Terremoto in Ortopedia, 4 medici lasciano. A il Dolomiti parla il primario: “Dall'oggi al domani il deserto. Un fuggi fuggi che la politica deve cogliere. Andremo nel privato”
Il primario Luigi Romano venerdì ha presentato le dimissioni. Da 10 anni lavorava all'Ortopedia dell'ospedale di Cles. "C'è stato un momento storico dove Cles aveva tutte le specialità presidiate al meglio. Ma dall'oggi al domani mi sono trovato nel deserto, sono scomparsi tutti. Questo qualcosa vorrà dire. Tra i motivi del nostro addio? Sicuramente la carenza di personale, sia medico che infermieristico. Andare al lavoro era diventato un sacrificio"

TRENTO. “Si è creato un disagio importante, venire al lavoro era diventato un sacrificio”. Luigi Romano venerdì ha presentato le dimissioni da direttore di Ortopedia dell'ospedale di Cles e assieme a lui anche altri tre medici hanno deciso di andarsene.
A il Dolomiti ha spiegato cosa è successo, quali sono le motivazioni che lo hanno portato a questa decisione e dove andranno lui e i suoi colleghi.
Di certo, è stata presa una scelta pesantissima e allo stesso tempo è stato dato un messaggio fortissimo ai vertici dell'Asuit.
“Più volte ho segnalato un clima di sfiducia ai miei diretti superiori ma senza ricevere poi una risposta chiara” ci dice il dottor Romano che per circa dieci anni ha diretto il reparto ottenendo importanti risultati.
Quello che è successo apre ora interrogativi sul futuro del reparto di Ortopedia. Romano e i tre medici che hanno scelto di seguirlo lasciano alle spalle anni di lavoro. “Nessuno ha lasciato per soldi, si è creato un disagio davvero importante” ha spiegato il primario.
Dottor Romano, lei e altri tre medici avete deciso di lasciare l’Ortopedia di Cles. Quattro dimissioni contemporaneamente sono un segnale pesantissimo. Perché siete arrivati a questa decisione così importante?
Nei fatti semplicemente perché realmente non c'erano più le condizioni per andare avanti e lavorare in tranquillità e in un clima sereno. Questa è la verità. Nel contempo ci sono state delle possibilità. Tutti e quattro, io e i miei tre colleghi di importante esperienza, abbiamo ricevuto delle offerte da altre strutture fuori dal Trentino a cui abbiamo resistito perché non volevamo lasciare la nostra utenza. Da ultimo, proprio in zona Cesarini, abbiamo accettato l'offerta di una struttura sanitaria in Trentino, privata convenzionata, per la quale andremo tutti e quattro a lavorare.
Qual è stato il problema che ha portato a questa decisione? La carenza di personale? La gestione complessiva della struttura o altro?
Sono diversi i fattori che hanno determinato la decisione che abbiamo preso. Sicuramente la carenza di personale, sia medico che infermieristico. E direi parimenti, le due cose sono interdipendenti, la gestione dipartimentale delle risorse disponibili. C'è stata una sommatoria di situazioni che hanno condizionato la nostra scelta.
La scelta che avete preso è pesantissima.
Lo sappiamo, il messaggio questa volta è fortissimo. Ma già se ne è andato un primario chirurgo, una primaria anestesista e se ne andrà a giorni un'altra chirurga. Tutte queste defezioni qualcosa vorranno dire. Non credo sia superfluo denunciare quali possono essere i disagi. Un primario chirurgo residente in Trentino ha deciso di andarsene lo stesso la primaria di anestesia. Io stesso mi trovo senza punti di riferimento. C'è stato un momento storico dove Cles aveva tutte le specialità presidiate al meglio. Ma dall'oggi al domani mi sono trovato nel deserto, sono scomparsi tutti. Questo qualcosa vorrà dire, e sono situazioni e messaggi che la politica deve cogliere.
Era già stata segnalata alla dirigenza la situazione?
Ci sono state ripetute sollecitazioni, anzi da parte mia, che tastavo di continuo l'umore del mio gruppo e sentivo una grossa sfiducia, più volte l'ho segnalato ai miei diretti superiori ma senza ricevere poi una risposta chiara.
Due giorni mi è stato detto: 'compila questa domanda che facciamo richiesta per un medico ortopedico'. Mi è sembrata una presa in giro dopo cinque anni che chiedo di potenziare l'unità. Ecco ci sono tante sfumature che hanno portato ad una situazione del genere.
Qualcuno dice che l'Asuit ha già una soluzione per il reparto.
Bisognerebbe prima di tutto che questi segnali forti di un blocco di medici che se ne vanno fossero colti. Che senso ha dire ora che hanno pronta una soluzione? Quando si è già creata una condizione di disagio per l'utenza. Non è questa la soluzione che dovrebbe essere stata quella di salvaguardare il rapporto di fiducia tra la struttura il cittadino. Un rapporto di credibilità che eravamo riusciti a creare nel tempo Così si deve ricominciare.
Qual è il vostro stato d'animo ora?
I primi ad essere rammaricati di questa situazione siamo noi, io e i miei tre colleghi. La scelta non è sicuramente per una questione economica. I miei collaboratori mai e poi mai lascerebbero l'azienda per una motivazione di soldi. Se lo hanno fatto è per un disagio importante, per loro venire a lavorare era diventato un sacrificio.
Cosa dice ai cittadini, ai suoi utenti?
L'unica cosa che posso dire è che mi sono prodigato per trovare una soluzione in Trentino che gli desse una risposta senza doversi allontanare troppo. Questo è quello che ho potuto fare. Rinunciare a proposte anche più allettanti fuori per restare in Trentino. Questo è quello che era nelle mie possibilità.














