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Trento
17 agosto | 06:00

Sanità ancora appesa ai “gettonisti”? Sono 64 nei Pronto soccorso. Medici a chiamata a ginecologia, pediatria, ortopedia e anestesia. Tonina: “Senza di loro reparti in difficoltà”

Si va dai medici in pensione a professionisti che arrivano da fuori regione. Lavorano secondo la disponibilità che decidono di dare e nelle strutture che vogliono. I compensi variano a seconda degli anni di esperienza e della specializzazione e possono arrivare fino a 85 euro all'ora. L'assessore Tonina a il Dolomiti: "Oggi sono fondamentali ma puntiamo su figure assunte a tempo indeterminato, che possono offrire maggiori garanzie di continuità"

Sanità ancora appesa ai “gettonisti”?

TRENTO. Carenza di personale sanitario, centinaia di turni che rimarrebbero scoperti e un sistema sanitario pubblico che per affrontare questa situazione continua ad affidarsi ai professionisti “a gettone” fondamentali per garantire la copertura dei turni e, in alcuni casi, la piena operatività dei servizi ospedalieri.

In Trentino il ricorso ai medici liberi professionisti è una presenza che attraversa la quotidianità dei servizi di emergenza-urgenza ma non solo. Una figura che, a partire dalla pandemia, ha conquistato uno spazio sempre più ampio nei nostri ospedali, diventando il simbolo di un sistema sanitario messo a dura prova dalla carenza di personale e da anni di scelte e politiche sanitarie che non sono riuscite a rispondere adeguatamente alle necessità dei cittadini.

 

Sono chiamati “a gettone” perché vuol dire essere liberi professionisti che arrivano dall'esterno pagati per singolo turno. Una sorta di freelance spinti anche dal guadagno ben più cospicuo in alcuni casi dei colleghi assunti a tempo indeterminato. Negli ultimi anni in Trentino si è ripetuta più volte l'intenzione di ridurre al minimo l'uso dei gettonisti considerati una “misura emergenziale” quando i bandi per le varie professioni sanitarie vanno a vuoto.

Può piacere o meno ma ad oggi, i medici a gettone sono ancora una presenza stabile nei nostri ospedali. In Trentino, almeno per quanto emerge dai dati disponibili, non si registra invece il ricorso a cooperative o società intermediarie per la gestione dei turni, una pratica che in altre regioni ha assunto dimensioni significative.

 

“In questo momento – ha spiegato l'assessore Mario Tonina a il Dolomiti commentando i dati – la carenza di personale medico che ancora oggi abbiamo e che speriamo di risolvere nei prossimi anni non ci permette più di tanto di ridurre i numeri di liberi professionisti. Se non ci fossero qualche reparto sarebbe in difficoltà e questo non lo possiamo negare”.

 

Sono 64 i liberi professionisti che, secondo i dati a disposizione dall'Asuit, prestano servizio nei Pronto soccorso trentini, con un impegno che può variare da poche decine di ore fino a cento ore di turni. Si va dai medici in pensione a professionisti che arrivano da fuori regione. Lavorano secondo la disponibilità che decidono di dare e nelle strutture che vogliono. Ecco allora che c'è chi si offre per un turno di 12 ore e chi invece arriva a farne anche tre consecutivi. Questi 64 gettonisti sono fondamentali. Senza di loro i pronto soccorso in Trentino avrebbero molte più difficoltà ad andare avanti.

 

Non di poco conto sono anche i compensi. In Trentino l'ultima ridefinizione dei compensi orari destinati ai medici incaricati con contratti di lavoro autonomo è stata fatta dall'assessore alla salute Mario Tonina. L'obiettivo, aveva spiegato Tonina era quello di “calmierare questo strumento, tenendo comunque conto delle discipline mediche maggiormente carenti”. Ma anche “Evitare che il ricorso ai 'gettonisti' si traduca in compensi fuori mercato, pur garantendo un trattamento adeguato e proporzionato all’esperienza e alle competenze richieste”. I compensi variano a seconda degli anni di esperienza e della specializzazione e possono arrivare fino a 85 euro all'ora.

 

Oggi il fenomeno, come già detto, non riguarda soltanto i servizi di emergenza-urgenza dove fra l'altro il numero di gettonisti è in leggero calo. Nel 2026 il ricorso ai liberi professionisti interessa anche altri reparti e specialità. Sono 21 i gettonisti contrattualizzati in Ginecologia e 18 quelli impiegati in Pediatria, con una presenza particolarmente significativa negli ospedali di Cavalese e Cles. A questi si aggiungono 10 professionisti in Anestesia e 12 in Ortopedia, chiamati a garantire la continuità dei servizi negli ospedali di valle. Un ricorso che testimonia la carenza di personale persistente come in altre regioni ma che assume un peso particolare nei mesi di maggiore afflusso turistico.

 

L'obiettivo, oggi, resta comunque quello di ridurre progressivamente il ricorso ai liberi professionisti. “Vogliamo arrivarci in modo graduale – spiegano – puntando su figure assunte a tempo indeterminato, che possono offrire maggiori garanzie di continuità e, allo stesso tempo, una maggiore efficienza organizzativa, anche grazie a un coinvolgimento più stabile nella struttura”.

 

Un primo passo è già stato fatto nei Pronto soccorso, dove è stato assunto nuovo personale. Un risultato favorito anche dal contratto sottoscritto a dicembre, che ha previsto un incremento della retribuzione per i professionisti che scelgono di lavorare nelle aree dell'emergenza-urgenza e, in particolare, nelle strutture periferiche, tradizionalmente più difficili da coprire. “Un segnale importante – ha detto Tonina – che ci fa ben sperare per il futuro”.

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