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Trento
29 settembre | 18:52

Crisi dell’Ortopedia di Cles, dopo le dimissioni di 4 medici il Patt chiede risposte e attacca la consigliera Demagri. Ma la maggioranza dov’è?

Ad intervenire è il coordinamento del Patt della Val di Non  che dice di essere pronto a sostenere "ogni iniziativa utile a rafforzare il presidio lavorando in sinergia con tutte le istituzioni competenti"

Crisi dell’Ortopedia di Cles, dopo le dimissioni di 4 medici il Patt chiede risposte e attacca la consigliera Demagri
di Redazione

TRENTO. “Le istituzioni hanno il dovere di interrogarsi sulle cause e di mettere in campo tutte le azioni necessarie per rendere il servizio pubblico sempre più capace di attrarre, valorizzare e trattenere i propri professionisti. Tanto più quando si parla di un presidio come l’Ospedale di Cles, che svolge una funzione fondamentale per la Val di Non e la Val di Sole”. Il coordinamento del Patt della Val di Non ha deciso di intervenire sulle dimissioni del direttore dell’Unità operativa di Ortopedia dell’Ospedale Valli del Noce di Cles, il dottor Luigi Umberto Romano, e di tre medici della sua équipe. 

 

La decisione, assunta dai quattro professionisti venerdì scorso, porta alla luce una criticità che va oltre il singolo caso e investe l’attrattività dell’intera Azienda sanitaria. Se però l’ospedale di Cles è in difficoltà, a chi si rivolge il Patt quando chiede alle istituzioni di “interrogarsi sulle cause” e di intervenire? Anche alla maggioranza di cui fa parte?

 

Tornando sulla vicenda che ha travolto l'ospedale di Cles, le Stelle Alpine spiegano in una nota che “la sanità privata accreditata rappresenta una componente importante del sistema sanitario provinciale e può contribuire in modo significativo alla risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Questo contributo deve però svilupparsi in una logica di integrazione e complementarità con il servizio pubblico, salvaguardando la capacità degli ospedali pubblici, in particolare quelli periferici, di mantenere competenze, professionalità e livelli adeguati di assistenza”.

 

Dito puntato contro quei medici che non trovando spazio nella sanità pubblica trentina hanno deciso di accettare le offerte arrivate da strutture private convenzionate nelle quali poter portare avanti la propria attività in un clima migliore. 

 

Il Patt della Val di Non, accoglie però con “perplessità alcune delle dichiarazioni rese in questi giorni. Affermare che il passaggio al privato consentirebbe di garantire continuità ai pazienti rischia di trasmettere un messaggio non corretto. La garanzia dell’universalità, dell’equità di accesso e della continuità delle cure resta una responsabilità fondamentale del servizio sanitario pubblico, all’interno del quale pubblico e privato accreditato devono concorrere secondo ruoli chiari e complementari”.

 

La priorità, oggi, deve essere quindi quella di garantire piena continuità all’attività dell’Ortopedia di Cles, ricostituire quanto prima l’équipe e creare le condizioni affinché il presidio continui a rappresentare un punto di riferimento solido per il territorio.

 

Non manca poi l'attacco all'ex collega di partito, alla consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, che da tempo denuncia la situazione che si è creata all'ospedale di Cles.  Il Patt, però, “respinge con forza il disfattismo della consigliera provinciale Paola Demagri. Affermare di 'sapere già da tempo' e attendere che il problema esplodesse per gridare al disastro denota un approccio cinico. Invece di proporre soluzioni, la consigliera strumentalizza le difficoltà fisiologiche del sistema per mero tornaconto elettorale, contribuendo quotidianamente a diffondere un'immagine denigratoria dell'Ospedale di Cles che finisce solo per mortificare il personale che vi opera con dedizione e grande professionalità e spaventare i cittadini”.

 

Il Patt, conclude la nota, “continuerà a stare dalla parte dei cittadini, dell’Ospedale di Cles e dei professionisti che ogni giorno lavorano nel servizio sanitario pubblico e, in particolare, di quelli che decidono con convinzione, passione e dedizione di restare. Lo farà sostenendo ogni iniziativa utile a rafforzare il presidio e lavorando in sinergia con tutte le istituzioni competenti, perché la sanità pubblica trentina continui a garantire qualità, prossimità ed equità di accesso alle cure”.

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