Contenuto sponsorizzato
Trento
29 settembre | 06:00

Sanità, la fuga dei medici e il crollo di attrattività dell'Asuit. L'allarme di De Pretis: "Spesso rigidità e risposte tardive. Non possiamo perdere così i professionisti"

Dopo il terremoto avvenuto all'ospedale di Cles con le dimissioni di 4 professionisti, il presidente dell'Ordine dei Medici parla della necessità "di aumentare gli sforzi per far crescere l'attrattività" e spiega: "Io purtroppo, non ho la percezione che tutti gli uffici dell'azienda sanitaria e dell'assessorato stiano lavorando in sincronia su questo aspetto”

Sanità, la fuga dei medici e il crollo di attrattività dell'Asuit

TRENTO. La fuga e lo sconforto non riguardano soltanto l’ospedale di Cles. All’interno dell’Azienda sanitaria universitaria del Trentino, i campanelli d’allarme si moltiplicano ormai da oltre un anno, delineando una crisi che attraversa reparti e professionalità diverse. Un malessere diffuso, che va ben oltre i confini di una singola struttura.  Quello che è successo venerdì scorso è l'ennesimo messaggio che il mondo della sanità trentina ha voluto mandare ai vertici dell'Asuit e all'assessorato provinciale alla Salute. 

 

Hanno dato le dimissioni il primario Luigi Romano, direttore dell'Unità operativa di Ortopedia che dirigeva da circa 10 anni. Con lui hanno rassegnato le dimissioni i colleghi Marino Boi, Luca D'Orazio e Federico Zancan. In un solo colpo, il reparto perde due terzi del proprio organico medico. 

A precederlo nell'andarsene è stato Antonio Ciarleglio che era primario del reparto di Chirurgia Generale dell'Ospedale di Cles, per trasferirsi all'Azienda Ospedaliera Universitaria di Perugia. E ancora negli scorsi mesi a dimettersi è stata la dottoressa Michela Zardin direttrice dell'unità di Anestesia e Rianimazione. Stessa decisione anche per il dottor Claudio Agostini che è stato direttore del Dipartimento transmurale di Salute Mentale dell'Azienda Sanitaria in Trentino ed ex primario dell'unità operativa di psichiatria di Cles. 

 

“È chiaro che il perdere professionisti qualificati, e Ortopedia di Cles è un reparto che ha lavorato bene, è certamente una bandierina rossa, un segnale di allarme. Ci troviamo davanti a dei professionisti anche giovani che mollano per andare in altre parti e questa situazione non si può prendere alla leggera ma bisogna approfondire” spiega a il Dolomiti Giovanni De Pretis, presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino. 

 

Al centro di tutto c'è un problema di attrattività che l'Azienda Sanitaria del Trentino continua ad avere. “Quando abbiamo dei professionisti capaci bisogna fare tutto il possibile per cercare di fidelizzarli e trattenerli. Questo è fondamentale – spiega ancora De Pretis – e non possiamo pensare che uno valga uno. Spesso, purtroppo ci troviamo con delle eccessive rigidità oppure dei ritardi nelle risposte e qualche volta le modalità con cui ci si interfaccia, ed io questo l'ho vissuto in tanti anni da primario, non aiutano. Quello arrivato in questi giorni è un chiaro segnale di allarme”. 

 

Certamente non è un problema solo di Cles. Perché l'azienda sanitaria coinvolge tutti e altri campanelli di allarme si sono avvertiti anche in altre strutture ospedaliere sul territorio.  “Non ritengo - chiarisce il presidente dell'Ordine dei Medici - che ci sia un problema di rapporti con il vertice. È un problema generale dell'azienda, un problema di funzionamento generale, di capacità dell'Asuit di essere attrattiva. L'attrattività è un meccanismo che coinvolge tutti. E se un direttore che ha ancora diversi anni di attività decide di andarsene, non perché gli hanno offerto la direzione di un reparto di una grande città ma perché sceglie una modalità diversa, magari nel privato, credo che sia giusto porsi delle domande, occorre riflettere sul perché sia accaduto e se si sarebbe potuto evitare”.

 

Il privato, spiega Giovanni De Pretis, deve essere attentamente governato. “Attraverso il sistema convenzionato possiamo fare ciò che il pubblico, da solo, non riesce a fare. Se la strategia è quella giusta, il rapporto non deve essere vissuto in termini di concorrenza, ma come una forma di collaborazione e di supporto. La regia, però, deve restare in capo alla parte pubblica”.

 

L'obiettivo per l'azienda sanitaria, continua il presidente, deve essere quello di creare le condizioni migliori possibili perché i medici possano lavorare bene e avere le motivazioni giuste per rimanere. 

 

Ci troviamo davanti, invece, “a tempi biblici con cui vengono date le risposte, problematiche tecnologiche e promesse che non vengono mantenute senza dare una spiegazione tempestiva e precisa. Adesso – continua ancora De Pretis - siamo in una fase in cui i medici trovano spazio anche in altre parti, non è più come anni fa. Non ci si può permettere il lusso di non essere attrattivi. Io purtroppo, non ho la percezione che tutti gli uffici dell'azienda sanitaria e dell'assessorato stiano lavorando in sincronia su questo aspetto”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 29 settembre | 06:00
Dopo il terremoto avvenuto all'ospedale di Cles con le dimissioni di 4 professionisti, il presidente dell'Ordine dei Medici parla della necessità [...]
Cronaca
| 28 settembre | 19:59
Tra sfratti, contratti di lavoro persi e l'odissea per ottenere una residenza fittizia che garantisca almeno i farmaci salvavita, il grido d'aiuto [...]
Politica
| 28 settembre | 21:04
Le opposizioni di centrodestra e Onda mettono nel mirino Michele Brugnara: "C'è un dissenso trasversale: l'assessore si assuma le responsabilità [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato