tecnologia?
L'ultima novità che ci ha riguardato è stata la cartella clinica informatica introdotta a maggio dello scorso anno a Rovereto, a giugno a Trento e poi negli altri pronto soccorso. Ovviamente è stato impattante all'inizio, si parla della modifica anche dell'utilizzo di uno strumento che per noi è quotidiano e che nelle prime settimane ha dovuto inevitabilmente entrare nelle competenze e nelle conoscenze dei singoli operatori. Ma devo dire che siamo riusciti ad affrontare velocemente.
Non posso negare che i momenti di blocco dei sistemi siano stati difficili per noi operatori. Ci ha richiesto il passaggio ai documenti cartacei che non siamo più abituati ad usare. Comunque avevamo questa opzione che rimane sempre valida. Ci auguriamo che il sistema sia stato stabilizzato.

 

Come vede lei la situazione dei pronto soccorso tra cinque anni? Che cambiamenti arriveranno e quali sono gli interventi che il sistema necessita?
Io credo che per quanto riguarda il Trentino, diventerà sempre più importante l'integrazione tra azienda e università perché ci permetterà di creare il terreno futuro per i nuovi clinici e i nuovi medici di medicina d'urgenza-emergenza. Proprio su questa disciplina è fondamentale mantenere i criteri di attrattività del nostro territorio. Un aspetto che continuerà ad essere importante per i giovani clinici sarà quello di mantenere alta la formazione. Da un punto di vista organizzativo credo, come già detto, sarà importante la medicina territoriale con le Case di Comunità, la gestione dei flussi con la centrale operativa 116-117 e il ruolo essenziale che avrà nel coordinamento e nell'organizzazione il dipartimento d'emergenza.

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